Se fossi nato inglese


Penso che una persona, normale o anormale che si voglia, abbia dei sogni. Deve avere per forza dei sogni e che con quelli deve vivere, quanto più sono grandi e irrealizzabili più può sorridere.

I sogni sono gratuiti, non costano nulla e nulla costeranno in futuro. E l’importante è averne… ma posso? È giusto?

Sono queste le cose che mi chiedo essendo nato dove sono nato, nelle condizioni in cui sono nato. Ho paura di sognare, se sogno troppo c’è sempre qualcosa o qualcuno che ti rovina tutto.

Se fossi nato inglese non dovrei imparare a parlare un’altra lingua, non dovrei sforzarmi di capire quei dialoghi rapidi dove si mangiano parole e usano accenti tutti speciali.

Se fossi noto inglese sarebbero gli altri a dovermi capire e a dover imparare la mia lingua.

Se fossi nato inglese potrei andare a lavorare ovunque perché in tutto il mondo si parla Inglese.

Se fossi nato inglese non ci sarebbero ministri del piffero che mangiano, bevono e cagano in santa pace e che insultano la mia intelligenza e la mia generazione.

Se fossi nato inglese a 18 anni sarei andato a vivere da solo, avrei trovato un lavoro e avrei avuto tutte le ragazze inglesi.

Se fossi nato inglese non dovrei lamentarmi per l’inefficienza della mia città, del mio paese. Non mi vergognerei di essere italiano e, peggio ancora, abitante della mia città.

Se fossi nato inglese ci sarebbe ordine intorno a me, marciapiedi splendenti, avrei parchi ovunque, servizi funzionanti.

Se fossi nato inglese mio padre mi avrebbe portato ad Hyde Park per insegnarmi a portare la bicicletta.

Se fossi nato inglese mi sentirei sicuro per le strade di Londra.

Se fossi nato inglese non mi verrebbe mai in mente di parlare di anomalia editoriale italiana, me ne fotterei.

Se fossi nato inglese non dovrei scrivere post in cui esco frustrato per pensare quante case editrici non serie esistono.

Se fossi nato inglese scriverei meglio.

Se fossi nato inglese non dovrei lamentarmi del fatto che nessuno legge.

Se fossi nato inglese il mio e-book se lo sarebbero letti già in 1000 sul Kindle, sul Kobo.

Se fossi nato inglese mia madre non mi avrebbe detto “ora che hai pubblicato questo e-book fai qualcosa di più serio”.

Se fossi nato inglese non mi verrebbe da pensare di tradurre il mio e-book in inglese per farmi leggere da chi legge per davvero.

Se fossi nato inglese non piangerei perché una banale raccolta di 15 racconti costa quasi 4000 sterline di traduzione. Conosco bene l’inglese, ma un conto sono io, un conto è un madrelingua che legge.

Se fossi nato inglese mia sorella si sarebbe letta tutto il mio romanzo, invece di preferire tutti i libri di Moccia, di Fabio Volo e tutti i best seller che ogni secondo diventano sempre più best & seller.

Se fossi nato inglese non penserei tutto il tempo ad andarmene a Londra senza trovare mai il coraggio e le condizioni adatte per farlo.

Se fossi nato inglese non avrei paura di chiedere una settimana di ferie al mio datore di lavoro per andare a Londra a dicembre.

Se fossi nato inglese il Natale sarebbe Natale, con la neve, col vero freddo.

Se fossi nato inglese non mi sentirei inferiore.

Se fossi nato inglese non penserei tutto il tempo a cosa ho sbagliato nella mia vita, ma me la godrei.

Se fossi nato inglese coltiverei i miei sogni e non penserei mai che scrivere è una perdita di tempo.

Se fossi nato inglese non penserei mai che autopubblicarsi è totalmente e assolutamente inutile.

Se fossi nato inglese gli altri non penserebbero che autopubblicarsi sia da sfigati… e poi loro sborsano 3000 euro per agganciare l’agenzia che li fa entrare da Einaudi e/o Mondadori.

Se fossi nato inglese sarebbe stato meglio.

Decisamente.

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5 thoughts on “Se fossi nato inglese

  1. Mamma mia, esagerato 😦
    Se fossi nata inglese, domani non sarei potuta andare al mare. Fortunatamente sono nata sarda e quindi ci vado e mi faccio il bagno alla faccia degli inglesi 😀
    E sono fiera di essere sarda, prima di tutto, e poi italiana. (Fermami, altrimenti inizio a cantare l’inno della Brigata Sassari e poi quello di Mameli haha).

    Ogni Paese ha le sue magagne e il Regno Unito non ne è affatto esente.

    Darling, bisogna imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno nelle cose, altrimenti non si va da nessuna parte. Non ti buttare giù. Testa alta, positività e avanti tutta. Non ascoltare chi cerca di buttarti giù. Semplicemente non capiscono.
    Pensa solo che hai talento (perché è così) e hai tutto il diritto di portare avanti i tuoi sogni.
    Fai da bravo e scrivi 😉

    Per tradurre il libro, trovati un autore madrelingua britannico con cui fare uno scambio di favori. Tu gli traduci un libro e lui sistema la traduzione fatta da te… et voilà.. il gioco è fatto!
    Che poi, fossi in te, proverei a pubblicare i racconti singolarmente sul mercato anglofono.

    Un’altra cosa che non c’entra nulla: ti andrebbe di scrivere un guest post sul mio blog? Scegli tu l’argomento. Non deve essere per forza legato alla scrittura.

  2. Può sembrare uno sfogo un po’ pessimistico e dice bene Carla Monticelli che l’Italia ha comunque i suoi pregi, comunque penso tu abbia fondamentalmente ragione: l’Italia funziona sempre meno.
    Mi piace l’idea della traduzione reciproca con un autore inglese. Come fare per contattarlo? Forse su anobii. Ci voglio fare un pensierino per i miei romanzi.

  3. Non è possibile interpretare la vita, illudendosi di potere agire su di essa, ma bisogna accettarla con la semplicità d’un fanciullo. All’uomo superiore Nietzsche attribuisce un’adesione incondizionata al proprio destino, l’amor fati… o più semplicemente un fatalismo coraggioso.

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