i dettagli… di un testo di narrativa

(CC) dy Andrea Ciambra. Immagine non modificata: Licenza
(CC) dy Andrea Ciambra. Immagine non modificata: Licenza

Quando si scrive si scrive. Si buttano parole una dietro l’altra, si usano termini ricorrenti, similitudini ricorrenti, tutti i personaggi incrociano le braccia sul petto, a tutti batte forte il cuore, tutti si mordono il labbro o le labbra… In un paragrafo ti capita di usare 5 volte lo stesso termine. È il tuo modo di fare, tanto l’importante è la storia, mica la forma? Non perdiamoci in inutili dettagli.

Scrivere è facile. Metti le parole parole una accanto all’altra e hai fatto. Tempo 20 giorni e hai scritto e pubblicato un romanzo, no? E magari la gente lo compra pure, in tanti lo prendono e diventi un best seller, ti pare? Al diavolo i dettagli, fanno solo perdere tempo.

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la storia di come due fratelli vincono la paura n°3

Si parte: stile e punto di vista

Ecco, se i due articoli precedenti sono stati facili da scrivere, questo ha le sue note dolenti.

Lo stile. Il punto di vista. Bene, che dire? Vediamo.

Premetto che sono un’amante della prima persona. Nei romanzi che ho scritto/sto scrivendo è quella che ho usato/sto usando, tranne il primissimo romanzo scritto a 16 anni in cui ho usato la terza persona, ma quello non è nemmeno da considerare. È solo un’accozzaglia di parole ed è venuto fuori male. Almeno se lo rileggo oggi. Con la prima persona si entra in intimità con il lettore, si crea forse più pathos.

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