Quando le librerie erano Librerie era tutto più bello

In genere quando un selfpublisher pubblica un ebook c’è sempre chi dice: “vorrei leggerti, non c’è la copia cartacea?”.

Ho fatto sempre una copia cartacea. Anche in previsione di una possibile presentazione in libreria, ma chi compra le copie cartacee dei selfpublisher? Credo quasi nessuno. Sono rarissimi casi.

Poi c’è anche un altro problema.

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Il problema della Piattaforma

(CC) Tommaso Tani / Flickr licenza CC

Ho letto il libro di Michele Amitrani: “Confessione di un autore indipendente“.

E ho pensato: “Quando prendi e scrivi, quando prendi e pubblichi, quando prendi ed editi, quando prendi e non ti scoraggi… No, ti scoraggi, forse piangi, forse ti guardi allo specchio con la voglia di spaccare la tua stessa faccia”.

La Piattaforma è un serio problema. Viene prima di ogni cosa, prima ancora di ideare anche solo vagamente la trama di un libro che vorresti scrivere, prima ancora di scriverlo.

E, io, una Piattaforma non ce l’ho. Non ho nemmeno una piattaforma, con la P minuscola.

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Persi e insicuri: quante volte!

Quante volte ci siamo ritrovati persi e insicuri nella nostra vita?

Di recente? No, dico da sempre, ogni volta che è capitato. Il video di cui sopra è il video promo della quarta stagione di Lost, una serie televisiva in cui ogni personaggio doveva ritrovare se stesso sull’isola. Quell’isola che li ha chiamati a sé per un ben preciso motivo. Ritrovarsi. Capire da dove venivano e dove stavano andando. Per cambiare il loro destino personale.

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Una mia intervista in podcast

Un po’ di tempo fa mi ha contattato Michele Amitrani, un selfpublisher che gestisce un proprio podcast, ovvero uno spazio in cui intervista o parla in voce di alcuni specifici argomenti.

Michele, naturalmente si occupa di selfpublishing sul suo sito CrediCrea.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata sui miei progetti narrativi, su “Sai correre forte“, su cosa voglia dire selfpublishing e in cosa si differenzia dell’editoria tradizionale e da quella a pagamento.

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divisioni e individualità

Image by Wax115 / Morguefile

Da un po’ di tempo a questa parte non sopporto più nessuna forma di politica. Oramai sono saturo. L’Italia affonda. Bugia dopo bugia. Un quantitativo di frottole incalcolabile. Peggio dell’avanzare del debito pubblico.

Bugie che vengono coniate in espressioni giornalistiche e non. Una delle tante: “Un governo di responsabilità”. Quasi a voler dire che di solito i governi tutti sono fatti di irresponsabili e, quindi, a sgamare il fatto che nessuno fa una beata minchia per il popolo da sempre. Un governo di responsabilità, come se il non aver fatto votare i cittadini per ben 4 volte – mica pizza e fichi? – fosse una condizione di responsabilità. Come se un governo nominato tra amici e amicucci, che sempre governo è, potesse essere un palliativo per far passare il tempo e non fare nulla, ma solo spingere qualche altro ad assicurarsi una bella pensione d’oro se si supera settembre 2017, eppure fatto da gente che invece sostiene di fare scelte responsabili. Un po’ come quando la gente va al lavoro, cazzeggia, un po’ facebook, un po’ di articoli di giornale, qualche film e poi aspetti la fine del mese per lo stipendio. Uguale uguale.

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È tempo di andare…

photo by Marykbaird on Morguefile

Sì, è tempo di andare. La decisione è stata più volte rimandata, ma alla fine era lì. Evidente, solo negando si poteva continuare ad andare avanti.

Alla fine sono quegli articoli che non vuoi scrivere, anche perché capirai a chi possa davvero importare. Arrivando anche nel tardo pomeriggio di un sabato, mentre tutti hanno da fare. E anche dopo averlo detto, è come non averlo detto, qualcuno sbadiglierà annoiato, qualcun altro penserà: “Tiritittittì”.

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la scrittura è un processo non naturale

Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.
Image from Picmelon.com freely available here and distributed with CC0 Public Domain license.

Benché se ne possa pensare, la scrittura è un processo non naturale.

Quando si ascolta il ritornello di una canzone basta poco perché ti arrivi in testa e non se ne vada più. In un attimo ti ritrovi questa sequenza di parole e note che ti frullano in testa, le canti sotto voce. La musica è una cosa che è un processo naturale. Le note naturali sono appena 7, quindi è semplice combinarle insieme. Le parole, invece, sono centinaia di migliaia.

Quando ero a scuola e dovevo imparare a memoria una poesia, era una botta in fronte di quelle tremende. Il “5 maggio”, le poesie di Natale, di Pasqua. Mamma, che disastro!

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