
A volte ci si prova a concedere del tempo per pensare al futuro, o quanto meno all’immediato presente. Cos’è l’immediato presente? Non so, le prossime 4-5 settimane. Si cerca di capire qualcosa in più della propria vita e perché è così tanto difficile affrontarla, cambiarla. Ammesso che ci si possa ragionare sopra. Si ha la forza e il desiderio di cambiarla? Il desiderio c’è però, forse, è ridotto al minimo perché mancano le forze.
Di solito è verso la fine dell’anno che uno si interroga su questioni serie e ingarbugliate, o quanto meno, è verso gli ultimi giorni dell’anno che si pensa a dei progetti, si mettono sul tavolo i nuovi propositi per l’anno che verrà. L’estate non è un bel periodo per ragionare su simili angoscianti grattacapi, ma il problema vero è che non è mai il periodo adatto per riflettere su cosa sta andando storto o come si può ovviare all’inevitabile. Si ha paura, non si è pronti a capire e, in particolare, d’estate sono tutti sereni e felici, almeno questa è l’idea che io mi sono fatto, quindi un po’ si accentua in me il conflitto eterno in cui vivo con me stesso.
Quando poi ti colpiscono in pieno eventi che sai sarebbero arrivati puntuali come la morte, che sono solo stati rimandati da lungo tempo, nemmeno si sa cosa fare. Usufruire di ferie e stare a camminare per sopra e per sotto per tutta Londra, andare in piscina, al mare, non cambia molto, anzi spinge a mettere la testa sotto la sabbia, se vogliamo, anche se serve, per forza di cose, almeno per non impazzire e lanciarsi di sotto.
L’attività umana ha dei limiti. Io ho dei limiti. Non riesco a focalizzarmi sulle sorti del mio futuro, che vedo sempre meno piacevole per tanti aspetti. Devo fare finta di non vedere e non sentire tante cose, se voglio non concentrarmi sulla spazzatura, sul rumore di fondo, chiamiamolo così, dai. Sono cose talmente noiose e marginali da capire da solo che l’unica cosa è ignorare, tanto ignorando per anni oramai non dovrebbe essere difficile, eppure lo è. Non ci si abitua mai davvero a vivere nel fango, nella melma puzzolente. Quello a cui ci si abitua subito è il vivere meglio. Se si passa da un paese incivile a vivere in un paese civile subito ci si adatta, è il contrario che non riesce e che, anzi, ci affonda. Quando rientri da una piccola vacanza o dall’estero è come ricevere una botta in testa al dover affrontare la quotidianità sempre più disastrosa e i problemi personali e non che lì sono rimasti. Ad attenderti al varco come lupi famelici che desiderano solo sbranarti vivo, ucciderti.
Ecco, in realtà, i problemi personali ci seguono, vengono con noi ovunque, solo che in vacanza, all’estero, li soffochiamo, li zittiamo. Se il problema c’è non è il cambio di posizione geografica che ci salva. Potrebbe farlo solo se il cambio coincidesse con una sorta di vita nuova, di un punto di partenza nuovo. Iniziare a lavorare all’estero. Bella sfida, forse è quello che potrebbe aiutarci a spingere noi stessi di nuovo in una direzione positiva.
Certo, non è possibile risolvere tutti i problemi che ci vengono incontro, perché molti di questi vanno molto al di là delle nostre forze. Se la gente è maleducata, strafottente, se te lo mettono in culo ogni momento, bisogna cambiare aria, e in fretta. Scappare, e meno che mai perpetrare nel lamento. Bisogna iniziare a guardare altrove, dove la vita è più normale, il problema è che è difficile porre rimedio, anche quando stai proprio affondando di brutto, perché sei arrivato oltre la frutta e stai in una situazione dove oramai tutto è stagnante. Non credi più nella maggior parte delle persone, delle occasioni, se mai ne arrivassero, perché finisci per non riconoscerle nemmeno più, o comunque non ti fanno più male di prima, cercano solo di scuoterti, eppure non succede. Perché? È la domanda che mi faccio e a cui non trovo risposta.
A quel punto sparisce tutto. Leggere o scrivere diventa un’arma di difesa, anche se quando poi ci si riaffaccia al mondo vero si torna a sentire la puzza di ciò che ci danneggia l’anima poco per volta, ma anche tanto per volta. E la puzza è sempre più forte. Serve qualcosa, non è nemmeno mettere i pensieri sul blog che mi aiuta a capire e rimettermi in sesto. L’unica cosa che spero con tutto il cuore è di non perdere ulteriori lettori del blog angosciandovi con le mie domande esistenziali. Il problema è abbastanza complesso. Cercherò di parlare d’altro.
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