Intervista a Rosalia Messina


Eccoci giunti all’ultima intervista. Dopo di queste non ve ne saranno altre ;) .

Giovanni: Ciao, Rosalia, benvenuta nel mio piccolo spazio internet, accomodati pure.
Rosalia: Bentrovato! Mi piace qui.

Giovanni: Rosalia, raccontaci qualcosa di te, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Rosalia: Ho sempre amato scrivere, ma una vera produzione di racconti (pubblicati e non)  e romanzi (in cerca di editore uno, ancora da ultimare due) si è formata negli ultimi cinque anni.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo?
Rosalia: Una persona che ama inventare storie.

Giovanni: Dai qualche aggettivo che definisca la tua raccolta di racconti “Prima dell’alba e subito dopo”. Ce ne parli brevemente senza svelare retroscena fondamentali per chi vorrà leggerne? Come mai questo titolo?
Rosalia: Sono racconti brevi, a volte brevissimi. Mi piace entrare in una storia da un piccolo ingresso laterale, fare intravedere al lettore il passato che ha preceduto il momento che sto narrando, e fargli immaginare il futuro. Il titolo riprende accenni – che nei racconti si ritrovano un paio di volte – alle atmosfere antelucane, che amo particolarmente. Mi alzo presto e, se non devo mettermi subito a lavorare, riesco a ritagliarmi qualche ora di scrittura.

Giovanni: Sei alla tua prima pubblicazione?
Rosalia: Sì. Prima e dopo la raccolta, miei racconti sono stati pubblicati in antologie e riviste, spesso a seguito della partecipazione a concorsi letterari.

Giovanni: È  stato facile trovare un editore che credesse in te? Quanto tempo hai impiegato da quando hai iniziato a pubblicare nelle antologie?  Ci parli un po’ di questa fase?
Rosalia: Ho partecipato a un concorso indetto da Perrone per la linea LAB e ho vinto. Era in palio la pubblicazione. Se non ricordo male è passato un anno o poco più dalle pubblicazioni di singoli racconti al libro stampato.

Giovanni: Sei soddisfatta di questo libro oppure con il senno di poi cambieresti qualcosa? Sostituiresti qualche racconto con qualcun altro? Come hai promosso questo tuo lavoro?
Rosalia: Non rinnego i racconti, così come sono rappresentano lo stadio di maturità dell’epoca in cui sono stati scritti; per altro non sono in grado di dirti con esattezza cosa va cambiando nel mio modo di scrivere. Ogni processo di crescita è più percepibile da chi osserva che da chi ne è attraversato, no? E comunque a un certo punto si partorisce l’opera, e questa, come fanno i figli, se ne va per il mondo, si distacca da te e assomiglia sempre meno a quello che era quando è nata. Ogni volta che qualcuno legge un mio racconto ed esprime un commento scopro cose che mi sorprendono, e che pure di solito riconosco, delle quali posso dire: non ci avevo pensato, ma questo nel racconto c’è. L’interpretazione di chi legge finisce per saldarsi indissolubilmente alla parola scritta, non so se sono riuscita a farmi capire.
No, non sostituirei i racconti della raccolta. Ne ho scritti molti altri, dopo, e prima o poi qualcosa di organico potrebbe venirne fuori, una nuova raccolta insomma. Scrivo anche favole, un romanzo breve è pronto per la pubblicazione e in cerca di editore, altri due lavori sono in gestazione. Promozione: ho fatto qualche presentazione, sono andata in cerca di recensori. Per essere un’opera di esordio non mi lamento, nelle librerie cittadine le copie consegnate inizialmente sono state vendute e più volte sostituite. Poi ho partecipato a molti concorsi letterari per editi. La raccolta si è classificata terza al premio “Le Muse – Pisa” del 2010 e ha vinto la sezione narrativa del premio “Città di Mesagne” del 2010. Ne sono molto soddisfatta, come sai le raccolte di racconti sono un po’ snobbate dagli editori; avevo partecipato ai premi più che altro per far circolare il libro, perché raggiungesse persone che non lo avrebbero mai letto. Questo appunto è difficile, raggiungere i lettori, sia perché sono una sconosciuta, sia perché la distribuzione è un capitolo penoso, sia perché la promozione degli esordienti è tutta fai-da-te, senza aiuti da parte dell’editore.

Giovanni: Ci sono cose che non ti aspettavi da questa raccolta di racconti? Qualche commento dei lettori ti ha colpito? Qualche presentazione che ti è rimasta particolarmente impressa?
Rosalia: Mi è capitato spesso di sentire commenti di lettori che si erano riconosciuti in un personaggio, in un’emozione. Due volte, poi, mi è accaduto di scrivere storie che assomigliavano a quelle di persone che non conoscevo al momento in cui le avevo scritte. È questa, per me, la magia della scrittura.
Di recente ho presentato il libro con l’accompagnamento musicale di alcuni cari amici musicisti. Ne è venuto fuori un vero spettacolo. Dire che ho presentato il libro è una inesattezza, il mio ruolo nella presentazione è stato esattamente quello che desideravo io: ero solo la persona che aveva scritto il libro, seduta in mezzo al pubblico, protagonista era il libro, non io, Rosalia Messina. Un mio amico, scrittore di poesie e racconti, Santino Mirabella, che è anche mio collega, ha presentato il libro con una verve trascinante. La mia cara amica Norma Giuca, poetessa e attrice, ha letto brani dei racconti. La musica (pianoforte, violino, clarinetto e flauto) intervallava le letture, accompagnate solo dal piano. Solo alla fine mi sono alzata per ringraziare tutti questi amici e il pubblico presente;  ho anche scambiato qualche parola con chi si avvicinava con la sua copia della raccolta in mano per un autografo. Questo mi piace, rispondere alla domanda diretta di una persona che ha avuto voglia di compare il libro; prendere il microfono e parlare al pubblico per convincerlo a comprare (questo nella sostanza si chiede di fare, di solito, all’autore) no, proprio mi riesce insopportabile.

Giovanni: C’è qualcuno che ti sostiene nella scrittura? Amici, figli, marito, fratelli, sorelle? Oppure devi scrivere senza che sappia nessuno? Chi è il/la tuo/a primo lettore/lettrice?
Rosalia: Non scrivo in segreto. Ci sono molti amici ai quali faccio leggere quello che scrivo, quattro in particolare, con risonanze diverse, trattandosi di persone di varia e variegata sensibilità e con le quali ho relazioni personali differenti. Il primo ad avere letto i miei racconti e ad aver creduto nelle mie possibilità è Luigi La Rosa, docente del laboratorio di scrittura creativa che – con qualche interruzione per ragioni personali, la vita è complicata – frequento dal 2006.

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Rosalia: Non so, parlo a nome solo di me stessa, non della “categoria” (quale, poi?), parlo come persona che ha un certo pudore a dirsi “scrittrice”. Preferisco dire che invento storie. Scrivo perché ne sento il bisogno. Nel momento in cui una storia prende forma nella mia mente devo scriverla, come la gestante deve partorire, non può certo scegliere di non farlo. Forse all’inizio scrivevo per me, poi è venuto un momento in cui ho desiderato che le mie storie fossero lette da altri. Adesso, ogni volta che un lettore mi rimanda echi, sento che – al di là dei numeri (dieci, cento, mille copie vendute, e quindi dieci, cento, mille persone che entrano in contatto con le mie storie) – i personaggi che ho inventato diventano più veri. Una grandissima emozione ho provato quando, alla premiazione di Mesagne, tre giovani attori hanno letto un racconto della raccolta che è scritto “a tre voci”, con l’alternanza dei punti di vista dei tre protagonisti (“Lottatore pugile sollevatore pesi”). I personaggi erano lì. Erano vivi, erano veri. Mi sono commossa.

Giovanni: Quali sono i tuoi autori preferiti? Ti «ispiri» a qualcuno di loro col tuo stile?
Rosalia: Ci sono i grandissimi, letti e riletti fin dalla giovinezza, Dostoevskij, Proust, Pirandello, Yourcenar, Marquez, Simenon, Jane Austen. Mi piacciono molto Tabucchi, Erri De Luca, Philip Roth, Yehoshua, Oz, Franzen. Potrei continuare, sono una lettrice compulsiva, leggo diverse cose in parallelo. Non so, qualche lettore a volte coglie echi di questo o quell’autore, credo che tutto quello che leggiamo lasci un’impronta dentro di noi, sicché finiamo per essere influenzati dalle voci che ci hanno colpito.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Rosalia: Scrivo per lo più al mattino presto, nel silenzio della casa e della città che dormono. Forse questa musica del silenzio ha una sua influenza sul mio modo di scrivere, un po’ in punta di piedi, sottovoce.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale? Hai un taccuino dove scrivi mentre ti viene l’ispirazione fuori casa?
Rosalia: Entrambe le cose. Scrivo ogni giorno, se ho poco tempo rivedo quello che ho già scritto, aggiusto, limo, prendo appunti per sviluppi futuri della storia, faccio note a piè di pagina per ricordare a me stessa che un certo periodo non funziona, che una frase in bocca a quel personaggio forse è troppo forte, o troppo debole. Poi ci sono periodi più fortunati, in cui ho più tempo a disposizione, nei quali dedico alla scrittura un maggior numero di ore al giorno. Ho taccuini disseminati in tutta la casa e in tutte le borse, sui quali appunto un’idea, una frase, riassumo un dialogo colto al volo fra persone sconosciute, descrivo un paesaggio che mi ha colpito.

Giovanni: Domanda forse banale, ma intrigante. Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Rosalia Messina che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso quello che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Rosalia: Mi piacerebbe una cosa intermedia. Essere letta da moltissime persone e però restare una sconosciuta, tranne che per la ristretta cerchia delle persone care, parenti e amici. Mi piacerebbe che la mia faccia non venisse mai associata alle cose che scrivo. Ma non si può. La promozione è per me il punto dolente di quest’avventura che mi dà soddisfazioni e che sarebbe senza ombre se non dovessi piegarmi alla necessità – per me triste – di dover parlare delle cose che scrivo. Io vorrei scrivere e basta.

Giovanni: Pensi di realizzare una versione per e-book della raccolta di racconti? Che idea ti sei fatta degli e-book reader? Ne possiedi uno? È in programma un acquisto in tal senso?
Rosalia: È probabile che io lo faccia, anche perché della raccolta non si faranno più ristampe. Io ne ho alcune copie, esaurite le quali sarò di nuovo in cerca di editore, perché Perrone LAB sta chiudendo. L’e-book è certamente il futuro, soppianterà il libro cartaceo. È avvenuto a tutti i materiali scrittori di essere sostituiti: non si incide più la pietra, non si usa più la tavoletta cerata… Anche se io non ho ancora l’e-book reader, anche se preferisco di gran lunga il fruscio della carta, è inutile borbottare sul nuovo che avanza, tanto avanza lo stesso.

Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Rosalia: Due favole che un’agenzia cercherà di collocare, un romanzo breve in cerca di editore, per il quale credo che ricorrerò pure a un’agenzia (troppo faticosa e frustrante la ricerca dell’editore), e due romanzi a buon punto di cottura, soprattutto uno.

Giovanni: Vuoi aggiungere altro? Pensieri? Consigli a chi ancora non ha pubblicato una monografia come te?
Rosalia: L’unico consiglio che mi sento di dare è di rivolgersi alle agenzie, ce ne sono tante che lavorano con serietà. Le risposte delle agenzie sono una buona cartina di tornasole, se credono nella possibilità di collocare un’opera significa che qualche chance c’è. Non voglio dire che se l’agenzia non ci crede l’opera è da buttare, dico che – ci piaccia o no – il libro è (purtroppo) anche un prodotto da collocare sul mercato. Non voglio nemmeno dire che ci si deve piegare a fare modifiche che non convincono, pubblicare non è un obbligo, non è una missione da portare a compimento a tutti i costi. Dico solo che se si desidera pubblicare tanto vale rivolgersi a chi è del mestiere, che ha interesse indubbio a trovare opere da proporre agli editori (le agenzie guadagnano solo se collocano l’opera, con una percentuale sul guadagno dell’autore) e che sa quante probabilità possono esserci che una certa opera sia pubblicata.

Giovanni: Bellissima chiacchierata Rosalia. Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso. È stata un’intervista molto interessante.
Rosalia: Grazie a te per esserti interessato della mia scrittura e tanti auguri per la tua!

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Un pensiero su “Intervista a Rosalia Messina

  1. Bravi, Rosalia e Giovanni. Quanto mi piacciono queste interviste, schiette e senza sovrastrutture! Giovanni conduce per mano, permette di scandagliarsi in un gioco di rimandi che fa bene sia al lettore per i consigli e le esperienze che ne ricava, che allo scrittore che si ferma a razionalizzare la sua identità in divenire, prima e dopo la pubblicazione, svelando sogni e paure.

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