librerie rigorosamente (in)dipendenti

phrenetic life in palermo VII

Foto di Luca Savettiere – Flickr – nessuna modifica – Licenza

Siete mai passati in una libreria? Bello, no? L’odore della carta fresca di stampa. I volumi belli esposti da consultare, da sfogliare, da toccare. Pare che sia scientificamente provato che il tatto con il foglio di un libro provoca in alcuni uomini l’eiaculazione precoce.

Meglio una libreria che Amazon, no? Amazon uccide le librerie indipendenti, no?

Librerie indipendenti. Teniamo conto di questo aggettivo: indipendente.

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non prendiamoci troppo sul serio, per favore

(CC) Lorenzo Prodon / Flickr
(CC) Lorenzo Prodon / Flickr

È una cosa che penso da diverso tempo. Quando circa sei anni fa iniziai ad avere i primi rapporti con l’editoria e con la pubblicazione tramite editore ero seriamente convinto che le idee che avevo avuto prima di allora fossero errate.

La pubblicazione con qualsivoglia editore la vedevo avvenire solo perché si pagava la persona giusta. Quando poi pubblicai per un editore il mio primo scritto non pagai e allora iniziai a pensare alla validità di avere un editore, all’universalità di una critica letteraria, delle recensioni e al fatto che la bravura ti fa arrivare in alto. Dopo sei anni, però, ho rivisto ancora una volta il mio pensiero.

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idee: da dove vengono fuori?

(c) Alessandro Pinna / Flickr
(c) Alessandro Pinna / Flickr

Qualcuno si chiederà: ma se uno come questo qui scrive 500 pagine di un romanzo da dove tira fuori tante idee?

Allora, premesso che non bisogna scrivere per forza così tanto per farti venire le idee, devi comunque sapere dove vuoi andare a parare, se stai usando un pretesto per parlare di certi argomenti. E dai non guardatemi storto, perché non è certo una novità che qualcuno usi una sorta di ambientazione della storia partendo da qualcosa che serve solo per parlare d’altro. Lo fanno anche i comuni signori pubblicati dalle signore case editrici di cui TU lettore compri quei cosi chiamati BEST SELLER.

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Lo stato dell’arte e la scrittura

Lo stato dell’arte è il punto di partenza di un qualsivoglia argomento.

Di solito si cerca di capire lo stato dell’arte di un certo argomento per vedere in che modo migliorare.

È un modo per dire tante cose e nulla.

Oggi voglio parlare della scrittura e dell’autopubblicazione… O forse solo di me.

Dovrei essere diventato famoso oramai visto che sono state regalate 1702 copie digitali del mio “Racconti dall’isola” solo su piattaforma Kobo (Kobo Books, inMondadori e Feltrinelli), 40 copie da Google Play e 16 copie da Apple iBookStore. Per un totale di 1758 copie gratuite. GRATUITE.

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Letture calde e bagnate

Vacuity
Vacuity (Photo credit: fabbriciuse)

Devo dirlo, poi potete anche smettere di seguire questo blog, ma io devo dirlo. Oggi non è aria, oggi volano paroloni.

Ho visto i titoli dei “nuovi” (ma anche vecchi, visto che sempre lì sono) libri usciti per i grandi editori. Libri estivi e molto…

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Recensioni e democrazia: come ti sconfiggo il selfpublishing #2

Leggo da qualche giorno in rete, solo articoli riguardanti le recensioni pagate dall’autore autopubblicato John Locke (non il filosofo, non il personaggio di Lost). Mi viene da sorridere. Tanto. Tantissimo.

Perché?

Facile. Nel mondo esiste il potere editoriale e quello mediatico (è importante vendere qualche copia in più del giornale, qualche clic in più). Quelli, volendo, le recensioni non le pagano, gliele fanno e basta, come le vogliono loro. Esempio? Facile…

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