Il lasciapassare

Oggi è il primo settembre, giorno di lutto nazionale per la definitiva messa al bando di ulteriori libertà, certo ci sono paesi in cui hanno molto meno libertà, ma perché guardare sempre dove stanno peggio?

Comunque condoglianze a tutti noi.

Immagine (C) Giovanni Venturi

Avete mai visto “Fracchia la Belva Umana”?

In effetti, in quel film, c’erano due versioni di Fracchia. Una era quieta e tranquilla, un normale cittadino che nessuno conosce, i colleghi bullizzano in modo estremo, mentre la seconda versione, identica nell’aspetto, era quella di un noto criminale, pluriomicida che entra nella vita del povero Fracchia.

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Qual è l’utilità di un social network?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Una volta ho scritto pubblicamente a un giornalista dicendogli che se evitava male parole il concetto passava lo stesso. Non ho avuto alcuna risposta, ovviamente. Un giornalista serio non può usare le prime parole, e mai le male parole, che gli passano per la testa. E poi ricordatevi che la verità in tasca non ce l’ha nessuno. A meno che non stiate calcolando, per esempio, il valore di una formula matematica ben precisa.

Luciano De Crescenzo ci ha scritto un libro sul dubbio. Ha detto di fare attenzione a chi non ha dubbi, chi sa sempre tutto e la sua opinione conta più di quella degli altri. È così che la penso pure io. Resto lontano dalle persone super sicure di sé che ti vogliono solo controllare o farti sentire una nullità.

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Opinioni e social network

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Assodato che la censura esiste, la mia domanda è: ne vale la pena di stare su un social network? Soprattutto, si può davvero pensare di esprimere la propria opinione senza essere censurati e bannati per mere stupidaggini?

Direi che è giunto il momento di lasciar perdere i social network, nel senso di non condizionare la propria vita in funzione degli stessi, di non prenderli troppo sul serio per farci sopra dibattiti importanti con persone che non si conoscono, o finire per parlare da soli come un pazzo in un corridoio di un ospedale psichiatrico, se mi consentite, nel senso che è un po’ come parlare da soli per strada, si corre il rischio di essere guardati da gente che pensa ti dovrebbero mandare in un manicomio.

Consideriamo poi che sono gratis e tracciano tutto ciò che facciamo e si vendono le nostre abitudini a tutto il mondo.

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Verità e libertà di opinione

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Oggi come non mai viviamo in un’era in cui la tecnologia progredisce molto rapidamente, tutto è connesso digitalmente e grazie alla tecnologia e alla connettività sembra che chiunque possa dire ciò che vuole. Ma è davvero così? Siamo veramente liberi di esprimerci?

Noto che, quando ci si lascia travolgere da certi argomenti, non si può avere un’opinione personale e manifestarla senza essere bersaglio di qualcuno che ha la verità in tasca e che ti addita nei più coloriti modi. Ma la verità di cosa? La verità dove sta?

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Il problema è la bicicletta

Foto di Daria Shevtsova da Pexels

Ci riflettevo in questi giorni. Credo che il mio problema, quello sulle incertezze, sul non avere un equilibrio solido, una presenza, una imponente forza d’animo, una pazienza che è forte, ma a volte vacilla del tutto, è legato alla bicicletta.

Da piccoli i nostri genitori, di solito i papà, ci comprano una piccola bicicletta e ci insegnano a portarla, o ci mettono in condizioni di imparare. Poi cresciamo e prendiamo una bici più grande e continuiamo a pedalare.

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Pensieri e scelte

Photo by Roberto Nickson from Pexels.

A volte penso che scegliere vuol dire arrivare in fondo a una strada, davanti a un bivio, preparati.

Se prendo la strada A, farò cavolate, se prendo la strada B migliorerà tutto, forse non sarà affatto rosa e fiori, ma poi si vedranno cose più belle.

Spesso non è così ovvio. Si può avere una vaga idea e arrivare spesso a quel bivio senza sapersi muovere nonostante si possano immaginare bene quali siano le conseguenze delle scelte, almeno in apparenza, poi se tutto cambia appena dopo aver aperto la porta scelta, allora sarà ancora più figo e magari normale.

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Correva l’anno 2020, ecco il 2021

Foto di The Lazy Artist Gallery da Pexels.

Correva nel senso che ora il 2020 non c’è più. Ma il senso di passare da un anno all’altro è naturalmente una convenzione. Si deve pensare di chiudere un libro e aprirne un altro. In realtà lo si può fare in qualsiasi momento, anche ogni sei mesi si potrebbe concludere il proprio “anno”.

In base a delle autovalutazioni si dovrebbe capire cosa si è fatto, cosa non si è fatto, cosa resta da fare e cosa si riuscirà davvero a fare. Centinaia di guru scrivono centinaia di articoli su quello che hanno fatto di positivo e cosa faranno di positivo, eccetera, eccetera. Non è che uno deve piangersi addosso, è chiaro, ma dovrebbe considerare i limiti e la realtà. La propria realtà sociale, la propria realtà economica e la nazione a cui appartiene, per certi progetti, ovviamente non per ogni cosa. Ma, soprattutto, tante persone sanno cosa faranno in questo anno e importa a così tanti altri dei loro piani?

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Gli italiani, bella gente

Photo by Paula Schmidt from Pexels

Purtroppo da marzo a questa parte sono stato costretto nel bene e nel male, a cena, a sorbirmi decine e decine di trasmissioni e dibattiti politici. Alla fine sono state pseudo trasmissioni e pseudo dibattiti politici.

Per due motivi. Il primo è che davvero ci hanno stancato. Si mettono su trasmissioni di un’ora per sentire sempre la stessa cantilena, ovvero si parla di quello che secondo qualcuno potrebbe o non potrebbe succedere rispetto a quello che qualcun altro potrebbe fare o dire, ovvero si parla del nulla.

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È sempre una questione di fiducia

Photo by Karolina Grabowska from Pexels.

Nella vita tutto è sempre una questione di fiducia.

Conferire fiducia a un autore e leggere tutte le cose che pubblicherà e, allo stesso modo, togliergli quella fiducia dopo un certo tempo e non comprare più niente di suo, se si vede ledere detto rapporto, è sempre questione di poco.

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