L’amico immaginario di Matthew Dicks


Quando ho comprato questo libro l’ho fatto per i soliti motivi. Mi piaceva la copertina, il titolo era suggestivo, la trama mi sembrava interessante, ho letto i primi capitoli e mi sono detto: “questo libro mi piacerà”. E così è stato. A volte nei primi capitoli si inganna i lettore, si concentra il meglio della scrittura e poi ci si perde e invece non è questo il caso. Diciamo che non lo è in generale dei libri degli autori americani e inglesi.

Mi chiamo Budo.
Esisto da cinque anni.
Cinque anni è una vita lunghissima per uno come me.
È stato Max a darmi questo nome.
Max è l’unico essere umano che riesce a vedermi.
I genitori di Max mi chiamano l’amico immaginario.
Non sono immaginario.

Il libro mostra una grande umanità e una buona caratterizzazione dei due protagonisti di questa storia, cosa che permette al lettore di legarsi agli stessi. Lo stile con cui è scritto è veramente qualcosa di magico. È scritto in prima persona dal punto di vista di Budo, un amico immaginario che descrive la vita del bambino autistico che lo ha immaginato, Max, un bambino che soffre, un bambino speciale, che lotta ogni giorno contro le sue fobie. Per Max vivere è una faccenda piuttosto complicata: va in tilt se deve scegliere tra due colori, non sopporta il minimo cambio di programma, detesta essere toccato, persino da sua madre che vorrebbe abbracciarlo molto di più.
A un certo punto, nella vita del bambino, accade qualcosa di terribile e l’amico immaginario è l’unico che conosce la verità e che può salvare il suo amico.
Ci sono delle scene ricchissime di tensione nel finale, dove c’è la paura e dove non sai come andrà a finire. Ti incolli su quelle pagine. Fai il tifo per Max e per Budo. L’argomento drammatico è trattato in maniera del tutto nuova, proprio grazie allo stile e al punto di vista che l’autore sceglie per narrare la vicenda.
Questo è un libro scritto non solo bene, ma che si ama, che fa piangere in un finale liberatorio di un libro unico nel suo genere.
È adatto alla lettura sia da parte degli adulti, ma anche da parte dei bambini, in quanto è una storia in presa diretta su un bambino di nove anni che va a scuola tutti i giorni e che affronta ogni giorno i compiti, le insegnanti, le sue paure, i bambini cattivi.
Ogni elemento della narrazione risulta essenziale per comprendere ogni aspetto della stessa. I miei complimenti a questo brillante autore. Complimenti Matthew.

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