almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per rinunciare al selfpublishing

Ogni tanto fa moda. Parliamone ogni tanto.

(C) Ladyheart at Morguefile
(C) Ladyheart at Morguefile

Qualche giorno fa leggevo un articolo su Wired.it. L’articolo si intitolava: “Quali sono i migliori nuovi 10 selfpublisher italiani?”. Ecco era solo un titolo da clic. Cioè?

Arrivati sull’articolo l’autore spiegava che forse tra 4-6 mesi ci dirà quali sono questi 10 nuovi migliori selfpublisher. Chiaramente, visto che i l fenomeno del selfpublishing interessa sempre tutti nel bene e nel male, deve aver fatto un buon numero di clic senza dire nulla o molto poco.

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Lezione n°1 – La scrittura creativa

Come riportato da WikiPedia:

La scrittura creativa è ogni genere di scrittura che vada al di là della normale scrittura professionale, giornalistica, accademica e tecnica. La scrittura creativa include romanzi, racconti, poesie e poemi. Nata in molti paesi come manifestazione spontanea di giovani scrittori, è diventata un fenomeno di costume, anche con buoni risultati editoriali e con il fiorire di scuole di Scrittura creativa. Anche la scrittura per il cinema e il teatro rientra nella scrittura creativa, ma viene generalmente insegnata in corsi a parte.

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la storia di come due fratelli vincono la paura n°4

Si parte: le motivazioni della scrittura

Eccomi di nuovo, qua. Sto continuando anche se siete in pochi a leggere e nessuno fa commenti. Nella puntata precedente mi sono accorto di frasi ripetitive, alcune sconclusionate. La foga di voler raccontare del romanzo è così forte che purtroppo mi imbatto in queste bestialità da dilettante 😦 . Se volete tornare a rileggerlo, diciamo che ora dovrebbe essere corretto, si spera 🙂 .

In questo articolo avrei dovuto parlare di altro, ma voglio un attimo far capire alcune cose.

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la storia di come due fratelli vincono la paura n°3

Si parte: stile e punto di vista

Ecco, se i due articoli precedenti sono stati facili da scrivere, questo ha le sue note dolenti.

Lo stile. Il punto di vista. Bene, che dire? Vediamo.

Premetto che sono un’amante della prima persona. Nei romanzi che ho scritto/sto scrivendo è quella che ho usato/sto usando, tranne il primissimo romanzo scritto a 16 anni in cui ho usato la terza persona, ma quello non è nemmeno da considerare. È solo un’accozzaglia di parole ed è venuto fuori male. Almeno se lo rileggo oggi. Con la prima persona si entra in intimità con il lettore, si crea forse più pathos.

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