Nel blu di una notte senza stelle… ci sono anche io

contiene il mio racconto "L'isola"

– Pensa al cielo e al mare; il mare risulta blu perché la luce blu ha un maggiore potere di penetrazione. E persino i sogni sono in blu. – In blu? Ma lo sanno tutti che i sogni sono in bianco e nero. Ci sono eminenti studi che lo hanno dimostrato. – Lascia perdere gli esperti che non ci capiscono niente loro per primi. Prova ad immaginare dei suoni che non smettono mai. E ti ritrovi a progettare il silenzio come destinazione, macerato nell’attesa di non udire più nulla. Lo stesso vale per un colore, se ovunque giri lo sguardo ti si staglia davanti. Non esiste altro. Ti avvolge, ti sommerge. È una sensazione ripugnante ma rassegnata in quanto puoi solo subirla. Una lunga ombra che sovrasta senza possibilità di scampo.

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In albergo… ci sono anche io

Nelle camere d’albergo, persino il tempo è in bilico, tra un viaggio e l’altro – muoversi sembra più dignitoso che fermarsi in un luogo cui non si appartiene, e che non si ha il tempo di fare proprio. Così, per quanto si sforzino (3, 4, 5 stelle), l’atmosfera, dovunque, è la stessa: alla fine, si bada sempre a non lasciare nulla di sé, tra le quattro pareti di una camera d’albergo. O a lasciarvi cose che non avrebbero un altro posto dove accadere, se non la nicchia discreta e subito dimentica della stanza di turno. Continua a leggere “In albergo… ci sono anche io”

In cucina… di sono anch’io

Il pavimento è freddo, al mattino, ma l’aroma di caffè che risacca dolcemente tra le pareti della cucina consola ben

Copertina dell'antologia in cui compare il mio racconto "Regalo di Natale"

presto d’aver lasciato il calore delle coperte. Con la tazza calda fra le dita, e la giornata confinata ancora fuori dalle persiane, si potrebbe restare per ore nella stessa disposizione d’animo e di membra, rimboccati insieme nella dolcezza del momento. A pranzo, poi, chissà. Forse di nuovo qui, in cucina, per un appuntamento con la consuetudine; o forse altrove, persino contenti di non dover lavare i piatti, dopo mangiato. E poi vengono i pomeriggi per le merende dei bambini – del pane-e-nutella che a casa del compagno di banco c’è sempre, e a casa propria mai; i pomeriggi per le esplorazioni culinarie, per gli ingredienti inventati e la crema ovunque; i pomeriggi dei cento spuntini che giustificano una distrazione – dallo studio, dall’umore. Più tardi, quando le finestre non bastano più e i pianerottoli si riempiono di profumi, in cucina s’aspettano i figli più grandi e i mariti, oppure si pensa solo a sé e ci si vizia, o ci si trascura. E nelle notti dagli occhi spalancati, è in cucina che ci si rifugia, con l’immancabile camomilla, il rumore discontinuo del frigorifero e la lucina rossa del piccolo televisore, votato ai tg delle ore pasti.

tratto da http://perronelab.it/node/246

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“Al bar”… ci sono anche io

È una sera piovosa; l’uomo entra nel bar; si sbottona il soprabito umido; una nuvola di vapore l’avvolge; il fischio parte lungo i binari a perdita d’occhio lucidi di pioggia.
(Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore)
copertina dell'antologia "Al Bar" edita da Giulio Perrone Editore

Sono le storie a popolare un caffè: le vite che lo attraversano, le esistenze che vi transitano. Il vecchio barista, per esempio; il suo passato e le sue disillusioni, la saggezza di chi ha conosciuto molte persone senza doversene, in fondo, curare. La cassiera sognatrice, il cameriere inesperto, il fondatore del locale – al vostro servizio dal 1900 e passa – nella sua foto ingiallita accanto alla macchina del caffè.
E poi ci sono gli avventori: un’umanità di passaggio, nell’atto di calcare la forma di un’abitudine, o di assecondare un bisogno improvviso. Aspettano l’ora di un appuntamento, festeggiano una piccola vittoria. Si guardano tra loro, di sottecchi, col gomito sul banco e le briciole sul cappotto – non c’è il tempo di toglierlo; si incontrano, oppure s’ignorano. E infine, passano oltre, come da una delle tante stazioni della vita, verso altre destinazioni; con l’odore di caffè nei capelli e la dimenticanza già nello sguardo.

(tratto da Perrone LAB)

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Volare

Quanto maledizione fa caldo. I miei personaggi mi stanno urlando contro. Vogliono continuare ad agire su carta. Ci sono un paio di racconti che vogliono essere sistemati, uno che sta sta nascendo e, diversamente, dal mio solito è satirico, divertente 🙂 . Poi c’è lui. Il romanzo. I personaggi sono imprigionati nelle pagine e ancora non si arriva al climax sebbene sia dietro l’angolo. Sto arrivando a pensare di aver fatto una composizione di parole… non lo so… Mi verrebbe da dire “da prendere e stracciare” dalla prima all’ultima pagina, ma è solo l’impossibilità di scrivere, correggere e sistemare oppure è la voce della verità che riconosce il disastro letterario? 😀 Chissà. So che le ultime 30 pagine vanno completamente sistemate e non averlo fatto ancora mi rode molto, oltre al fatto di non farlo continuare a livello di azioni.

Di seguito vi lascio il mio “capolavoro”. Visto che me lo hanno pubblicato nell’antologia del IV premio letterario logos di Giulio Perrone LAB, allora mi piacerebbe che la leggessi anche tu caro visitatore. Mi piacerebbe anche che lasciassi una nota del tuo passaggio. Secondo te di cosa parla la poesia scritta di seguito?

Non sono Pascoli, non sono Foscolo, ma questa poesia mi piace molto e ci sono molto legato. Uno che pensavo fosse un mio amico mi ha riso in faccia quando gli ho detto che me l’anno pubblicata e che mi sto dedicando alla scrittura, un altro ha detto che “non ci ha capito un cazzo” e un altro non ha indovinato di cosa parlava, anche se ci è andato vicino 😀 . E tu? Cosa ne dici?

Naturalmente l’opera è protetta da una licenza che impedisce di spacciare per propria l’opera. La puoi diffondere riconoscendo l’autore della stessa, non puoi usarla per fini commerciali e nemmeno ne puoi ricavare opere derivate 😉 . Per ulteriori dettagli: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/ .

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