Persi in un mondo immaginario reale

Foto di Markus Spiske da Pexels

Capitano momenti in cui, dopo tanto darsi da fare, non succede mai nulla di diverso, poi ci pensi su, ti concentri, e senti che non è vero che ti sei dato tanto da fare, anzi non hai creato tu le condizioni per cambiare.

Ripetere sempre le stesse cose nello stesso identico modo crea una abitudine. A volte non si riesce nemmeno più a rendersi conto di averlo fatto, e nel frattempo si continuano a ripetere le stesse azioni senza modificare minimamente nulla, anche perché magari qualche volta si sarà anche cambiato qualcosa, ma senza alcun effetto perché non si è insistito e lo sforzo è stato troppo insignificante, oppure perché il destino ha deciso che quello non era il momento per dare una risposta diversa.

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Uno scrittore si può esporre?

Foto di SevenStorm JUHASZIMRUS da Pexels

Nel 2022 oramai si assiste a una realtà deforme, rispetto a come la si sarebbe immaginata, e anormale rispetto a come la si sarebbe fortemente desiderata. Si è assistito a momenti sempre più bui e aberranti, e ancora si assiste. D’altra parte l’ho sempre detto: “La realtà supera la fantasia”.

Pandemie, limitazioni della libertà personale, guerre, pericoli di bombe atomiche e conflitti nucleari.

Sabato scorso ho assistito pochi minuti a un incontro in piazza dove ci ricordavano, con una grande amarezza, gli eventi di cui ora nemmeno più si parla.

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Buon… Natale 2021

Il Natale cos’è? Non è certo l’inno alla divisione, o all’allontanamento, o all’accoglienza dei naufraghi per poi delirare e allontanare il prossimo. Non si possono usare due pesi e due misure.

Il Natale non è commercio. Lo può anche essere, ma non è quello che dovrebbe caratterizzarlo in maniera esclusiva, e non è nemmeno feste forzate con parenti che si detestano e di cui non si condivide nulla, ma se la festa, il pranzo insieme, il cenone, è capace di riunire, di curare le ferite, può essere quello il senso di augurare un buon Natale.

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Il lasciapassare

Oggi è il primo settembre, giorno di lutto nazionale per la definitiva messa al bando di ulteriori libertà, certo ci sono paesi in cui hanno molto meno libertà, ma perché guardare sempre dove stanno peggio?

Comunque condoglianze a tutti noi.

Immagine (C) Giovanni Venturi

Avete mai visto “Fracchia la Belva Umana”?

In effetti, in quel film, c’erano due versioni di Fracchia. Una era quieta e tranquilla, un normale cittadino che nessuno conosce, i colleghi bullizzano in modo estremo, mentre la seconda versione, identica nell’aspetto, era quella di un noto criminale, pluriomicida che entra nella vita del povero Fracchia.

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Qual è l’utilità di un social network?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Una volta ho scritto pubblicamente a un giornalista dicendogli che se evitava male parole il concetto passava lo stesso. Non ho avuto alcuna risposta, ovviamente. Un giornalista serio non può usare le prime parole, e mai le male parole, che gli passano per la testa. E poi ricordatevi che la verità in tasca non ce l’ha nessuno. A meno che non stiate calcolando, per esempio, il valore di una formula matematica ben precisa.

Luciano De Crescenzo ci ha scritto un libro sul dubbio. Ha detto di fare attenzione a chi non ha dubbi, chi sa sempre tutto e la sua opinione conta più di quella degli altri. È così che la penso pure io. Resto lontano dalle persone super sicure di sé che ti vogliono solo controllare o farti sentire una nullità.

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Opinioni e social network

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Assodato che la censura esiste, la mia domanda è: ne vale la pena di stare su un social network? Soprattutto, si può davvero pensare di esprimere la propria opinione senza essere censurati e bannati per mere stupidaggini?

Direi che è giunto il momento di lasciar perdere i social network, nel senso di non condizionare la propria vita in funzione degli stessi, di non prenderli troppo sul serio per farci sopra dibattiti importanti con persone che non si conoscono, o finire per parlare da soli come un pazzo in un corridoio di un ospedale psichiatrico, se mi consentite, nel senso che è un po’ come parlare da soli per strada, si corre il rischio di essere guardati da gente che pensa ti dovrebbero mandare in un manicomio.

Consideriamo poi che sono gratis e tracciano tutto ciò che facciamo e si vendono le nostre abitudini a tutto il mondo.

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Verità e libertà di opinione

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Oggi come non mai viviamo in un’era in cui la tecnologia progredisce molto rapidamente, tutto è connesso digitalmente e grazie alla tecnologia e alla connettività sembra che chiunque possa dire ciò che vuole. Ma è davvero così? Siamo veramente liberi di esprimerci?

Noto che, quando ci si lascia travolgere da certi argomenti, non si può avere un’opinione personale e manifestarla senza essere bersaglio di qualcuno che ha la verità in tasca e che ti addita nei più coloriti modi. Ma la verità di cosa? La verità dove sta?

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Il problema è la bicicletta

Foto di Daria Shevtsova da Pexels

Ci riflettevo in questi giorni. Credo che il mio problema, quello sulle incertezze, sul non avere un equilibrio solido, una presenza, una imponente forza d’animo, una pazienza che è forte, ma a volte vacilla del tutto, è legato alla bicicletta.

Da piccoli i nostri genitori, di solito i papà, ci comprano una piccola bicicletta e ci insegnano a portarla, o ci mettono in condizioni di imparare. Poi cresciamo e prendiamo una bici più grande e continuiamo a pedalare.

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Pensieri e scelte

Photo by Roberto Nickson from Pexels.

A volte penso che scegliere vuol dire arrivare in fondo a una strada, davanti a un bivio, preparati.

Se prendo la strada A, farò cavolate, se prendo la strada B migliorerà tutto, forse non sarà affatto rosa e fiori, ma poi si vedranno cose più belle.

Spesso non è così ovvio. Si può avere una vaga idea e arrivare spesso a quel bivio senza sapersi muovere nonostante si possano immaginare bene quali siano le conseguenze delle scelte, almeno in apparenza, poi se tutto cambia appena dopo aver aperto la porta scelta, allora sarà ancora più figo e magari normale.

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