Un autore deve essere simpatico?

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Mi chiedo spesso se un autore deve essere simpatico o meno affinché un lettore possa avvicinarsi ai suoi libri. Mi riferisco al mondo in cui la sua personalità riesce a trasparire o meno da ciò che scrive in rete.

Oggi provo a ragionare su un argomento proposto nell’articolo di Maria Teresa Steri il 12 marzo scorso. Se vi va, a voi che seguite il blog, date una vostra opinione.

Un autore deve essere simpatico? Che poi vuol dire: “Come è percepito l’autore tramite blog e social network?”. In genere la risposta è che la storia del romanzo che ha scritto viene prima di tutto il resto. Ed è proprio così che in generale la penso io. Nel senso che spesso non conosco l’autore attraverso ciò che dichiara in giro.

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Libro del mese: “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo

“Così parlò Bellavsita” di Luciano De Crescenzo

Non so se avete mai letto i libri di Luciano De Crescenzo, ma sono semplici, piacevoli da leggere. Credo che “Così parlò Bellavista” sia in offerta questo mese sui vari store di e-book.

De Crescenzo parla di Napoli, delle sue esperienze, delle particolarità e delle “tradizioni”. Uno dei primissimi libri del noto autore.

Anche io nei miei romanzi parlo spesso di Napoli (lo faccio in “Le parole confondono“, “Certe incertezze“, “I motivi segreti dell’amore“, “Un giorno, sempre“, “Sai correre forte“). In particolare in “Certe incertezze” e in “Sai correre forte” la città diventa personaggio, pieno di colori e di vita inedita, ma il modo in cui lo faccio è molto diverso, e sono comunque qui per consigliare il libro di Luciano De Crescenzo che di certo è più noto di me ed è uno dei miei autori preferiti.

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Letture per il 2019

“Il Maestro e Margherita” di Mikhail Bulgakov

L’anno scorso ho iniziato a leggere già in aeroporto “Il Maestro e Margherita” di Mikhail Bulgakov in edizione Einaudi. Sto continuando a leggerlo e, devo dire, è uno di quei classici ben tradotti e non pesanti come “Delitto e castigo” o Kafka. Mi piace molto. Sono a buon punto mentre scrivo questo articolo. Probabile che quando tu lettore starai leggendo questo blog io avrò già terminato la sua lettura.

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ILIAD: rimborso ottenuto

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Il 9 gennaio scorso pubblicai un articolo in cui parlavo della mia rocambolesca e tragicomica esperienza con ILIAD dovuta al fatto che dopo averci ripensato per tempo, non avevo ottenuto alcun rimborso dal mese di agosto.

Il 25 gennaio 2019 ILIAD ha evaso quanto dovuto. Due settimane contro le quasi nove preannunciate. Non mi sembra male.

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Letture in lingua inglese per il 2019

“The Four: The Hidden DNA of Amazon, Apple, Facebook and Google” by Scott Galloway
“Call me by your name” by André Aciman

Lo scorso periodo di Capodanno sono passato da Foyles a Charing Cross Road e sono rimasto fagocitato dai 5 livelli di libreria pazzesca, enorme. Una libreria londinese potente, insomma, con tanto di ascensore, bagni e bar con tavolini e poltroncine dove prendere un tè o un muffin. C’era di tutto e di più. Come uscirne senza comprare nulla?

E devo dire che cartacei io non ne tratto più da diversi anni, però nella mia città natale acquisita mi sento completamente libero di fare tutto e il contrario di tutto.

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Andare via

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Lo so, questo articolo ha atteso un po’ troppo. Molti lo pubblicano poco prima della fine dell’anno, qualcuno poco dopo l’inizio, e magari lo intitolano: “Bilanci di fine anno”, oppure: “I miei propositi per il 2019”.

Da questo punto di vista sono sempre originale: col titolo e coi tempi. Siamo quasi oltre metà mese di gennaio.

Anno nuovo, nuove uscite narrative?

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Il problema non è… il problema

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Il problema non è… il problema.

Cioè?

Quando esiste un problema noto, ricorrente, presente da decenni e su cui si fa ben poco, molto poco, o qualcosa ma molto molto male, per tentare più o meno una soluzione, però senza, in effetti, risolvere un bel nulla, alla fine il grattacapo smette di essere tale. Diventa una normale e noiosa questione con cui si deve convivere, volente o nolente, una normalità che però qualcun altro che riesce a guardare in modo più distaccato non considera affatto una cosa consueta a tutti gli effetti, e, in maniera oggettiva, non lo è.

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