Intervista a Pietro De Viola
Avete mai sentito parlare di Pietro De Viola? Pensateci un attimo. Alice senza niente vi dice qualcosa?
In qualsiasi modo abbiate risposto penso gradirete la chiacchierata fatta con Pietro. Sono sempre stato curioso di conoscere la sua esperienza editoriale, così l’ho contattato e gentilmente mi ha concesso la possibilità di fargli un’intervista. E così eccoci qui oggi.
A voi l’intervista.
Giovanni: Ciao, Pietro, benvenuto nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure. Ho letto il tuo “Alice senza niente” quando ancora era un romanzo gratuito che chiunque poteva scaricare dal tuo sito. Ho quasi subito pensato che ci sono scrittori che benché pubblicati non arrivano ad interessare il lettore con i personaggi del romanzo come hai fatto tu. Complimenti per la sicurezza con cui ti sei lanciato.
Pietro: Grazie, direi che è davvero un bel modo di accogliermi. Però sposterei i complimenti ai lettori: è solo grazie a loro che tutto è stato possibile. Ed è il loro spontaneo coinvolgimento che li rende unici.
Giovanni: Pietro, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Pietro: Ho un ricordo – un po’ vago – di me che, a sette o otto anni, scopro che era possibile giocare con le parole e la fantasia per creare una storia. Una fiaba, in quel caso. La portai alla mia maestra il giorno dopo e a lei venne la brillante idea di assegnare un compito per casa alla classe: inventare una fiaba. Mi odiarono tutti.
Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittore, scribacchino, artista, o in altro modo?
Pietro: Direi che sono un avido lettore affetto da bovarismo, una malattia rara che cerco di curare elaborando massicce dosi di modelli 730.
Sarò scrittore se – e solo se – verrò riconosciuto come tale dall’attore più importante di tutto il mondo editoriale: i lettori.
Giovanni: Dai tre o quattro aggettivi che definiscano il tuo romanzo, poi prova a definire la storia di “Alice senza niente” senza anticipare nulla.
Pietro: Lancinante, affamato, disincantato. “Alice senza niente” è la storia di una fetta importante d’Italia, in presa diretta.
Giovanni: Sei alla tua prima pubblicazione? Quanto tempo hai impiegato a lavorare al tutto? Intendo dall’idea, alla scrittura e, infine, alla revisione.
Pietro: Sì, “Alice senza niente” è il primo romanzo che ho proposto al pubblico, anche se non è la prima cosa che ho scritto. È un romanzo nato parecchio tempo fa, un manoscritto incompleto che necessitava un suo cassetto per una lunga macerazione, durata anni. Poi, quando i tempi erano maturi, ho cominciato a lavorarci su con più dedizione.
Giovanni: È stato facile caratterizzare i personaggi? A chi ti sei ispirato se puoi dircelo?
Pietro: Caratterizzare i personaggi è stato quanto di più difficile io potessi aspettarmi. Non ci sono state persone reali che ho seguito per la loro costruzione, quanto piuttosto un lavoro di creazione di piccoli tasselli, a formare un mosaico più complesso. Esattamente come le persone vere.
Giovanni: Una volta finito quando ti è venuta l’idea di metterlo sul web gratuitamente? Ti sei rivolto a un editor prima di dare in pasto il tuo lavoro a noi lettori?
Pietro: Quella di rilasciarlo, in un primo momento, gratuitamente sul web, e di creare una struttura a supporto della sua diffusione, è stata un’idea che mi è venuta non molto tempo fa. Ciò che più ha assorbito il mio tempo e le mie energie è stato il come mettere in pratica l’idea che avevo avuto. Un sistema molto complesso, un’esperienza forse irripetibile.
Non avevo consultato nessun editor. Volevo che i lettori esistessero prima del libro, non il contrario.
Giovanni: Come sei arrivato al gran numero di scaricamenti che alcuni quotidiani on-line riportavano? E come sei arrivato poi a un editore? Sono davvero molto curioso.
Pietro: C’è una parte dei download che riesco a spiegarmi con il sistema di web-marketing culturale che ho elaborato. C’è poi una parte – la più sostanziosa – che ha una spiegazione solo nel passaparola generato dai lettori che l’hanno ritenuto degno di essere letto e condiviso.
Giungere a un editore era un passo desiderato ma assolutamente non scontato. Sono stato fortunato. Tra i tanti lettori online c’era anche Terre di Mezzo editore.
Giovanni: Sei soddisfatto del romanzo? Ci sono cose che ti hanno sorpreso durante le presentazioni? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato?
Pietro: Una volta utilizzato il punto finale (ammesso che il romanzo lo abbia) e mandato alle stampe, per me la questione è chiusa, e passo ad altro. Se rimango soddisfatto o meno non ha poi molta importanza: ormai il libro è quello, può piacere o meno, ma io non ci penso più. Agli spunti forniti dai lettori invece penso tantissimo, sono fonte continua di riflessione e miglioramento, io credo, e provengono da ogni input. Anche da questa intervista.
Giovanni: All’inizio del file dici “Alice senza niente è un romanzo distribuito gratuitamente sul web. È impossibile sapere con certezza quante persone lo leggeranno. Voglio ringraziare sin da ora quanti saranno così cortesi da segnalarmi via email di averlo scaricato.”. Hai ricevuto email da qualcuno che ti diceva di averlo scaricato, letto e gradito? Come ha reagito il popolo del web?
Pietro: L’affetto mostrato dalla gente verso il mio romanzo ha dell’incredibile. Le email ricevute sono circa 600 pagine. So di persone che hanno apprezzato il progetto sin dalla sua comparsa in rete, e che ancora oggi seguono gli aggiornamenti via facebook, twitter o sul blog.
Giovanni: È stato facile trovare un editore che credesse in te? Ci parli un po’ di questa fase? Terre di Mezzo ha trovato te o tu hai trovato loro? Come è andata?
Pietro: È forse l’aspetto per me più emozionante di tutta la vicenda. Ho ricevuto una email da Davide Musso, editor di Terre di Mezzo, e adesso il libro è diventato di carta. Una casa editrice di qualità con un catalogo di narrativa davvero accattivante. È un onore sfogliarlo e trovarvi anche il mio nome.
Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Pietro: Sì, qualcosa c’è, ma è ancora troppo presto per parlarne, si rischia di perdere la magia necessaria. Le ultimissime iniziative del blog sono invece un modo per parlare del libro divertendosi. Nella prima “Alice senza niente nelle vetrine d’Italia”, chiedo ai librai e ai lettori di fotografare il libro nelle vetrine delle librerie. La seconda si chiama “spazio libri”: tantissime nuove uscite di case editrici piccole e grandi presentate sul blog. Un modo per dare suggerimenti di lettura, da un lettore appassionato ad altri lettori appassionati.
Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Pietro: Io scrivo perché se non scrivessi starei male. Ciò però non significa che non si debba avere un occhio verso il lettore. Si scrive per se stessi, certo, ma poi sono gli altri che devono leggerti, e devi rispettarli proponendogli qualcosa di valido ed elaborato, non i tuoi pensieri sparsi.
Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Pietro: Assolutamente no. Quando scrivo ho bisogno di silenzio assoluto e di una casa vuota. Purtroppo non sempre ciò è possibile, ma immagino che il mondo della letteratura non ne soffrirà.
Giovanni: Ho letto il tuo romanzo comodamente su un e-book reader. Da quando l’ho comprato ci ho messo mezza giornata ad abituarmici. Tu che rapporto hai con questa nuova tecnologia? Possiedi un lettore? Preferisci sentire l’odore della stampa, sfogliare e percepire sensazioni tattili?
Pietro: Adesso magari dirò una cosa che a qualcuno sembrerà un po’ strana. Wikipedia, alla voce ebook, definisce “Alice senza niente” come “il primo fenomeno e caso letterario registrato in Italia”. Bene, l’autore di questo “caso” non possiede un e-book reader.
Giovanni: Com’è la tua vita di scrittore? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale?
Pietro: Vorrei dedicarmi alla scrittura con costanza molto tempo al giorno, ma spesso non mi è possibile. Prima o poi mi ritirerò in un eremo di montagna e risolverò il mio problema. O magari a Barcelona, se trovo un mecenate disposto a finanziarmi. Oh, sappiatelo, è per il bene della letteratura, mica per me stesso…
Giovanni: Hai dei modelli di scrittori a cui ti ispiri? Cosa stai leggendo attualmente?
Pietro: Rintracciare dei modelli è difficile, anche perché ho sempre letto molto, e periodicamente i miei vecchi maestri vengono cacciati via da nuovi altri. Leggo Hemingway, oggi.
Giovanni: Vorresti diventare un grande scrittore, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Pietro De Viola che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le storie che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori? Oppure fare tutt’altro?
Pietro: Trovatemi uno che non desidera diventare un grande scrittore! Anche quelli che dicono “preferisco avere pochi lettori e restare fedele a me stesso” secondo me non sono molto sinceri. O almeno, ho sempre incontrato gente che quando diceva questo non lo era. Io preferirei avere tanti lettori, potendo scegliere.
Giovanni: Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso.
Pietro: Grazie a te e ai tuoi lettori, e complimenti per il blog.






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