In questa seconda intervista faremo quattro chiacchiere con il giovane Gabriele Iaconis, autore de “Un motivo in più per guardare il cielo”. Romanzo edito da Boopen LED.
Prima di iniziare l’intervista vediamo di cosa parla il romanzo (direttamente dal sito di Boopen LED, da cui si può comprare il libro o verificare la presenza dello stesso nelle librerie convenzionate):
«Laura, affascinante studentessa di filosofia in trasferta, dal passato misterioso ed ossessionata dalla “cosa giusta da fare” e Gabriele, giovane scrittore alla sua prima grande occasione editoriale, si incontrano un giorno a Parigi, nei Giardini di Lussemburgo. Nasce subito una magica sintonia con la quale il destino, tra litigi e riappacificazioni, sembra voler giocare senza mai concederle la possibilità di esprimersi a pieno.
Qui si inserisce la storia sospesa di un uomo malato, che tra ricordi e realtà, mistifica e confonde passato e presente, fino alla rivelazione conclusiva. Sullo sfondo Parigi, che osserva splendida e distante l’evolversi al suo cospetto di un’altra storia d’amore dal finale incerto.»
Ecco a voi l’intervista.
Intervista a Gabriele Iaconis
Giovanni: Ciao, Gabriele, benvenuto nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure
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Gabriele: Ciao Giovanni, grazie per l’invito e un saluto a tutti
Giovanni: Ti va di raccontare qualcosa di te?
Gabriele: Che dire… diplomato in ragioneria, laureato triennale in Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali e prossimo alla laurea specialistica in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale. Mi piace il calcio e stare con gli amici. Credo nella famiglia e vorrei avere almeno tre figli ed ovviamente mi piace leggere e scrivere. Credo che basti per il momento
Giovanni: Come ti definisci? Scrittore, scribacchino, artista, o in altro modo?
Gabriele: Autodefinirsi è sempre un errore. In genere le persone necessitano di definire e catalogare gli altri per equilibrio sociale e di solito lo faccio anche io. Per me stesso, però, sono solo Gabriele, questo è l’importante.
Giovanni: Dai tre o quattro aggettivi che definiscano il tuo romanzo, poi prova con un breve accenno a quella che è la storia di “Un motivo in più per guardare il cielo”, ovviamente senza svelare elementi essenziali del libro
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Gabriele: Dai commenti che ho ricevuto direi leggero (inteso come delicato e non superficiale
), a tratti profondo, fresco e scorrevole. Il libro comincia con l’incontro tra i protagonisti (Gabriele e Laura) nei Giardini di Lussemburgo di Parigi. Da lì, l’intesa naturale che nasce tra i due e il racconto delle loro vicissitudini, diventa anche uno strumento per trattare riflessioni sulla vita, sulla morte, sul destino, sull’immaginazione e sulla scrittura. Insomma non è solo un libro su di una storia d’amore ma, con tutta umiltà, pretende di essere qualcosa in più.
Giovanni: Sei al tuo primo romanzo pubblicato. Quanto tempo hai impiegato a lavorare al tutto? Intendo all’idea del romanzo prima di iniziare a scrivere qualcosa e, poi, una volta iniziato, la scrittura e, infine, le revisioni?
Gabriele: Quelle che sono le prime pagine di questo romanzo le ho scritte di getto nel novembre 2008, poi fino alla pubblicazione sono passati due anni. Tuttavia in questo periodo non mi sono dedicato soltanto al libro, quindi sommando il tempo effettivo, direi che ci ho messo meno di un anno per buttare giù la prima versione e poi, in seguito ai consigli di Aldo Putignano direttore editoriale di Boopen LED, la seconda.
Giovanni: C’erano momenti in cui pensavi che la storia non veniva fuori come doveva? Ti abbattevi? O semplicemente pensavi che tanto era comunque una tua storia e quindi pian piano avresti sistemato tutto?
Gabriele: Devo dire che ho avuto sempre delle belle sensazioni su questo romanzo e quindi anche nei momenti in cui credevo che la storia non andasse, le idee non fossero così incisive come volevo, non perdevo la fiducia. Ho sempre creduto che prima o poi sarei arrivato alla fine in maniera positiva.
Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura del capitolo?
Gabriele: Non ascolto nulla mentre scrivo. Già la mia attenzione è molto debole, quindi se vengo distratto anche da musica o televisione sarebbe la fine
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Giovanni: Premesso che io sono appassionato dei libri nel classico formato cartaceo che ti permette di sentire l’odore della stampa, di sfogliare e di percepire sensazioni tattili. Di recente si fa un gran parlare di ebook ed ebook reader. Cosa ne pensi del libro in formato elettronico? Secondo te permette di far diffondere meglio il libro? Aiuta anche la natura evitando l’uso della carta? L’ebook sostituirà il libro in formato cartaceo? Possiedi un lettore ebook?
Gabriele: Forse non mi crederai ma non mi pare di aver mai visto un ebook reader (anche se so cos’è
). Mi piace il libro tradizionale e non sono molto attratto da queste tecnologie. Credo però che possa essere un ottimo strumento di diffusione della lettura, soprattutto per i più giovani che sono molto incuriositi da questi aggeggi, anche se penso che non sostituirà mai il libro cartaceo. Di certo, però, l’editoria prima o poi dovrà affrontare l’argomento dell’utilizzo della carta e trovare la maniera più giusta per evitare lo spreco.
Giovanni: Sei soddisfatto di questa storia? È esattamente così che volevi comunicarla ai tuoi lettori oppure, con il senno di poi, cambieresti delle parti, daresti più spessore a qualche altro personaggio? La scriveresti con un altro punto di vista?
Gabriele: Quello che ho capito cominciando a scrivere e avendo confronti anche con altri autori è che non si è mai contenti della propria opera e che se si potesse si rimetterebbe mano ogni volta per cambiare qualcosa. In effetti anche io, rileggendo il libro oggi, cambierei qualche passo o userei una parola al posto di un’altra ma credo che sia una cosa fisiologica. È il naturale processo di trasformazione che attraversa l’essere umano e che lo porta a voler allineare i propri cambiamenti alle sue stesse opere. Tuttavia è giusto mettere ad un certo punto la parola fine a quello che si fa e lasciarlo nelle mani degli altri.
Giovanni: Ci sono cose che ti hanno sorpreso del tuo romanzo? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato? Presentazioni particolari?
Gabriele: La cosa che più mi ha sorpreso è stata sapere che alcuni lettori si sono addirittura commossi alla fine del libro. Questo mi riempie di orgoglio, perché vuol dire che sono riuscito a trasmettere quelle stesse forti emozioni che ho provato io scrivendolo.
Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Gabriele: Sì, ci sono ma preferisco non anticipare nulla per scaramanzia
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Giovanni: Com’è la tua vita di scrittore? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale?
Gabriele: Scrivo quando posso e quando sono ispirato. Non ci sono dei periodi particolari, l’importante per me è non far passare troppo tempo perché sono pigro e rischio di lasciarmi sfuggire di mano la storia.
Giovanni: Hai dei modelli di scrittori, scrittrici a cui ti ispiri?
Gabriele: Non c’è proprio un mio scrittore preferito, cerco di imparare dai maestri leggendoli un po’ tutti. Anche se, devo ammettere, ho un debole per la letteratura sudamericana, per le sue atmosfere, la sua ironia.
Giovanni: Vorresti diventare un grande scrittore, o, piuttosto, vorresti restare sempre Gabriele Iaconis che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le storie che scrive?
Gabriele: Non voglio essere ipocrita quindi non dirò che non mi piacerebbe diventare un grande scrittore. L’unica cosa che importa però è che se mai dovesse accadere, non vorrei dimenticare le mie origini e la persona che ero a causa di questo successo. E poi vorrei che accadesse per la qualità delle mie opere e non per altri fattori.
Giovanni: Gabriele, mille grazie per il tempo che mi hai concesso.
Gabriele: Grazie a te Giovanni e un saluto a tutti i lettori del tuo blog
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Da lettrice di ” Un motivo in più per guardare il cielo” posso dire che il libro è assolutamente sorprendente non è affatto scontato come potrebbe anche apparire o comunque inganna bene il lettore, lo stesso sfondo su cui si articola la vicenda è così reale, come la descrizione dei personaggi ed i dialoghi, che almeno per quanto mi riguarda, sembrava di essere al cinema come se il libro e le parole riuscissero in modo così semplice a proiettare quella realtà che raccontavano. Insomma il libro è da leggere e da consigliare così come l’autore che spero scriva presto una nuova storia.