Salone del libro di Torino 2018: quello che nessuno sa


La Fiera della Vanità (Vanity Fair) – (c) Sergio Pani / Flickr

Molti sono entusiasti di queste grandi ammucchiate di libri fatte tra editori a cui accorrono lettori in massa. Banchetti pieni di libri. Ovviamente in Italia pochi leggono in e-book e molti comprano solo se il prezzo è molto molto stracciato o si rivolgono ai grandi editori dove la media è di 9,99 euro.

Quello che nessuno sa è che il “Salone del libro di Torino” è fallito. Hanno debiti, pare, per 3 milioni di euro, ma senza alcun problema si fa anche l’edizione del 2018. Qual è il problema? E voi lo sapevate?

Sto dando i numeri? Non direi.

Basta leggere questo articolo: qui. Dove si dice chiaramente che: «Le Fondazioni, a differenza delle aziende, non falliscono. Vengono messe in liquidazione. Ma i motivi, e le conseguenze, sono uguali. Tu fallisci quando la tua azienda va a rotoli, e non hai più i mezzi per pagare i creditori. Giustappunto quello che è capitato alla Fondazione per il Libro».

E i creditori? Le persone che lavorano a questa fiera e che aspettano di essere pagate dal 2014? Saranno mai pagati? Hanno scritto una lettera alla Fondazione per avere informazioni più precise.

In realtà i fatti si riferiscono al 2015, dove i responsabili sono stati condannati per una lunga serie di reati e chi si occupa del Salone dal 2016 non ha nulla a che vedere con quelle persone, quindi mi sa che, ahimè, nessuno vedrà mai un centesimo (spero di sbagliarmi, sinceramente) perché in Italia così funziona. Come è possibile tutto ciò? Non chiedetelo a me. Non sono un economista o un avvocato, ma di certo è un problema di legge inesistente o di legge che se pure esiste magari non si può applicare perché se si fanno tanti danni poi magari i soldi per risarcire non ci sono.

Forse bisogna dare ragione, purtroppo, purtroppo, a chi diceva che con la cultura non si mangia? Eppure lo sanno tutti che non si legge, ma allora quelle persone che vanno a queste fiere leggono per tutti gli altri che non leggono? Cosa ha di tanto interessante uno spazio in cui ci sono tanti editori con i loro banchetti di libri in esposizione? Sono davvero così interessanti gli eventi che si svolgono all’interno della fiera? Non lo so, non mi interessa. So solo che provai un anno a valutare la possibilità di andare e starci 2-3 giorni, ma le spese mi fecero riflettere. Costava di meno un viaggio a Londra se si escludeva il costo dell’aereo, così conservai i soldi e ci aggiunsi il resto l’anno dopo e a Londra sono andato e mi sono pure divertito.

Ci sarebbe da dire parecchio, ma mi astengo. Spero solo che i creditori abbiamo modo di farsi ascoltare. Personalmente avrei distribuito volantini all’ingresso per informare tutti i visitatori della situazione.

In TV non se ne parla, eh? O se ne parla? Non saprei.

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10 risposte a "Salone del libro di Torino 2018: quello che nessuno sa"

    1. grazie, ho corretto il refuso. 6? E che saranno mai? 🙂 Finché nessuno fa nulla, possono arrivare anche a 20. Mi dispiace per la gente che ci lavora e di cui si approfittano. Mi fa ricordare quando lavoravo per una azienda che fallì e che non mi pagò 4 mesi di stipendio. Nulla in confronto a questi 3 o 6 milioni di euro, sia chiaro, ma si comincia sempre in quel modo.

  1. “So solo che provai un anno a valutare la possibilità di andare e starci 2-3 giorni, ma le spese mi fecero riflettere. Costava di meno un viaggio a Londra se si escludeva il costo dell’aereo”
    seguro? quel che costa meno del viaggio a londra è proprio il biglietto aereo 😉
    cmq a parte gli scherzi, dai vieni, fatti un giretto, dagli un’occhiata e poi giudichi! 😉

    1. Beh, chiunque può lasciare la sua opinione positiva sulla fiera. Io personalmente ho letto report di editori che ci sono stati e di chi c’è stato. Pare che lo stand più affollato fosse quello che non era di editori, ma poi in che modo un piccolo editore può mai uscirne in pari dal costo mirabolante dello spazio affittato? Boh 🙂

      1. secondo me c’è un ritorno immateriale – la gente che vedi, gli incontri e gli scambi con gli altri – che va oltre soltanto il dare e avere di un bilancio. my two cents 😉

      2. Gli editori hanno un bilancio. Io poi preferisco Londra se devo pagare treno, autobus e alloggio che costa più di Londra. Perché è cosa ben nota che conviene di più la vacanza all’estero che quella in Italia. E alle fiere ogni editore porta acqua al suo mulino. Preferisco altri tipi di incontri. Sono stato a varie fiere libresce, ma personalmente non mi lasciano nulla.

  2. Guarda, anche se fosse stata una società a gestire e poi fallire, il sistema è sempre lo stesso: la fallita non ha capitali e quindi non paga i creditori; si apre una nuova società per gestire il nuovo salone e si producono nuovi debiti, fallirà quando fallirà. Sai quante sono le srl in Italia aperte anche solo con 5000 euro (cinquemila, non ho diminuito gli zeri) di capitale sociale interamente versato, che poi contraggono debiti anche per centomila euro? Sai che possono anche versare il capitale sociale, farlo figurare come versato, e poi puff ritirarlo? E siccome sono srl, società a responsabilità LIMITATA, non viene mai sequestrato nulla del capitale dei soci? Né gli viene impedito di aprire nuove società dopo averne fatto fallire una? Per non parlare delle grandi società, che prima staccano i premi produzione ai grandi manager e le cedole agli azionisti, poi “oh, scusate, abbiamo fallito, lasciamo a casa diecimila persone” e così interviene lo Stato, cioè noi cittadini con le nostre tasse, a salvarli…
    (Ecco perché non ti commento spesso… me fai salire la bile!! 😀 )

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