Intervista a Libera Nasti

Posted: 3 maggio 2011 in Interviste
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Eccoci al nostro incontro del martdì. La scorsa settimana abbiamo fatto quattro chiacchiere con Ketti Martino, autrice della raccolta poetica “I poeti hanno unghie luride” pubblicato da Boopen LED.

Questa settimana c’è un’intervista molto carina con una giovane autrice napoletana di Boopen LED.

Intervista a Libera Nasti

Giovanni: Ciao, Libera, benvenuta nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure :) . Se ti va prima di iniziare possiamo ordinare una crepe con gelato cioccolato e fragola ;) .
Libera: Ciao Giovanni, l’idea non è male, ma a quest’ora (le sette di mattina) preferirei una crepe con nutella e panna. In ogni caso sei molto gentile a propormela e la cosa sicuramente mi mette di buonumore.

Giovanni: Ti va di raccontare qualcosa di te?
Libera: Caro Giovanni, devo dirti che spesso sono una sorpresa anche per me stessa.
Ho una laurea in fisica, e un dottorato in ingegneria, ma ho sempre amato l’arte e da un anno a questa parte ho deciso di fare in modo che quest’ultima non sia solo un hobby. Tutto è cominciato attraverso la scrittura: una volta composti i primi racconti e trasformato le mie esperienze in qualcosa di artistico, mi è venuta voglia di rappresentare anche visivamente taluni desideri, sentimenti, anche pensieri razionali. Ora sto prendendo una seconda laurea in scultura. Il plasmare la materia è una cosa che mi rende felice, perché a fine giornata, con molta stanchezza fisica, sento di aver fatto un passo nella giusta direzione. Non mi privo mai di una poesia e dell’ascolto della musica classica. Adoro tutte le attività che hanno a che fare con la concentrazione, con l’impegno e con lo studio, ma anche con la manualità. Mentre arrivo a comprendere il meccanismo di qualcosa di complesso scopro tantissimo altro e così la vita può apparirmi semplice, ma mai banale.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo? Com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Libera: Bè, per me la “definizione” equivale alla “cristallizzazione” e quindi all’“immobilità”. Non sono nulla di definitivo, sono come un romanzo in costruzione, o una scultura in opera.
La scrittura in me è nata come desiderio di fissare alcuni momenti e di riviverli, per sfuggire all’attacco assassino del tempo. Ma talvolta la scrittura è anche una simulazione della vita, proprio come quando si mette a punto un esperimento scientifico, che prima di praticare, si deve progettare teoricamente, pensando a tutti i casi possibili. Più volte ho immaginato una “possibile realtà” attraverso la scrittura, che mi ha reso più pronta e allenata alle sfide della “vita vera”.

Giovanni: Dai tre o quattro aggettivi che definiscano il tuo romanzo, poi prova con un breve accenno a quella che è la storia di “Il candore del gelso selvatico”, ovviamente senza svelare elementi essenziali del libro ;) .
Libera: Intenso, vibrante e poetico. In fondo si tratta di una storia di mutazione e trasformazione.

Giovanni: Sei al tuo primo romanzo pubblicato. Quanto tempo hai impiegato a lavorare al tutto? Intendo all’idea del romanzo prima di iniziare a scrivere qualcosa e, poi, una volta iniziato, la scrittura e, infine, le revisioni?
Libera: In tutto poco meno di un anno. Non è moltissimo, ma è più della gestazione di un figlio!

Giovanni: C’erano momenti in cui pensavi che la storia non veniva fuori come doveva? Ti abbattevi? O semplicemente pensavi che tanto era comunque una tua storia e quindi pian piano avresti sistemato tutto?
Libera: Ho sempre avuto fiducia in questa storia, perché ogni volta che ci tornavo la trovavo sempre affascinante e ricca di spunti da approfondire.
A un certo punto è finita, ma in me risuonava sempre un motivo di continuità con la vita: insomma era come se la storia e la mia vita andassero a braccetto.

Giovanni: La storia l’avevi pensata tutta quanta dall’inizio alla fine o è maturata in testa mano mano che la scrivevi? Scrivi prima una scaletta (anche se parziale)?
Libera: Sì, una scaletta c’era dall’inizio, ma decisamente alcune parti sono maturate durante la scrittura. In particolare, nella la fase di editing l’inizio ed il finale si sono completamente trasformati.

Giovanni: Sei soddisfatta di questa storia? È esattamente così che volevi comunicarla ai tuoi lettori oppure, con il senno di poi, cambieresti delle parti, daresti più spessore a qualche altro personaggio, alla storia?
Libera: Direi che sono decisamente soddisfatta della storia, ma con il senno di poi probabilmente darei più spazio a qualche personaggio.

Giovanni: Ci sono cose che ti hanno sorpreso del tuo romanzo? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato? Presentazioni particolari? Mettere assieme una storia più articolata rispetto a quello che può essere un racconto che in poche pagine raggiunge il suo fine?
Libera: Le domande e le considerazioni dei lettori mi stupiscono ed incuriosiscono sempre, perché rappresentano diverse letture della stessa storia. Un romanzo è come la vita: dipende da chi lo legge.

Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Libera: Bè, fin quando non esaurisco tutte le energie per questo libro, non potrò lavorare a null’altro.

Giovanni: È stato facile trovare un editore che credesse in te? Ci parli un po’ di questa fase? Cosa è successo quando hai capito che la storia che avevi scritta si era conclusa?
Libera: Aldo Putignano, il direttore editoriale di Boopen LED, la mia casa editrice è capitato come un personaggio chiave nella storia del libro. Quando tutto era pronto ci siamo incontrati, gli ho consegnato il manoscritto e il resto è venuto da sé. I dettagli non contano. Posso solo dire di essergli molto grata e riconoscente per tutto il serio lavoro che ha svolto per migliorare la qualità, compreso la scrittura, di questo manoscritto.

Giovanni: Nell’epoca di internet, nel 2011, con Facebook, Twitter, è più facile per un’autrice venire allo scoperto ed essere più nota rispetto a chi non si è trovato in questo periodo? Pensiamo magari anche a scrittrici vissute anche solo trenta anni fa che magari non sono mai state lette da nessuno.
Libera: Bè, la contemporaneità qualche vantaggio deve pur portarlo.

Giovanni: In che modo pensi di promuovere il tuo romanzo?
Libera: Presentazioni, fiere, interviste preziose come questa…

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Libera: Penso che la scrittura sia essenzialmente per gli altri, soprattutto quando si pensa alla pubblicazione di un’opera. Un libro è una forma di comunicazione verso il mondo esterno. Io immagino sempre un lettore ideale mentre scrivo.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Libera: Sì, quasi sempre ascolto musica, che mi accompagna nella scrittura, ma non direi che m’influenza.

Giovanni: Domanda particolare. Se pensi al tuo romanzo c’è una colonna sonora che ti viene in mente? Abbineresti un artista musicale alla scena di massimo impatto drammatico del tuo testo o preferisci che sia eventualmente il lettore a fare questa associazione?
Libera: Preferisco che sia il lettore a scegliere la musica.

Giovanni: Premesso che io sono appassionato dei libri nel classico formato cartaceo che ti permette di sentire l’odore della stampa, di sfogliare e di percepire sensazioni tattili. Di recente si fa un gran parlare di ebook ed ebook reader. Cosa ne pensi?
Libera: Che sono forme ugualmente plausibili. Ciò che conta è il contenuto.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale?
Libera: Dedico un intervallo di tempo ogni giorno alla scrittura. Nei momenti di maggiore libertà scrivo di più certo.

Giovanni: Scrivi solo al computer o usi anche carta e penna? Annoti idee su taccuini mentre sei in biblioteca, all’università o in autobus?
Libera: Porto sempre con me un taccuino e un diario segreto.
Al computer scrivo per le grandi storie.

Giovanni: Alcuni grandi scrittori hanno confessato che le loro opere migliori nascono perché scrivono di notte. Ci credi? Ti è mai capitato di scrivere di notte?
Libera: Di notte scrivo solo quando non riesco a dormire. Ho la fortuna di abitare in un luogo molto tranquillo, e preferisco sentire gli uccellini che cantano mentre scrivo, piuttosto che i cani che abbaiano. Amo la luce, anche quando mi occupavo di fisica ho studiato principalmente ottica.

Giovanni: Hai dei modelli di scrittori, scrittrici a cui ti ispiri? Cosa stai leggendo attualmente?
Libera: Attualmente sto leggendo dei saggi sull’arte. Ma i miei scrittori preferiti sono: Dostoevskij, Musil, Flaubert, Tolstoj e primo fra tutti: Proust. Adoro gli scavi e le indagini della memoria ed il tempo relativo del sentimento.

Giovanni: Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Libera Nasti che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le storie che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Libera: Vorrei fare entrambe le cose, secondo me una non esclude l’altra.

Giovanni: Libera, mille grazie per il tempo che mi hai concesso.
Libera: Grazie a te Giovani.

Commenti
  1. rebiha kessili scrive:

    Libera Nasti ci lascia scoprire le idee nascoste in noi stessi,ci comunica anche le chavi di un mondo sanza confine in cui abbiamo tutti seppellito i nostri vivi pensieri

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