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	<title>Giochi di parole... con le parole &#187; Scritti</title>
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	<description>scrivere per passione e giocare con le parole</description>
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		<title>Giochi di parole... con le parole &#187; Scritti</title>
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		<title>My short story #nanowrimo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[english]]></category>
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		<category><![CDATA[my short story]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fascino di scrivere una storia in 600 parole e in inglese con un concorso dove ci sono in palio un po&#8217; di cose non poteva non attirarmi. Ho scritto qualcosa di ironico, chissà quanto. 600 parole sono davvero poche. Di solito non ne uso meno di 1000 in una storia&#8230; e in italiano. Magari [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=1584&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fascino di scrivere una storia in 600 parole e in inglese con un concorso dove ci sono in palio un po&#8217; di cose non poteva non attirarmi.</p>
<p>Ho scritto qualcosa di ironico, chissà quanto.</p>
<p><span id="more-1584"></span>600 parole sono davvero poche. Di solito non ne uso meno di 1000 in una storia&#8230; e in italiano.</p>
<p>Magari il futuro dell&#8217;editoria è fuori dal propio paese d&#8217;origine. Può darsi. Per il momento se viva il racconto è in e-book a questo indirizzo:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://goo.gl/lr0Kh" target="_blank">http://goo.gl/lr0Kh</a></p>
<p style="text-align:left;">oppure, se non volete registrarvi su lulu.com, qui:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://goo.gl/imc2Z" target="_blank">http://goo.gl/imc2Z</a></p>
<p>Buona lettura ai possessori di un lettore e-book&#8230; potete sempre leggerla al computer, basta scaricare <a href="http://calibre-ebook.com/download" target="_blank">Calibre</a>.</p>
<p>Alla prossima.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/1584/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/1584/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=1584&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">giovanni</media:title>
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		<title>23 novembre 1980 &#8211; il racconto</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 22:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[23 novembre 1980]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto irpinia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per non dimenticare. Io c&#8217;ero. Ecco a voi un racconto. 23 novembre 1980 «È difficile fare una valutazione precisa del numero delle vittime, di quanti edifici e quante costruzioni siano crollati con le persone dentro» ha dichiarato il premier di Haiti Jean Max Bellerive qualche tempo fa. «Credo che siamo al di sopra delle centomila [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=833&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per non dimenticare.</p>
<p>Io c&#8217;ero.</p>
<p>Ecco a voi un racconto.</p>
<p><span id="more-833"></span></p>
<blockquote>
<h2 style="text-align:center;">23 novembre 1980</h2>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«È difficile fare una valutazione precisa del numero delle vittime, di quanti edifici e quante costruzioni siano crollati con le persone dentro» ha dichiarato il premier di Haiti Jean Max Bellerive qualche tempo fa. «Credo che siamo al di sopra delle centomila vittime. Spero che non sia vero, spero che la gente abbia avuto il tempo di uscire in strada. Alcuni quartieri sono stati distrutti completamente, non si vede più una persona.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Sulla versione elettronica del quotidiano “La Stampa” leggo frasi come: «La mia sorellina non smette di piangere, ha paura che torni la notte», «non credo a ciò che vedo, forse è solo un incubo», «sono senza forze ma le scosse non mi permettono di riposare». L’inferno del terremoto cileno raccontato su Twitter va avanti senza fine.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Resto imbambolato, fisso mio fratello Carlo e sua moglie, poi guardo mamma. Queste cose mi fanno sempre un certo effetto. Ti ritrovi senza casa e che fai? Dove te ne vai? La notte dove dormi? Haiti, Cile, L’Aquila. Nel mondo c’è sempre un terremoto che lascia la sua scia di polvere, pietre, edifici che si abbattano, che svengono come al mancare delle forze e la gente non sa come comportarsi, non sa che dire; il pensiero che prende il sopravvento è il luogo dove andare, cosa potrà riservare loro il futuro, sì perché dopo una cosa simile non sei capace di prevedere nulla.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Ti ricordi quando avevi undici anni?» mi chiede mio fratello.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Lo fisso e sto per dirgli che stavamo parlando di tutt’altro. Sto cercando un’idea per l’articolo sul terremoto che mi hanno chiesto in redazione provando a evitare banalità e intrusioni nell’intimità delle persone, poi mi fermo, richiudo la bocca che avevo aperto per riprenderlo e capisco.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Sì, sì, Carlo ora ricordo. Tu ne avevi solo sette&#8230; Ma te ne ricordi ancora?»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Certo, Gianni, me ne ricordo. Sai che oggi ho chiamato Georgie? Tu hai detto che la situazione a L’Aquila è ancora incerta. C’è gente che non ha più il controllo della propria vita e a lei è restata impressa questa cosa. Abbiamo ricordato la nostra situazione dell’80. Mi ha detto che vuole andare lì.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Così abbiamo soprannominato nostra sorella Giorgia verso i suoi dodici anni. Ha sempre adorato quel cartone animato. All’epoca era innamorata di Lowell J. Gray, di Arthur e di Abel, come tutte le bambine di quel tempo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Mamma scoppia a piangere.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Ma come maledizione è possibile?» aggiunge ancora tra i singhiozzi interrompendo i flash dei miei ricordi. «Ma come è possibile che in tivù non dicono nulla? Sono passati mesi. Dovevano risolvere. Il premier ha detto che ha fatto ricostruire le case.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Sì, le ha fatte fare lui le case, coi suoi soldi&#8230;» dice Carlo poggiando il pollo nel piatto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Perché, non è vero?» chiede mamma.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Smettetela» intervengo prima che mio fratello e mamma dibattano ancora di politica.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Qualcuno ha fatto qualcosa per noi?» chiede Carlo. «Qualcuno si è dato poi da fare per le persone di Balvano?»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Ho letto giusto qualche giorno fa che nel 1980 Balvano (PZ) fu uno dei centri più colpiti, sia per numero di vittime che per i gravissimi danni subiti al paesino. Tra le macerie della chiesa di S. Maria Assunta morirono settantasette persone, di cui sessantasei adolescenti. Il crollo di tutta la parte anteriore della chiesa e del portale di ingresso bloccò la corsa verso la vita delle povere anime che si affrettavano ad uscire per strada. Uno sciagurato restauro, come una serie di sciagurate responsabilità per L’Aquila. Erano tutti pronti alla ricostruzione. La campagna elettorale era stata aperta. Lo show era appena iniziato, ma ora non se ne parla più, eppure io so che ci sono molte cose che non vanno.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Non discutete che i bambini dormono» dice la moglie di mio fratello.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Domani andiamo a recuperare Georgie e andiamo a L’Aquila. Nostra sorella ha ragione se tu sai le cose dobbiamo dare una mano.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Ma non puoi fare nulla, Carlo.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Il premier ha ricostruito tutto» insiste mamma.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Sì, sì, il premier è stato.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Non l’ho scordato più il terremoto del 23 novembre del 1980. Ne abbiamo parlato per diverso tempo. Ricordo bene i fatti di quella domenica, almeno credevo, ne ho parlato anche con mamma e ho scoperto che in realtà tutto si è stranamente amplificato nella mia testa. Nella mia e in quella di Carlo è come se tutto fosse durato dieci volte in più rispetto a quello che in realtà è stato.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Restiamo tutti a dormire da mamma. Ci prepariamo per la notte e, prima di andare a letto, Carlo mi racconta la sua versione, quello che ne restava dei suoi ricordi. Precedentemente non l’ha mai fatto. Non ne abbiamo mai parlato.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><span style="font-size:x-medium;">&nbsp;</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><span style="font-size:x-medium;">***</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><span style="font-size:x-medium;"></p>
<p></span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Sollevai gli occhi dal foglio. Il tavolo tremava tutto quanto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Massimo, la smetti?» dissi sbuffando. «Il disegno&#8230;»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Ma non c’era più nessuno accanto a me, non c’era mio cugino Massimo, non c’era mio fratello Gianni e non c’era più nessuno. Una stanza affollata da sei famiglie all’improvviso era diventata vuota. Il tavolo si spostava da solo, la mia sedia faceva altrettanto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Erano tutti lì sotto l’arco delle varie porte della casa.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Dov’è Carlo?» disse qualcuno all’improvviso. Ero mingherlino e impegnato coi miei pastelli, così nessuno si era ricordato di me.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Una delle zie iniziò a gridare. Avevo difficoltà a capire chi era tra le sorelle di papà.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Madonna mia! Ma non smette più. Dobbiamo scendere prima che cade tutto!»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Sopra di noi c’erano altri due piani. Sotto, invece ce n’erano quattro.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Mi sollevai dalla sedia, ma non riuscivo a stare in piedi fermo. Barcollavo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Dov’è Carlo?» la voce di mia madre.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Gianni, dov’è Carlo?» chiese mio padre a mio fratello.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Sono qua» dissi incerto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Tremava ancora tutto. Non capivo che succedeva.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Dobbiamo scendere subito. Ora!» prese la parola zio Mimmo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Le scale sono pericolose, potrebbero cadere» disse zia Maria.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Zia Enza e altri parenti erano sotto l’arco della porta di ingresso.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Prendete i ragazzi. Muoviamoci» ordinò papà. «Ora!»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Mi tirò su rapido assieme a mia sorella e iniziò la corsa verso le scale. Io mi tenevo stretto stretto a lui con gli occhi chiusi senza fare domande.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Gianni ci sei?» chiedevo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Arrivammo sotto l’arco del portone del palazzo, poi finalmente fuori all’aperto. Il cielo non lo scorderò più: era rosso come il fuoco e avevo la sensazione di udire un rumore ripetitivo, come se ci fosse un dinosauro che batteva le zampe in terra e poi urlava.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">C’era tutta la gente di San Giovanni a Teduccio tra le strade. Alcuni bambini piangevano, ma io no.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Zio Antonio, ma è la fine del mondo?» chiesi preoccupato. «Allontaniamoci di più, sennò il palazzo può caderci addosso.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Carlo è il terremoto, non è la fine del mondo. Non cade nulla, tranquillo.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Eppure io continuavo a sentire il dinosauro urlare e correre, così mi strinsi alla gamba di zio. Giorgia piangeva. Nel 1980 aveva solo quattro anni e l’unica cosa che la preoccupava era il suo pupazzetto bianco, Coccolino.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Adesso brucia tutto?» mi chiese.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«No, no, piccola, non brucia niente» le rispose mamma.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Il cielo era ancora rosso e il dinosauro invisibile si aggirava senza sosta per le strade. Lasciai la gamba di zio e mantenevo la mano di Gianni mentre fissavo il palazzo da giù. Cercavo di individuare il piano dov’eravamo mentre ricordavo la corsa di papà per le scale con me e Giorgia in braccio.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Abbiamo chiuso la porta?</em> mi chiesi serio.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">I giorni dopo non siamo tornati a casa. Zio Mimmo e zia Maria ci volevano portare da loro perché abitavano in case nuove, invece quella di nonna, dove ci aveva fatto visita il terremoto, e la nostra erano vecchie, fatte di tufo e non si sapeva se andavano bene.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Vicino casa degli zii c’era un grosso parcheggio pieno di terremotati come noi. Restammo lì a dormire in auto solo quattro giorni, secondo mamma, ma io dico che doveva essere stato un mese. Avevo la sensazione che il tempo fosse stato lunghissimo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">La notte non riuscivo a prendere sonno. Ero piccolo e qualche volta svegliavo Gianni, ma scoprivo che anche lui come me non dormiva.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Mi porti fuori che devo fare pipì?»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Lui apriva la portiera dell’auto e il freddo mi entrava nelle ossa nonostante il cappotto, poi scopriva che mi ero già fatto tutto addosso.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Gianni, ma quando torniamo a casa?»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Non lo so, Carlo. Non è sicuro ancora.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Quattro giorni? Possibile che furono solo quattro giorni? Ricordo gli altri bambini dello spiazzo coi loro Super Santos arancioni, le roulotte, gli zii, le zie, i cugini, i miei risvegli notturni e le mie proteste. Volevo tornare a casa mia e vedere se era ancora lì oppure se al suo posto c’erano solo polvere e pietre come era accaduto per alcuni edifici lì intorno.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Carlo la casa è lì, siamo stati fortunati. C’è chi non ce l’ha più» disse mamma.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Mio fratello mi strinse forte forte.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Carletto mi spiace che non sono venuto a prenderti mentre disegnavi, ma non ho capito nulla.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Giannino ti voglio bene» gli ho detto ricambiando l’abbraccio. «Tanto.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Abbiamo parlato tanto durante quei giorni di accampamento e abbiamo litigato molto meno del solito, forse per nulla, non ricordo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"> </span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><strong>- I dati del terremoto:</strong></span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Data</em>: ore 19.35 del 23 novembre 1980</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Magnitudo</em>: 6.5 &#8211; 6.8 Richter (9 &#8211; 10 Mercalli)</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Durata della scossa principale</em>: 90 secondi</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Morti</em>: 2.998 anime</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Feriti</em>: 8.245 anime</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Senzatetto</em>: 234.960 anime</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Regioni colpite</em>: 3 (Campania, Basilicata e Puglia)</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Numero di Comuni colpiti</em>: 687</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>di cui disastrati</em>: 37</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Superficie colpita</em>: 15.400 Kmq</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Popolazione coinvolta</em>: oltre 5.000.000 di abitanti</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;"><em>Soccorritori</em>: oltre 8.000 uomini</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:right;"><span style="font-size:x-medium;"><em>30 agosto 2010</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:left;">Per la licenza di tutti gli articoli e racconti di questo blog: <a href="http://giovanniventuri.com/scritti/">qui</a>.</p>
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	</item>
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		<title>L’isola – racconto</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 13:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lost]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[blu]]></category>
		<category><![CDATA[frank]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[jack]]></category>
		<category><![CDATA[john]]></category>
		<category><![CDATA[kate]]></category>
		<category><![CDATA[lost]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi qui, con un esperimento un po&#8217; particolare. Un racconto di circa 3 cartelle. Volutamente breve. Una dedica più che un racconto. Ho amato quest&#8217;Isola come se vi fossi dentro, come se anche io stessi lì tra misteri, amori ed emozioni. Preso e trascinato. Il racconto che ne è venuto fuori non aggiunge nulla di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=693&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img title="L'Isola" src="http://static.blogo.it/blogapuntate/lost-leconomista/lost_economista_13.jpg" alt="" width="432" height="233" /></dt>
</dl>
</div>
<p>Eccomi qui, con un esperimento un po&#8217; particolare. Un racconto di circa 3 cartelle. Volutamente breve. Una dedica più che un racconto. Ho amato quest&#8217;Isola come se vi fossi dentro, come se anche io stessi lì tra misteri, amori ed emozioni. Preso e trascinato.</p>
<p>Il racconto che ne è venuto fuori non aggiunge nulla di nuovo, probabilmente. È appena un piccolo istantaneo flash a quell&#8217;opera che ci ha accompagnato per sei anni e che è stata un capolavoro. Peccato che sia stata sfruttata troppo anche dagli stessi autori. Si sono fatti sfuggire di mano la storia. Non so se si possa scriverne. In fondo l&#8217;idea e i personaggi appartengono ai loro creatori, ma una dedica quale mega fan credo me la possano concedere, no? Ecco a voi il racconto.</p>
<p><span id="more-693"></span></p>
<blockquote>
<h2 style="text-align:center;">&#8220;L&#8217;isola&#8221; di Giovanni Venturi</h2>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Blu era il cielo e blu era quel fantastico oceano. Lì davanti a me. Sotto di me. A 360°. In ogni direzione. L’acqua si univa al cielo e il cielo si fondeva con l’acqua. Un colore così intenso e vivido, eppure non ci avevo pensato più di tanto. Per tutto il tempo ero stato impegnato in attività che, a volte, non mi lasciavano nemmeno il tempo di riprendere fiato. Ora lei era lì davanti a me. La mia dolce Kate. Avrebbe dovuto essere il nostro viaggio di ritorno. Il momento tanto sospirato in cui finiva tutto, in cui si ritornava alla normalità. A casa.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«L’isola, guardate!» disse Hugo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«È vero, è lì» aggiunse lei. «Ce l’abbiamo fatta, Jack.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">L’isola. Un atollo di terra che era stata la nostra casa per mesi. Ci eravamo conosciuti lì per la prima volta, sull’isola. Eppure ricordo quando l’avevo intravista durante il viaggio. Ero diretto al gabinetto e, attraversando il corridoio centrale, l’avevo vista, Kate, seduta al suo posto. Nascondeva la sua storia, la sua tristezza, dietro un sorriso così pieno e rilassato. Avevamo incrociato i nostri sguardi per un instante insignificante di tempo, roba che non ti permetteva assolutamente di ricordare chi fissavi e perché. Eppure quella piccola manciata di secondi, quegli istanti così rapidi e successivi erano stati sufficienti. Mi aveva sorriso, così le avevo ricambiato lo sguardo, poi subito dopo si era spenta nel suo sedile mentre un uomo dai capelli rossi le diceva qualcosa all’orecchio.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Ragazzi il carburante è quasi finito. Per fortuna che ci siamo!» disse Frank, il nostro pilota, riportandomi alla realtà.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Se pensavo agli eventi pazzeschi che ci erano capitati, ora, essere lì sull’elicottero di rientro verso la <em>nostra</em> isola, era nulla. Fissavo Sun e la vedevo ancora sconvolta. Lo sguardo completamente assente.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Sun ci siamo. È finita. L’isola.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">La donna coreana non mi rispose. Aveva ancora qualche lacrima che le cadeva lungo le guance. Avevo notato anche lei prima dell’isola, ma all’aeroporto. Era con suo marito Jin in fila. Mi ero accorto di loro perché lui parlava una strana lingua. Non erano americani come me. Sun mi aveva fissato mentre Jin cercava i documenti nel borsello. Immaginai volesse capire perché ero lì a guardarli, quasi con insistenza. Mi aveva trasmesso una strana sensazione, come se volesse parlarmi. Il destino era buffo. Osservavi le persone intorno a te e mai andavi a pensare che avresti affrontato assieme una portentosa avventura. Che saresti diventato parte di loro.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Nelle sue pupille c’era ancora tanto dolore, c’era il riflesso della nave che esplodeva mentre noi ci allontanavamo, salvandoci, mentre il suo Jin era lì inerme. Al suo posto sarei potuto impazzire completamente, all’istante. L’avevamo dovuta trattenere. Urlava ossessa. Piangeva. Gridava. L’elicottero rischiava di precipitare. Voleva lanciarsi, poi si era seduta e in silenzio aveva continuato a piangere. Dio, non sapevo se al suo posto sarei riuscito ad andare avanti. A volte eri così impotente davanti agli eventi. Ero venuto alla ricerca di mio padre in Australia. L’avevo trovato, ma non come credevo io. Non comandavi il fato. La vita, la morte. Non potevi.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">John diceva che l’isola era il nostro destino, che c’era una ben precisa ragione se ci trovavamo lì. Era l’isola che ci aveva chiamati. Tutte stronzate! Il destino non esisteva. Ognuno creava il proprio. Dov’era scritto che mio padre doveva morire? E Jin? Per quale ragione doveva perdere la vita su quella nave?</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">L’oceano sotto di noi era calmo. Il cielo pulito. E io pensavo. Ricordavo tutti quegli eventi, ma in una frazione di secondo successe. Era cambiato di nuovo tutto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«L’isola è sparita! Coso, l’isola è sparita!» mi riferì Hugo allarmato.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Non poteva essere, m’ero detto. Il riflesso dell’oceano sotto di noi doveva averci abbagliati. Confusi. Le isole non sparivano. Un atollo di terra, per quanto piccolo si voglia non poteva di punto in bianco sparire. Doveva esserci una spiegazione a tutto ciò. Molto probabilmente avevamo confuso un riflesso con la nostra amata isola. La nostra detestata isola.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Hugo non c’era nessuna isola!» dissi quasi convinto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Coso ti dico che un momento era lì e il momento successivo non c’era più. L’hai vista pure tu, no?»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Avevo visto anche io questa cosa, sì. Si erano formate delle piccole onde al posto dell’isola. Come quando a mare buttavi un sassolino e mentre questo arrivava sul fondo lì in superficie si formavano le onde.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Hugo, le isole non spariscono!»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Jack è sparita, davvero» aggiunse Kate.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Non posso crederci, John c’è riuscito!» continuò Hugo felice.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Hugo non dire assurdità! John non può aver spostato l’isola.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Va bene Jack, allora dammi tu una spiegazione plausibile perché l’isola era lì e ora non c’è più.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Sotto di noi c’era soltanto l’oceano blu. Una quantità sterminata di blu. Sopra e sotto, di lato. Blu in tutte le direzioni. Ero convinto che ci potessimo godere un attimo di tregua, ma non accadeva mai. Quanto più ci speravi più inducevi il verificarsi di eventi negativi.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">«Ragazzi vi annuncio che il carburante è completamente finito» disse Frank.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Era di nuovo la fine. <em>“La fine”</em>. The End. Game Over. Sarebbero apparsi i titoli di coda e non ci saremmo più salvati. Avevamo scampato troppe volte la morte e ora saremmo tutti morti. Ero così devastato, così stanco che forse non mi importava neanche più, ma vi assicuro che avevo il terrore che mi trasudava ovunque. Ero stato il leader dal primo giorno. Mi avevano nominato senza che io avessi fatto nulla e questa cosa mi pesava. Un leader non poteva arrendersi mai. Avrei desiderato non esserlo, fare solo parte del branco e ubbidire.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Sperai che l’elicottero si salvasse in qualche modo. Che tutto si risolvesse.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Ci lanciammo coi giubbotti di salvataggio prima che avvenisse lo schianto e cademmo in acqua.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:x-medium;">Per la prima volta non mi importava cosa sarebbe accaduto.</span></p>
<p style="text-align:right;"><em>30 agosto 2010</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">Per la licenza di tutti gli articoli e racconti di questo blog: <a href="http://giovanniventuri.com/scritti/">qui</a>.</p>
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			<media:title type="html">L&#039;Isola</media:title>
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	</item>
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		<title>Sabbia&#8230; racconto</title>
		<link>http://giovanniventuri.com/2010/06/14/sabbia-racconto/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 18:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[cento autori]]></category>
		<category><![CDATA[il racconto nel cassetto]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[sabbia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa vi dissi che stavo partecipando a un concorso che avrebbe dato possibilità di diventare visibile come autore. Ecco, non ho vinto, ma il mio racconto è ancora in gara. Si può leggerlo e, se piace, votarlo. Tra quelli di maggior gradimento da parte di voi lettori se ne selezioneranno 10 che saranno affidati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=564&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa vi dissi che stavo partecipando a un concorso che avrebbe dato possibilità di diventare visibile come autore. Ecco, non ho vinto, ma il mio racconto è ancora in gara. Si può leggerlo e, se piace, votarlo. Tra quelli di maggior gradimento da parte di voi lettori se ne selezioneranno 10 che saranno affidati a una giuria tecnica che decreterà un solo vincitore che pubblicherà, senza alcuna spesa, nella collana &#8220;Leggere Veloce&#8221; delle <a href="http://www.centoautori.it/" target="_blank">Edizioni Cento Autori</a>.</p>
<p><span id="more-564"></span>Sto parlando dell&#8217;ottava edizione del concorso &#8220;<a href="http://www.assoali.com/Dettaglio_Racconto.aspx?Concorso_ID=9&amp;sPro=1" target="_blank">Il racconto nel cassetto</a>&#8220;. La scandenza del concorso on-line è fissata per il 15 ottobre, quindi votate, votate, votate <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>C&#8217;è la sezione &#8220;Racconti e romanzi brevi&#8221; e &#8220;Fiabe e storie per bambini&#8221;. Potete accedere <a href="http://www.assoali.com/Concorso.aspx?Concorso_ID=9" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Il <a href="http://www.assoali.com/Partecipante.aspx?Partecipante_ID=1482" target="_blank">mio testo</a> (ben 20 cartelle) appartiene alla prima categoria, con una storia da romanzo breve in realtà, ma mi ci sono dedicato con impegno per scrivere una cosa di qualità, ovviamente sarete solo voi a poter giudicare quanto piaccia o quanto non piaccia. Se sono riuscito nell&#8217;intento oppure ho miseramente fallito <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Non do mai nulla per scontato in certi campi, ma visto che ho già pubblicato qualche volta alcuni racconti, credo che almeno sperare non mi costi nulla <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>Come nasce &#8220;Sabbia&#8221;? In realtà doveva partecipare a un bando di concorso per la regione Emilia Romagna sul tema del mare, ma non sono riuscito per tempo a correggerlo. Ho fatto quasi le due di notte per finirlo, ma poi non sono riuscito a spedirlo. Lo volevo sistemare, correggere, così, quando ho saputo di questo concorso che prevedeva massimo 15 cartelle ho dovuto solo correggerlo e spedirlo senza grandi modifiche (il limite massimo di battute era pressoché lo stesso). Come si dice, ci proviamo.</p>
<p>Dovrò attendere il 3 novembre per sapere se sarò il famoso fortunato.</p>
<p>Se volete, potete scaricare <a href="http://www.assoali.com/Partecipante.aspx?Partecipante_ID=1482" target="_blank">qui</a> il testo completo del racconto, leggerlo e poi, se di vostro gradimento, votatelo. Naturalmente lo stesso è protetto secondo il diritto d&#8217;autore, sia che venga pubblicato dalla casa editrice, sia che non venga pubblicato <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  . Lasciate un commento post lettura, anche se breve, anche se non è piaciuto, non è che uno deve commentare solo se piace <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p><a href="http://www.assoali.com/Votati.aspx?Votati_ID=1&amp;Concorso_ID=9" target="_blank">Qui</a> la classifica dei primi dieci delle due categorie.</p>
<p>La &#8220;casetta&#8221; di cui si parla nel racconto è tirata fuori dall&#8217;acquerello &#8220;Maglio di colla 2001&#8243; che potete trovare <a href="http://www.adhikara.com/rini-widmer/sitemap-rini-widmer.htm" target="_blank">qui</a>, opera della pittrice Rini Widmer <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Le sue opere mi piacciono molto.<span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"><br />
</span></p>
<p>Alla prossima.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/564/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=564&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Giri di parole&#8230; Navarra Editore</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 09:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[giri di parole]]></category>
		<category><![CDATA[il mio migliore amico]]></category>
		<category><![CDATA[lo so]]></category>
		<category><![CDATA[navarra editore]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivere è bello, ma quando l&#8217;argomento è così invitante e interessante, come quello proposto da Navarra Editore, non puoi non accettare la sfida. Ho partecipato all&#8217;iniziativa &#8220;Giri di parole&#8221; con due racconti. Non più di tre racconti tra le 6000 e 18000 battute. Il tema è &#8220;io e gli altri&#8221;, un argomento interessante e stimolante [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=558&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere è bello, ma quando l&#8217;argomento è così invitante e interessante, come quello proposto da <a href="http://www.navarraeditore.it/" target="_blank">Navarra Editore</a>, non puoi non accettare la sfida.</p>
<p>Ho partecipato all&#8217;iniziativa &#8220;<a href="http://www.navarraeditore.it/il-concorso-ii-edizione.html" target="_blank">Giri di parole</a>&#8221; con due racconti. Non più di tre racconti tra le 6000 e 18000 battute. Il tema è &#8220;io e gli altri&#8221;, un argomento interessante e stimolante che permette di dire tanto e in vari modi.</p>
<p><span id="more-558"></span>La casa editrice ha pubblicato in anteprima gli incipit dei racconti, ovvero la parte iniziale degli stessi <a href="http://www.navarraeditore.it/incipit-racconti.html" target="_blank">qui</a>. Come dicevo, ci sono anche io con &#8220;<a href="http://www.navarraeditore.it/incipit-racconti/760-qlo-soq-giovanni-venturi.html" target="_blank">Lo so</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://www.navarraeditore.it/incipit-racconti/759-il-mio-migliore-amico-giovanni-venturi.html" target="_blank">Il mio migliore amico</a>&#8220;. Il secondo era un&#8217;idea che avevo avuto circa un anno fa e che per motivi legati alla dimensione del testo stesso non ero riuscito a dare un corpo preciso alla storia. Non sono eccelso a scrivere racconti brevissimi. Credo sia anche una cosa che riesca di rado. Con Navarra Editore è possibile arrivare a 18000 battute, in pratica una manna dal cielo <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ed ecco così che ho sviluppato un tema che in modo molto diverso ho incrociato con un altro mio racconto. Un tema che mi sta a cuore in un certo qual modo. D&#8217;altra parte se si scrivesse di argomenti di cui non importa nulla perché mai lo si farebbe? <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Buona lettura dell&#8217;incipit. Speriamo venga selezionato per far parte dell&#8217;antologia <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  , così magari sarà possibile leggere anche il finale, no? <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>Ah, non vi dimenticate di lasciare un vostro commento. Anche se non gradite il racconto. Potete lasciarlo anche in coda al racconto sul sito della casa editrice, oltre che qui.</p>
<p>Alla prossima.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=558&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Follia a catena &#8211; racconto</title>
		<link>http://giovanniventuri.com/2010/03/08/follia-a-catena-racconto/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco a voi il racconto sulla follia. È ecceduto nella dimensione ecco perché non è stato accettato al concorso&#8230; Sì, magari anche per altri motivi . Non lo so. Non ho avuto tempo per scriverne uno più breve. A volte essere brevi è un bene, altre volte è un limite. In fondo sono quasi sei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=385&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco a voi il racconto sulla follia. È ecceduto nella dimensione ecco perché non è stato accettato al concorso&#8230; Sì, magari anche per altri motivi <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  . Non lo so. Non ho avuto tempo per scriverne uno più breve. A volte essere brevi è un bene, altre volte è un limite. In fondo sono quasi sei cartelle e mezzo, circa 11&#8217;500 battute.</p>
<p>Per chi lo avesse già letto oggi: ho modificato di nuovo il racconto alle 21.56, quindi va riletto <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . C&#8217;è un finale &#8220;diverso&#8221; e ci sono alcune scene che rendono e svelano alcune piccole cose come i riferimenti al film che si cita nella battuta del protagonista.</p>
<p>Diciamo che questo non il mio classico genere. È un esperimento letterario. In fondo scrivere è sperimentare, è divertirsi. Magari questo racconto lo troverete pessimo e inconclude, oppure divertente, magari sorriderete, non lo so, non posso saperlo, ma il piacere che lo leggiate fino in fondo può placare la mia curiosità&#8230; almeno dovrebbe <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p><strong>Aggiornamento del 9 marzo ore 22:35</strong></p>
<p>Ho di nuovo rivisto il racconto per un bel pezzo mettendo un po&#8217; di ordine al caos che avevo lasciato tra le righe. <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Chissà se questa sarà o meno la versione finale. Ho dato un po&#8217; più di finale al finale <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  . Quota 18500 battute, ovvero 10 catelle. Serve pazienza per seguirmi <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>Buona lettura/rilettura.</p>
<p><span id="more-385"></span></p>
<blockquote><p><em>Il racconto è attualmente in revisione dato che era un esperimento ora va davvero sistemato <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  .</em></p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/385/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/385/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=385&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Abate Alferio &#8211; racconto</title>
		<link>http://giovanniventuri.com/2010/03/04/abate-alferio-racconto/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 22:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[abate alferio]]></category>
		<category><![CDATA[angelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto che segue è stato gentilmente concesso da mio cugino Angelo. Risale all&#8217;11 settembre del 1994. Lo riporto così com&#8217;è senza modifiche. Spero sia di vostro gradimento. “ABATE ALFERIO” di Angelo Cozzolino «ABATE ALFERIO (via) &#8211; Fraz. Secondigliano &#8211; dalla str.prov. di Caserta alla v. Monte Faito. CAP 80144» Lesse Gennariello sulla guida stradale. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=366&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } --></p>
<p lang="it-IT">Il racconto che segue è stato gentilmente concesso da mio cugino Angelo. Risale all&#8217;11 settembre del 1994. Lo riporto così com&#8217;è senza modifiche. Spero sia di vostro gradimento.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span id="more-366"></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } --> <!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } --></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;" lang="it-IT">“<span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Calisto MT;"><strong>ABATE ALFERIO</strong></span><span style="font-family:Calisto MT;"><em>”</em></span><span style="font-family:Calisto MT;"> di </span><span style="font-family:Calisto MT;"><em>Angelo Cozzolino</em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p style="text-align:center;" lang="it-IT"><em>«ABATE ALFERIO (via) &#8211; Fraz. Secondigliano &#8211; dalla str.prov. di Caserta alla v. Monte Faito. CAP 80144»</em></p>
<p style="text-align:left;" lang="it-IT">Lesse Gennariello sulla guida stradale. Il padre fece: &#8211; Ramme ccà &#8211; e gli strappò di mano la guida, sedendosi al tavolo.<br />
- Jammo jà Genni, iesce ‘a vi’e fore!<br />
Erano i suoi amici del rione che erano venuti a chiamarlo dalla finestra del basso. Si sentiva nella strada deserta a quell’ora solo il rumore dei motorini fermi.<br />
- Cia’ babbo<br />
- Addo’ vaje, aspié, m’i’a ì a ffà chella commissione<br />
- Vaco rimane, pa’- e non lasciò neanche il tempo di rispondere che uscì, saltò sul “Si” di Nicola e tutto il branco si mise in moto per la strada arroventata dal sole.<br />
Attraversarono in un tempo che a Genni sembrò breve i Vergini e Foria, senza incontrare un minimo di traffico. Enzuccio, notando un solitario passante, sfrecciando a tutta velocità gli sputò contro, senza tuttavia centrarlo. Un bambino affacciato a una finestra si mise a ridere.<br />
- Uagliù, saglimmo p’a ruanella!<br />
Impennando come un vero cowboy Nicola si mise alla testa del gruppo.<br />
Arrivati all’altezza dell’uscita della tangenziale sul viale Maddalena, si accorsero che una macchina della polizia, sbucata da S. Maria del Pianto, li seguiva. La notizia, urlata nel vento da motore a motore, arrivò a Gennariello: scambiate due parole con Nicola, quest’ultimo drizzò su una ruota il proprio mezzo e accelerò vertiginosamente. Immediatamente tutti gli amici lo seguivano. L’auto si mise alla caccia del gruppo, ma era difficile acciuffare il branco, disposto quasi su tutta la larghezza della carreggiata. Dopo il vertice dei 7 Grandi, l’aspetto della strada era molto migliore, pensò Gennariello. Guardando dall’alto la scena, un osservatore avrebbe pensato a qualche auto presidenziale con tanto di scorta.<br />
Quasi di fronte all’obelisco di Capodichino, i motorini si sparpagliarono: alcuni ridiscesero verso Ottocalli, altri proseguirono per Secondigliano; solo Nicola si diresse deciso a destra, costeggiando l’aereoporto. Pochi secondi di smarrimento, e anche la macchina si mise alle spalle del motorino solitario.<br />
- Nicò, addo’ amm’a ggirà?<br />
- Ch’ c… n’ saccio, Genni<br />
- S’anno mise ‘ncopp’a strada provinciale, mo’ ch’e ‘cchiappammo ce facimmo ‘nu paliatone a cchilli dduje muccuse &#8211; disse il poliziotto.<br />
- Mannaccia, gìrete Genni, ce stanno piglianno?<br />
A questo punto la voce di Nicola, prima così temerario e deciso, si era un po’ incrinata.<br />
- È mmai possibbile ca cu ‘na machina nun riuscimm’a ppiglià a ‘nu mezzo ‘e m…? &#8211; disse l&#8217;appuntato al collega.<br />
- E statte zitto Michè, te crerisse ca fosse ‘na pazziella a ppurtà ‘a machina comm’a Straschi e Acc? &#8211; e rideva.<br />
- Che?<br />
Gli occhi di Nicola sembravano quelli di un cervo impaurito.<br />
Svoltarono. La tabella viaria segnava sul muro “via Abate Alferio” e Gennariello pensò che quella doveva essere, in un certo senso, la conclusione “logica” della corsa.<br />
In effetti quel muro di cemento gli diede ragione.</p>
<p style="text-align:right;" lang="it-IT"><em>11 Settembre 1994</em></p>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/366/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=366&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;appartamento in via Santa Lucia &#8211; racconto</title>
		<link>http://giovanniventuri.com/2010/02/26/lappartamento-in-via-santa-lucia-racconto/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 08:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[geografie del mistero]]></category>
		<category><![CDATA[giulio perrone editore]]></category>
		<category><![CDATA[l'appartamento in via santa lucia]]></category>
		<category><![CDATA[lab]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto che l&#8217;appetito vien mangiando vi propongo l&#8217;inizio del mio racconto &#8220;L&#8217;appartamento in via Santa Lucia&#8221; comparso nell&#8217;antologia &#8220;Napoli. Geografie del mistero&#8221; edito dalla sezione LAB di Giulio Perrone Editore. &#160; &#160; Spero in un vostro commento o contatto. Mi rendo conto che non tutti vogliono lasciare la loro impressione o forse molte volte non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=350&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Visto che l&#8217;appetito vien mangiando vi propongo l&#8217;inizio del mio racconto &#8220;L&#8217;appartamento in via Santa Lucia&#8221; comparso nell&#8217;antologia &#8220;Napoli. Geografie del mistero&#8221; edito dalla sezione <a href="http://perronelab.it/">LAB</a> di <a href="http://giulioperroneditore.it/" target="_blank">Giulio Perrone Editore</a>.</p>
<p><span id="more-350"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_325" class="wp-caption alignright" style="width: 205px"><a href="http://giochidiparole.files.wordpress.com/2010/02/geografiadelmistero-na.jpg"><img class="size-medium wp-image-325" title="Napoli. Geografie del mistero" src="http://giochidiparole.files.wordpress.com/2010/02/geografiadelmistero-na.jpg?w=195&#038;h=300" alt="Napoli. Geografie del mistero" width="195" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Napoli. Geografie del mistero. Giulio Perrone Editore/LAB</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spero in un vostro commento o contatto. Mi rendo conto che non tutti vogliono lasciare la loro impressione o forse molte volte non c&#8217;è nulla da aggiungere, però mi farebbe piacere interagire con te lettore <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Tanto per diventare uno scrittore famoso, o forse diventare Scrittore, occorre tempo, pazienza, impegno, impegno, impegno e un po&#8217; di fortuna che non guasta mai. Questo è il mio sogno nel cassetto se vogliamo, uno dei tanti, quindi non sono qua ad autoelogiarmi. Non è davvero il caso, anche perché non è così che si riconosce uno scrittore. Credo che un vero autore di narrativa passi indifferente, sconosciuto, a differenza di attori e politici che li vedi sempre in tivù. I primi molto più simpatici dei secondi <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Lo scrittore è una persona comune ricca dentro e che apprezza la vita in tutto e per tutto, poi non so <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>L&#8217;antologia è <a href="http://perronelab.it/node/301" target="_blank">qui</a>, in caso si voglia comprarla direttamente, al solito ci sono <a href="http://perronelab.it/node/2" target="_blank">librerie convenzionate</a> in cui prenotarla o richiederla direttamente a me se vi va <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Per l&#8217;incipit del libro: <a href="http://perronelab.it/sites/perronelab.it/files/incipit/Incipit_Napoli.pdf">qua</a>.</p>
<p>Non credo riuscirete a indovinare il finale o quello che succederà ai due protagonisti, alla fine del racconto <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  . Non è il solito racconto, anche se dalle premesse potreste pensarlo <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  &#8230; Va bene, ho capito, basta chiacchiere. Ecco l&#8217;incipit del mio racconto:</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align:center;">&#8220;L’appartamento in via Santa Lucia&#8221; di Giovanni Venturi</h2>
<p>La casa era un disastro. Un vero disastro. C’erano ragnatele, umidità, pareti da intonacare e dipingere, pavimenti vecchi, scoloriti, crepati e con diverse macchie di ruggine, puzza di muffa e umidità. Bagno, cucina e soggiorno presentavano gli stessi problemi. Grossi lampadari antichi sovrastavano le loro teste. Le finestre erano ridotte a pezzi di legno fradicio.<br />
– Potrebbe esserci una perdita d’acqua tra pavimento e pareti – ipotizzò il ragazzo.<br />
– Signor Balbi, le ripeto: questo è l’affare della sua vita. La casa è grande. Si tratta di fare solo qualche piccolo ritocco – ribadì ancora una volta l’uomo dell’agenzia immobiliare.<br />
– Ma lei è cieco o cosa? Qualche piccolo ritocco? Qua c’è da abbattere tutto e rifare da zero. Occorrono risorse infinite.<br />
– Potrebbe essere l&#8217;occasione giusta per crearci degli ambienti fatti su misura, pensaci, Marco – rispose Elena.<br />
– Non lo so, non lo so.<br />
Il ragazzo fissò di nuovo il venditore. Avrà avuto non più di trent’anni. Vestito classico nero con tanto di giacca e cravatta abbinate. Mocassini neri, camicia bianca e un paio di occhiali da almeno trecentomila lire. Sembrava fosse a un matrimonio e non una semplice valutazione immobiliare.<br />
– Non mi va di fare arricchire gente simile – sentenziò Marco. – Spunta un’agenzia nuova ogni due settimane in qualsiasi angolo della città per proporre delle pessime case a prezzi da capogiro&#8230;<br />
– Se mi fa parlare&#8230; – intervenì senza scomporsi il giovane. – Le posso garantire che quest’appartamento è un’occasione rara. Appena sessanta milioni di lire.<br />
Il ragazzo e la ragazza si fissarono a vicenda. Erano rimasti molto sorpresi.<br />
– Lei mi sta dicendo che un appartamento come questo, di centoventi metri quadri, in Borgo Santa Lucia, costa così poco?<br />
– Vale il prezzo giusto.<br />
– È ridotta malissimo, ma voi agenzie ricavate oro dalla merda. Come mai così poco?<br />
– Signor Balbi, moderi i termini e mostri un po’ più di rispetto per il mio lavoro – si risentì l’uomo.<br />
– Sta scherzando? Credo che questa sia una truffa bella e buona. Dov’è il trucco? C’è qualche cifra milionaria di vecchie bollette da pagare per entrare in possesso dell’immobile? O c’è morto qualcuno? Magari proprio qui – riprese Elena indicando il pavimento.<br />
All’improvviso un vento freddo le salì lungo le gambe. Era maggio, quella settimana c’era stata un’ondata di caldo spaventosa. La ragazza si ammutolì. Continuava a percepire il freddo. Il venditore non le rispose. All’improvviso la porta alle loro spalle si richiuse. All’inizio si avvertì un lieve cigolio, poi ci fu un rumore molto forte, come se una folata di vento avesse attraversato l’appartamento. Le finestre erano chiuse, ma, a un certo punto, uno dei vetri cadde sul pavimento e si frantumò in tanti piccoli pezzi. Elena urlò.<br />
– Meglio andare – aggiunse in fretta. – Ho freddo. Ci ripensiamo e le facciamo sapere.<br />
– Sì, ma non metteteci molto per decidere. Le case vanno a ruba.<br />
Il venditore sorrise e incrociò le braccia sul petto.</p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/350/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=350&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il lampione &#8211; racconto</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 17:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
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		<category><![CDATA[il lampione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco di seguito un racconto scritto a quattro mani con mio cugino. Il testo è datato settembre 1994. Lo ripropongo così come era stato ideato 16 anni fa. Vi ricordo che tutti i racconti sono disponibili nelle sezione &#8220;Scritti&#8221; e che sono tutti protetti da licenza Creative Common. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=278&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco di seguito un racconto scritto a quattro mani con mio cugino. Il testo è datato settembre 1994. Lo ripropongo così come era stato ideato 16 anni fa. Vi ricordo che tutti i racconti sono disponibili nelle sezione &#8220;<a href="http://giovanniventuri.com/category/scritti/" target="_self">Scritti</a>&#8221; e che sono tutti protetti da licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">Creative Common</a>. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver letto il racconto, lascia un tuo commento, grazie <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Non è difficile.<br />
<span id="more-278"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:large;">&#8220;Il lampione&#8221;</span></strong> di <em>Giovanni Venturi</em> e <em>Angelo Cozzolino</em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Forse per distrarmi dovrei girare un po’, ma d’altronde è abbastanza difficile: quando sei legato a un posto non puoi separartene facilmente.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Di pomeriggio mi sento sempre spento, come oggi, per esempio. Sono così annoiato che mi sento quasi arrugginito. Un cane, intanto, come spesso accade, non ha trovato un posto migliore per venire a fare i suoi bisogni e io resto lì fermo ad aspettare che il fiotto si esaurisca, come se quella di pisciatoio fosse la mia vera funzione.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">D’altra parte, sono più utile in questo modo, visto che se ci sono o no a fare luce nessuno se ne accorge. Forse dovrei provare riconoscenza per il cane: almeno lui si è accorto che esisto.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">L’aspetto di questa strada della periferia industriale è cambiato poco negli ultimi anni: va be’, io sono cambiato ancor meno. Ecco due ragazzi che passano davanti a me. Mi sembra che abbiano due sassi nelle mani; forse me li getteranno contro? Sì, ecco che uno prende la mira e tira. Sento il sibilo dell’aria a pochi centimetri da me: mi ha mancato. Del resto, dall’altra parte del marciapiede era difficile centrarmi, e se avesse frantumato il mio vetro la mia stessa esistenza sarebbe diventata per sempre inutile. Sono stato fortunato. In effetti, i due amici si sono girati e ora tirano dritto, allontanandosi da me. Forse stanno cercando qualche altro obiettivo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Ecco, ci stanno accendendo tutti quanti: dapprima facciamo poca luce sulla strada, ma poi pian piano col passare dei minuti l’ombra che avvolge la strada si trasformerà in penombra. È una bella sensazione, soprattutto d’inverno, quando fa più freddo e ci si deve scaldare un po’. Non che io soffra particolarmente il freddo, però… come dire, però è bello lo stesso.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Ora stiamo arrivando al massimo della luminosità ed è un po’ come stiracchiarsi dopo un lungo sonno, anche se non ho l’abitudine di dormire molto. Passa una macchina sfrecciando, e alza anche un po’ di vento: i fogli di cartone bruciacchiati sull’altro marciapiede si spostano di qualche metro. Finalmente, dopo tanta monotonia qualche distrazione. Era già da una settimana che stavano lì, e io mi stavo annoiando un tantino.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Di solito, a tarda ora, qualcuno si ferma sotto la mia luce. Io me ne sto lì curioso ad ascoltare i loro discorsi.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Quando parlano. Perché di solito sono ubriachi che si siedono sul marciapiede, tutti fetidi di vino, e una volta, qualche anno fa, uno mi vomitò addosso. O forse era qualche mese fa? Non ricordo bene, il tempo non è uguale per tutti. Almeno credo, perché non l’ho mai chiesto a nessuno. Certe sere, poi, si fermano delle coppiette sotto di me o vicino al muro alle mie spalle. Li sento chiacchierare a bassa voce, non riesco a sentire tutto bene. Sembrano felici assieme, si capisce da come si guardano. Poi s’incamminano sempre da quella parte. Chissà cosa ci sarà di là. Mah. L’altra sera invece due fidanzati si misero a litigare proprio sotto di me, e a un certo punto lei scoppiò a piangere. Lui le stava dicendo che la loro storia era finita. Poi lui se ne andò e lei rimase seduta all’incirca proprio dove si siedono gli ubriachi. Piangeva.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Si è fatto buio completo. Cioè, il cielo ovviamente. Qui io, modestamente, nel mio piccolo faccio un po’ di luce. Il cane di prima passa di nuovo qui, ma non guarda nemmeno da questa parte e io lo vedo scomparire dietro l’angolo che sta a una cinquantina di metri.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Chissà se stasera vedrò qualcuno.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Gli altri lampioni sono pieni di scritte: scritte di tifosi, scritte di innamorati, anche semplici scarabocchi. Per fortuna, ogni tanto passa qualcuno che fa dei graffiti e allora passo la serata a leggere: leggere prima di andare a dormire è un’abitudine diffusa, da ciò che ho sentito dire. Io a letto non ci vado, però a una certa ora mi spegneranno. Chissà chi sarà che mi accende e mi spegne. O se sarà passato mai davanti a me. Che dubbi strani mi vengono in mente certe volte, mi verrebbe voglia di andare a vedere, a controllare chi è.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Quando mi spengono di notte, non si può vedere più niente e allora mi faccio una specie di “sonnellino”, se così si può dire di un lampione. Poi, con le prime luci dell’alba, iniziano i rumori che mi “svegliano” del tutto. Da lontano si sentono soprattutto i cantieri che lavorano: forse fanno nuovi palazzi, a giudicare dalle gru. Ma non ci ho mai dato un’occhiata di persona. Forse faranno anche altri lampioni?</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Comunque, stasera niente di nuovo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Sempre le stesse cose, gli stessi cani, gli stessi gatti. Le persone no: ogni volta vedo gente diversa. Però alcuni passano sempre qui davanti, ogni mattina. Quasi mi verrebbe voglia di seguirli. Ogni sette giorni, poi, passano decine di motorini coi conducenti tutti vestiti di sciarpe, giubbini e cappelli colorati, e sempre dello stesso colore.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">La mia stagione preferita è l’inverno. So che in quel periodo da qualche parte nevica, ma non so cos’è la neve: ovviamente, sono tutte notizie così, per sentito dire.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Ci penso spesso; così come al mare, che però ho visto in un manifesto che avevano affisso proprio di fronte a me, qualche settimana fa. O era qualche mese fa?</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Mah.</span></p>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giochidiparole.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giochidiparole.wordpress.com/278/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=278&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lontani dal mondo &#8211; racconto</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 21:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[giulio perrone editore]]></category>
		<category><![CDATA[in treno]]></category>
		<category><![CDATA[lontani dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco il primo racconto della serie promessa. Il testo è stato pubblicato nell&#8217;antologia &#8220;In treno&#8221; edita da Giulio Perrone Editore. Come il resto degli articoli di questo blog, il racconto è protetto da una licenza Creative Common, oltre che essere parte di una edizione cartacea di un editore. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovanniventuri.com&amp;blog=7935028&amp;post=261&amp;subd=giochidiparole&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_187" class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><a href="http://giochidiparole.files.wordpress.com/2009/10/intreno.jpg"><img class="size-medium wp-image-187" title="In treno" src="http://giochidiparole.files.wordpress.com/2009/10/intreno.jpg?w=194&#038;h=300" alt="In treno" width="194" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">In treno. Giulio Perrone Editore/LAB</p></div>
<p>Ecco il primo racconto della serie promessa. Il testo è stato pubblicato nell&#8217;antologia <a href="http://giochidiparole.wordpress.com/2009/10/25/in-treno-ci-sono-anche-io/">&#8220;In treno&#8221;</a> edita da <a href="http://perronelab.it">Giulio Perrone Editore</a>. Come il resto degli articoli di questo blog, il racconto è protetto da una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">Creative Common</a>, oltre che essere parte di una edizione cartacea di un editore. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver letto il racconto, lascia un tuo commento, grazie <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .<br />
<span id="more-261"></span></p>
<blockquote>
<h2 style="text-align:center;">&#8220;Lontani dal mondo&#8221; di Giovanni Venturi</h2>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Ho sempre odiato il treno. Un viaggio allucinante in una carrozza che sembra uscita fuori dalle caverne. Ho viaggiato all’estero e posso garantire che il servizio è completamente diverso, inoltre è molto più affidabile. Ho vissuto un anno a Ludwigsburg, in Germania, e la puntualità e la comodità del viaggio in treno lo rendevano piacevole, poi sono tornato in Italia e tutto mi sembrava così diverso. Ancora non mi sono realmente ambientato a quello che una volta era il mio paese.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Di solito i treni qui portano un ritardo che varia tra i venti minuti e le tre ore. Quando compro il biglietto alla stazione prego sempre affinché l’orario di arrivo non sia completamente casuale. Mi porto sempre un libro appresso, ma di solito dopo aver letto due o tre pagine mi addormento. Quando mi risveglio mi ritrovo in un ambiente rumoroso di gente che parla, parla e parla e telefona rendendoti partecipe dei loro discorsi. E allora scopri che sull’Eurostar ad Alta Velocità c’è un allenatore di una squadra di calcio di ragazzini, uno sceneggiatore di Cinecittà che scrive fiction televisive e che di lì a sei mesi ci sarà una nuova produzione RAI con Raul Bova. Di fronte a te, mentre batte i tasti sul suo portatile, c’è una giornalista che prepara un suo articolo, magari uno scoop, chissà. Oppure c’è uno scrittore famoso di cui ignori completamente le opere. Storie, tante storie.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Quando il treno si ferma all’improvviso per un po’ e non ricevi alcuna notizia dal personale di bordo, allora la gente inizia a raccontarsi le proprie esperienze disastrose di attese interminabili per giungere a destinazione. E stai sicuro che quando la carrozza si arresta per più di dieci minuti lontano dalla stazione, allora sai che non arriverai a destinazione con venti minuti di ritardo, ma molti di più.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Inizia ad esserci il via vai nei corridoi. Qualcuno si affaccia dal sediolino cercando di seguire i movimenti del capotreno e delle hostess di bordo. I bambini iniziano a fare la lotta e a correre.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Piccoli, non disturbate le persone.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Io sono il mostro del fuoco» grida uno bimbo coi capelli ricci color carota. Credo abbia sui sei anni.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«E io sono il mostro dell’acqua» ghigna un bimbo biondo un po’ più piccolo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Cominciano a spingersi e a tirarsi finché non finiscono gambe all’aria proprio in mezzo al corridoio. Il più grande ha la meglio su di lui e l’altro inizia a piangere e strillare.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Mamma, Carlo mi ha fatto male, picchialo.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Daniele, su, vieni qui.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Mamma, picchialo» urla. «Picchialo è cattivo!»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Qualcuno è nuovo del fenomeno e lo vedi guardarsi in giro spaesato, completamente impreparato a ciò che abbiamo qui, lontani da Ludwigsburg, lontani dal mondo.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Eppure il treno procedeva spedito. Sarei stato a casa diciamo in circa mezz’ora, ma appena ci ho pensato c’è stato il rallentamento. Maledizione!</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">C’è una ragazza davanti a me che non ha fatto altro che stare a telefono da quando siamo partiti da Bologna. Una telefonata dopo l’altra senza sosta. Ha i capelli ricci neri, il naso piccolo, la bocca carnosa e il seno grosso. Quando squilla il suo cellulare si guarda intorno come per capire se il suono dà fastidio o meno. Ogni volta è la stessa scena, poi risponde e ti rende partecipe dei suoi discorsi.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Ciao&#8230;» comincia. «Mi sei mancato moltissimo stanotte. Ti ho pensato a pazza.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Si ferma un attimo e guarda il finestrino. Fuori c’è un ricco campo di grano. Il sole sta tramontando. Ho un po’ freddo, così stringo le mie braccia come se avessi una coperta invisibile. Allungo le gambe ma trovo quelle di lei.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Scusi» le dico.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">La ragazza non se ne accorge nemmeno, continua a ripetere che ha pensato al ragazzo che l’ha telefonata.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Sì, proprio a pazza, sì. Non ci credi? Ma è vero&#8230; Ora? Siamo fermi. Saranno già venti minuti. Sì, sì, mi sono rotta di fare su è giù, ma se penso a te sto meglio.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Per un attimo incrociamo lo sguardo. Sorride, non so se sia rivolta a me imbarazzata per le cose che dice al telefono, oppure perché lui le sta dicendo qualcosa di carino. Ha una schiera di minuscolissime lentiggini a forma di stella sulle guance. Devo dire che è molto carina.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Ci vediamo stasera?» chiede, ma mi fissa. «E non so a che ora, perché qua la cosa penso andrà per le lunghe.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Attenzione» annuncia qualcuno dall’altoparlante. «Il treno è fermo nei pressi di&#8230;»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Anche l’impianto audio non è dei migliori. Non si odono le parole. Va a scatti come quando sei con il cellulare in prossimità di una galleria e poi cade la linea.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Siamo fermi? Ma davvero? Non ce ne eravamo accorti» osserva in modo ironico un uomo sui cinquant’anni. «Fosse una volta e non ci fosse un imprevisto.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Ti voglio, Marco» continua la ragazza.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Strana situazione. Anche io mi chiamo Marco.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Si tocca il seno e continua a sorridere.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Ti ho pensato a pazza» ripete almeno altre dieci volte.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Dopo venti minuti attacca il telefono e mi fissa.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Ogni volta che devo ritornare è un’avventura» mi dice.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Capita.» È mia coetanea. Chissà cosa fa nella vita.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Speriamo che si muove» continua lei.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Informiamo i viaggiatori che per un guasto sulla linea Alta Velocità torneremo a Roma Termini e ripartiremo alla volta di Napoli seguendo in direzione Formia.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Noooooo» è il boato generale nel treno.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">I bambini riprendono le lotte. La gente inizia a parlare ad alto volume. Guardo il libro sul tavolino e scopro che non mi va di leggere. Sono distratto da lei e dal caos. Sarà un lungo viaggio prima di tornare, magari vediamo se posso rientrare anche io nei suoi pensieri a pazza.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">«Pronto? Ciao, Filippo» riprende lei. «Ti ho pensato molto. Non ho dormito stanotte. Ti ho pensato a pazza.»</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Ah, ecco. È la prassi. Deve essere una buona pazza.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Continua a ripetere quella frase come un disco, poi mi fissa ogni tanto e mentre lei parla non posso fare altro che ascoltarla. Prima o poi dovrà smettere e allora vedremo che dice di me. Se da domani sera penserà a me nello stesso modo. Chissà che non sia la volta buona che un mega ritardo in treno non porti qualche risvolto positivo alla mia esistenza di venticinquenne pendolare.</span></p>
<p style="text-indent:1cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:x-medium;">Siamo arrivati, così mi ridesto dal sonno, ma lei non c’è più. Mi sa che è scesa prima. Che peccato!</span></p>
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