
Tempo fa ero alla ricerca della copertina perfetta per l’ottavo volume della serie “Le parole confondono”. Ho prima trovato le immagini che possibilmente potessero servirmi e poi ho proceduto con un solo mese di abbonamento per poter comprare delle immagini a un prezzo molto basso.
Ho trovato l’immagine che racchiude persino un momento specifico del finale del libro e, assieme a essa, mi sono imbattuto anche in alcune foto (che ho comprato) molto molto belle che mi hanno ispirato per il volume 9. In teoria avevo detto di non voler scrivere, e magari non è detto che inizierò a scrivere.
Oramai ho tanto di quel materiale a cui dover dare seguito che scrivere ancora di Andrea, Giulia e Francesco mi pare quasi eccessivo. E poi l’immagine in questione è così bella e profonda che per usarla come copertina deve essere un romanzo scritto con i contro attributi. Qualcosa che quando il lettore giungerà all’ultima pagina del testo, letto senza interruzione, resterà ancora carico di emozioni, stordito, e una piccola lacrima verrà giù e farà i complimenti all’autore e ai personaggi che hai toccato con mano. Qualcosa, insomma, che merita tanto tempo, devozione, concentrazione, idee, anche se queste ultime non mancano mai. Un impegno forte, eccezionale, scrivere un libro unico che resti in profondità.
Ma, oramai, cosa non sapiamo di Andrea, Giulia e Francesco?
Una storia che andrebbe a continuare da dove si interrompe il volume otto, il quale per ora è inedito, e che si proietta nel passato in momenti specifici, sotto i portici bolognesi mentre Andrea e Francesco sono ospiti di una città bellissima piena di studenti universitari come loro, magari qualche piccolo scorcio anche di Roma, che suggella il loro incontro e la nascita di una grande amicizia, oltre all’adolescenza di Andrea. Dovrebbe essere Andrea la voce narrante, essendo un’immagine proprio di Andrea, che già, in forma diversa, è nella copertina del quinto volume: “Sempre coi tuoi occhi”, il quale si conclude in maniera toccante e delicata, come chi ha letto mi ha riferito.
E poi, cercando altre immagini, mi sono imbattuto in altre due da usare. Una che potrei tenere presente per il romanzo che stavo scrivendo con uno pseudonimo e l’altra per un volume 10 speciale, sempre de “Le parole confondono”, non visto dal punto di vista umano, ma di un animale. Nel volume 7, infatti, nella vita dei nostri personaggi, si inserisce un piccolo esserino vinto dal freddo londinese.
Le idee ci sono, e non sono nemmeno le uniche che ho avuto. Ci sono una valanga di idee, molto valide anche, come dicevo a Stefano su Mastodon. Il tempo manca e, sicuramente, scarseggia anche un essere spronato a farlo, a continuare, a leggere una recensione di qualcuno che ha letto il libro e lo ha apprezzato mettendo in luce cose che persino a me sono sfuggite, ma che ho rappresentato nero su bianco, o bianco su nero, per chi usa la modalità di lettura riposante.
Scrivere per scrivere può essere un buon metodo per rilassarsi, quando ci sono le condizioni per dedicarsi alla scrittura non meno di un’ora al giorno. Diciamo pure due. Soprattutto quando si vede evolvere i personaggi da una condizione iniziale a una finale. Difficile preparare un testo per la pubblicazione. È un’attività che mi diverte e, al tempo stesso, odio. È quella parte ardua che nessuno vedrà mai. Tutti pensano che gli autori senza una casa editrice siano tutti uguali, ovvero pubblicano appena finito di scrivere. Io tra il volume sette e otto ho lasciato passare quasi tre anni senza pubblicare altro. Direi che non siamo tutti fatti della stessa scarsa pastetta.
Quante idee. Quanti personaggi. Quante situazioni. Ispirazione chiama ispirazione.
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