Amazon, best seller e offerta del giorno

photo by Marykbaird on Morguefile
photo by Marykbaird on Morguefile

Me lo sono chiesto nel tempo quale fosse il segreto per vendere copie dei propri libri e diventare un best seller, non che io punti a questo altrimenti non dormo la notte, e non perché non vorrei, ma per arrivare a certi livelli occorrono tutta una serie di requisiti, tempo, pazienza, a volte si devono anche investire soldi.

Leggo Stephen King e John Grisham due autori americani best seller internazionali e sto leggendo Elena Ferrante, anche lei best seller internazionale. Penso che meritino il loro successo, tutto quanto. In genere mi esimo dal leggere altri best seller perché il best seller puro è il libro che la casa editrice impone in quel momento e che attraverso pressanti campagne di marketing spingono nelle classifiche con lo scopo di farcelo restare.

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la colpa è di chi si raccomanda o di chi accetta che tu lo faccia?

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Chi scrive sa bene che prima o poi gli verrà la pessima idea di sottoporsi al giudizio di una casa editrice. Perché pessima idea? Perché se non hai conoscenze presso un medio-grande editore e vuoi diventare un best seller non riuscirai nell’impresa.

È ovvio che ci sono anche i casi rari in cui non c’è bisogno di conoscere, o quei casi che esulano dalle case editrici (autopubblicazione), eccetera, ma oggi ci concentriamo su qualcos’altro. In questo articolo voglio parlare di colpe editoriali.

Cioè?

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C’erano una volta un lettore, un editore, un editor e un selfpublisher

Questo articolo vuole essere una riflessione su quello che è diventato il lettore nel 2013, da quello che si aspetta da un e-book e da quello che i grandi editori lo hanno fatto diventare.

La riflessione mi è venuta in diverse forme e nel tempo e ora la pongo nero su bianco qui. Voglio premettere che per lettore qui intendo una persona che legge testi su e-book.

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Fare domande…

Alcatraz Island
Alcatraz Island (Photo credit: Wikipedia)

Ho notato che fare domande non è da tutti e chi le fa resta sempre con il dubbio di averle davvero fatte.

Commentare non è da tutti e chi commenta ha il dubbio di aver davvero commentato.

E così si avvicina l’estate, mentre il mio amico Giovanni resta imprigionato nella prigione di Alcatraz io sono qui che do libero sfogo alle associazioni di idee così da far venir altri dubbi a chi giunge per caso qui. Che avrà mai voluto dire? Ma di che parlava quell’articolo? Non mi piace usare il termine “post” per dire articolo, visto che è decisamente scorretto.

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