Diario di viaggio n°5 – carta stampata


Eccomi qui, dopo una lunga pausa.

Quando scrivo utilizzo il computer e in particolare uso l’applicazione KOffice 1.6.3 sotto l’ambiente libero KDE senza Windows 😉 . Per il romanzo per esempio, sto accumulando pagine e pagine e ogni tanto mi fermo e rileggo quello che ho scritto l’ultima volta per poter correggere e poi andare avanti. In certi periodi mi fermo e ricomincio la lettura dal principio per annotare delle cose, per controllare, date, eventi e incoerenze varie che posso aver lasciato nel testo dopo aver modificato varie volte il testo stesso.

All’epoca delle macchina da scrivere, quando si faceva un errore di battitura, si era costretti a rifare la pagina dal primo rigo. Vi assicuro che l’ho anche sperimentato 🙂 . Oggi con l’uso di un programma di videoscrittura al computer si correggono errori in tempo reale senza spreco di carta. Addirittura c’è il controllo ortografico integrato che permette di evitare sviste e, con la funzione di sostituzione automatica, il classico “quetso” viene corretto senza nostro intervento in “questo”. Un classico errore di battitura abbastanza frequente 😉 .  Insomma la vita dello scrittore è stata agevolata molto.

Nonostante ciò, a un certo punto devo mettere nero su bianco e stampare le pagine, prendere una bella matita e correggere a mano. Alla fine, il monitor mi impedisce una vera correzione. Mi accorgo addirittura di errori che pensavo di non trovare più dopo aver fatto la quinta sesta revisione parziale.

L’opera stampata mi dà anche un senso di gioia, nel senso che vedo tutte quelle pagine e immagino come sarà quando avrò corretto tutto, ma proprio tutto. Magari mandato all’editore e poi pubblicato… Certo, solo che trascuro un piccolo dettaglio. Mi manca un camino, sennò potrei anche prendere le 142 pagine che ho scritto fin’ora e bruciarle. Il testo che ho letto e riletto di continuo mi ha solo convinto che sono ancora lontano dalla possibilità solo di farlo leggere a qualcuno. Oltre al fatto che la storia non è ancora conclusa.

Certo 142 pagina A4 sono un mare di parole… Beh, sono sempre stato prolisso con la scrittura, forse devo questa cosa al fatto che ho letto tutti i libri di Stephen King che fanno una caratterizzazione psicologica completa dei personaggi. Non crediate che questo autore sia spazzatura perché definito il re dell’orror. Ci sono storie bellissime a cui ha dato vita, forme ricercate di stile. Non scorderò mai il modo in cui ha scritto “Dolores Claiborne”: un raffinato esercizio di stile con una storia interessante e “misteriosa” allo stesso tempo. Non scrive solo di orror, cioè con sangue e mostri. Solitamente non ci sono mostri veri nelle sue storie a parte qualche libro. Ci sono molte storie quotidiane tra le sue opere che meritano tanto. Se non avete nessun suo libro vi consiglio “Stagioni diverse”. È una raccolta di 4 racconti lunghi da cui sono stati tratti ben 3 film. Uno dei quali “Stand by me” con la colonna sonora di Ben King. Il racconto relativo è molto bello… Ecco l’ho fatto di nuovo 🙂 . Ho divagato dall’argomento dell’articolo e sto straripando. È un vizio.

Dicevo, la carta da una sensazione diversa e permette di scarabocchiare sul testo, annotare tante cose. Anche i moderni programmi di elaborazione testi permettono di aggiungere note, ma secondo me l’effetto della carta è diverso. Sembra più leggibile, più vero. Oltre al fatto che un file può andare perso per mille motivi. 70 fogli no. Si mettono in uno scatolo e là restano.

Sto lavorando a questo romanzo da più di un anno, ma prenderei un po’ d’alcol e un fiammifero e vi darei fuoco. Non so, ma non mi convince. La storia è nella mia mente, ma non so perché non viene fuori nel modo giusto. Ho fatto leggere le prime novanta pagine a un’amica e mi ha detto che va corretto ancora… Lo sapevo in fondo, se non sono convinto io come può un generico lettore trovarlo un’opera completa? Solo non so se finirlo, aggiungere le altre 100 pagine o meno che ne verranno fuori e poi snellirlo lasciando solo l’essenziale. Magari molte cose che ho scritte servivano a me a capire come sviluppare  il tutto e non servono al lettore e questo è il motivo per cui la mia amica si è sentita disorientata nel testo.

In fondo scrivere non vuol dire pubblicare per forza. Certo finirò la storia perché i personaggi aspettano e anche io aspetto di vedere come si concluderà davvero, magari poi vado a “lavare gli scritti al fiume” come fece Alessandro Manzoni 🙂 . Come dicevo nel primo articolo di questo blog, si scrive principalmente per soddisfare una propria necessità. Chi non scrive questa cosa non la può capire. È difficile trovare però qualcuno che ti dia delle indicazioni più precise, non so, analizzando il testo e dando dei suggerimenti… So che alla fine di tutto solo una serie di revisioni successive possono apportare drastici cambiamenti al testo e magari sistemarlo in modo che sia accessibile a tutti.

Mi sono buttato in una storia non semplice, in personaggi non semplici e in una serie di voci narranti in prima persona. Di solito si evita la prima persona quando non si è molto pratici, cioè quando non si è già scrittori pubblicati che sanno perfettamente cosa vogliono raccontare e come. Io sono cosa voglio raccontare, sto solo cercando il miglior modo per farlo. Spero di riuscirci, fosse anche solo per una questione di principio, per portare a termine qualcosa che ho iniziato. A scrivere non ci vuole nulla. Tutti possiamo farlo, ma farlo bene è diverso. Trovare soddisfazione rileggendo quello che si è letto potrebbe anche bastare, poi «ai posteri l’ardua sentenza».

Buone vacanze per chi andrà in vacanza.

Alla prossima.

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