la miglior piattaforma di selfpublishing non è…


(CC) Tommaso Tani / Flickr licenza CC

… italiana. Ovvio, no? Nì.

Perché ne parlo? Perché è successa una cosa gravissima per chi, autrice che conosco, usa una piattaforma italiana. Una cosa che ha davvero… ha davvero… non mi vengono nemmeno le parole, ma solo rabbia e tanta solidarietà per l’autrice.

Per fortuna che io ho abbandonato le piattaforme italiane di autopubblicazione più o meno dopo una settimana che ho pubblicato il mio primo ebook, ho iniziato subito a capire che non erano all’altezza delle mie aspettative (che magari non sono quelle di un altro, sia ben chiaro) e, soprattutto, dopo complicazioni inutili durate quasi nove mesi, nel lontano 2012.

Cosa è successo esattamente?

Quale cosa volete conoscere per prima? Perché è stato il vaso che ha fatto traboccare il vaso a spingermi a scriverci un articolo. Un articolo per avvertire altri potenziali selfpublisher e autoeditori vari che vorranno usare un distributore italiano.

Il primo fatto è questo. Un autoeditore che conosco ha proposto delle offerte relativamente ai propri ebook e, magia, gli ebook messi in offerta si sono duplicati su Kobo. Ma non si sono solo duplicati. Gli è stato assegnato il DRM Adobe che nella prima versione non c’era. Ed è la versione con il DRM quella risultante in offerta. Conclusa l’offerta gli ebook sono ancora lì, duplicati. E il DRM Adobe si paga. Lo paga l’autore, giusto? Credo di sì.

La mia domanda è: come fa un ebook che ha un codice ISBN univoco a duplicarsi? Cambia codice ISBN?

E come fa un ebook senza DRM a diventare duplicato con DRM?

Qualcuno vi dirà che non è colpa della piattaforma italiana, loro non hanno colpe, ma il problema è solo, e solo, di Kobo che fa come gli pare e piace. Ho avuto a che fare con Kobo, per bug vari, ma vi assicuro che usando un distributore/piattaforma di selfpublishing come, per esempio, Draf2Digital questa cosa non sarebbe mai potuta verificarsi.

La cosa simpatica è che uno stesso ebook una volta è con DRM e un’altra volta lo è senza? Se fosse come afferma il distributore italiano, l’ebook originale e il duplicato in offerta dovrebbero avere tutti e due il DRM o nessuno dei due, oppure è un bug talmente bug che una volta fa in un modo e una volta in un altro? Boh, potrebbe essere.

Un lettore davanti a un ebook con DRM e a uno senza quale compra? Quello SENZA DRM, ovviamente, ma se in questo caso quello col DRM costa meno? Bella domanda, vero?

Boh!

Passiamo al fatto “grave”. Qui c’è di mezzo la “scienza occulta”. Tenetevi forte perché non si capirà chi è il responsabile. Come non sapremo mai di chi è la colpa per la duplicazione di cui sopra. Nessuno dirà: sì, è colpa di un bug nel nostro sistema, ma ci stiamo lavorando.

Quando c’è un problema di integrazione tra due piattaforme, di solito il problema è solo di una delle due parti, ovvero di quella che usa l’interfacciamento pubblico di uno store su cui si verifica il problema.

Come nell’esempio della duplicazione degli ebook sullo store di Kobo, il problema è dal lato del distributore italiano, anche perché quando ne esiste uno che nella medesima integrazione (Draf2Digital, per esempio? O SmashWords o Pronoun?) non presenta il problema, mi dite di chi è la “colpa”? La colpa non è di quello italiano? Sarà la mia o di quelli che usano distributori italiani.

Non avete capito? L’autore A fa una operazione X sul distributore italiano D1, fa la stessa cosa su un distributore straniero D2. Sul distributore D2 va tutto a posto, sul D1 no, iniziano a verificarsi strani fatti. Spiritelli magici e maligni che infestano i sistemi ci mettono lo zampino.

Pensate all’autore A come al solito Pinco Pallino.

L’operazione X è la creazione di un’offerta per 7 giorni su un ebook, oppure la rimozione dell’ebook da tutti gli store legati al distributore.

Di chi è la colpa?

Ve lo dico io: dell’autore che ha sbagliato a scegliere il distributore. Scegliendo quello sbagliato (il D1) potrebbe essere anche la fine.

Se poi uno decide di mettere i propri ebook nel programma Select KDP per accedere al Kindle Unlimited e quindi permettere al lettore che è registrato al Kindle Unlimited di leggere il suo/i suoi ebook senza costi aggiuntivi rispetto all’abbonamento che paga ad Amazon? Prende e dice al distributore di rimuovere i suoi ebook da tutti gli store, aspetta qualche giorno, due settimane, verifica un paio di store e poi (a fiducia) va e registra gli ebook nel programma KDP Select che ne prevede l’esclusività con Amazon.

Ecco poi che succede. Un bug nel sistema del distributore non rimuove gli ebook da uno store S e… stranghete, Amazon ti manda un’email dove ti punisce: hai 12 ore di tempo per rimuovere l’ebook X dallo store S. Ovviamente contatti l’assistenza del distributore e, solite storie, le 12 ore sono belle che passate. Amazon, implacabile, rimuove tutti i tuoi ebook dal programma Select e ti dice che per un anno non puoi più accedere al programma KDP Select. PER UN ANNO!

L’autrice riusciva a ricavare un po’ di letture da Kindle Unlimited per diversi ebook. Che vuol dire? Danno economico, oltre che di immagine.

La piattaforma non ammette il bug, non è colpa sua. Ripeto, la colpa è di chi non ha scelto una piattaforma come Draft2Digital, ma si è affidato ad altri. Vai a sbrogliare la matassa. Di chi è la colpa? Del distributore italiano? Dello store S? Di Kobo? Perché da Kobo arrivi su altri store, tra cui lo store S. Di Amazon che pretende l’esclusività e non capisce che l’autore non ha potere su un distributore che ha bug su bug su bug? Un anno di punizione. Io avrei pianto per una settimana urlando e dando pugni nel muro. Soprattutto se il Select mi stava dando qualche risultato.

Alla fine la colpa ricade sull’autore. L’autore avrebbe dovuto mettersi a controllare uno per uno tutti gli store a cui spedisce il distributore. A lui spetta il controllo di ciò che fa per prevenire per l’appunto fatti del genere, no?

E se questo distributore offre anche un servizio di Print On Demand per cui se cambi la copertina richiede un costo elevato, mentre se lo fai con Create Space (a cui si appoggia il distributore italiano) ti costa 0 euro? Conviene ancora?

Bisognerebbe preferire un servizio italiano, giusto? Siamo italiani, aiutiamoci l’un l’altro, ma a che condizioni? Io che ho un grado di sopportazione minimo per certi fatti non posso che essere contento di essere arrivato sui principali distributori per conto mio (Amazon, Apple, Kobo, Google) mentre per gli altri ci ha pensato Draft2Digital e per il cartaceo uso Create Space. E non cambio.

Questa esperienza insegna che dopo 5 anni i motivi per scegliere un distributore straniero come Draft2Digital oppure Smashwords o Pronoun sono ancora validi. Anzi, i motivi sono ancora più forti. Perché? Perché dopo 5 anni siamo ancora al punto di partenza o quasi.

Ovviamente la colpa non può essere solo dell’autore. Se uno si fida di un distributore e poi succede un fatto del genere che ti crea un danno economico come lo dimostri? Come ti fai risarcire? Ci sono diversi attori in gioco. E sappiamo bene come funziona la legge in Italia, di quanto sia difficile dimostrare certe cose. La legge non si basa sulla fiducia, ma sui fatti e i fatti dicono che se Amazon prevede l’esclusiva e tu non gliela dai poi ti arrangi e accetti le conseguenze. Nella pratica i fatti non dovrebbero stare così. Ogni problema ha una sua storia personale.

Ovviamente per me il danno lo hanno fatto il distributore italiano e Amazon con la sua politica di rigidità massima. All’autrice va tutta la mia solidarietà. Al di là di ogni altra questione. Se fossimo in un mondo ideale, il distributore italiano contatterebbe Amazon addossandosi la colpa per dimostrarsi collaborativo agli occhi dell’autrice. E magari, Amazon, dopo l’intervento del distributore è capace che ritira la punizione. O magari non è affatto così: loro le regole le fanno rispettare come meglio credono, non è la prima volta che gli autori subiscono. Avete presente il fenomeno del clicfarm su Amazon? No? Eh, be’, è un’altra brutta storia. Sto selfpublishing porta solo rogne da un po’ a venire a questa parte.

Perciò, fate attenzione o voi che vi affidare ai distributori/piattaforme di pubblicazione per la prima volta.

Meditate, gente, meditate.

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10 thoughts on “la miglior piattaforma di selfpublishing non è…

    1. i rischi sono che se hai gli ebook su diversi store e vuoi toglierli per registrare l’ebook su KDP Select non lo puoi fare. Se metti in offerta il tuo ebook su Kobo si duplica e ci piazzano il DRM. 🙂 Se non fai nessuna delle due cose sei “salva”.

      1. Puoi sempre risolvere il problema per le future pubblicazioni. Io con Draft2Digital mi trovo bene e molti self anglofoni usano Pronoun come indicato nell’articolo e si trovano bene.

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