l’empatia per il protagonista

(c) Claudio Riccio / Flickr
(c) Claudio Riccio / Flickr

È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.

In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.

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io che dico di no…

romanzo
romanzo

Le parole confondono ha ricevuto l’ennesimo apprezzamento.

Una casa editrice digitale avrebbe voluto pubblicarlo. Ma io ho detto di no.

La proposta è seria. Non scherzo.

Mi è stato chiesto il testo e l’ho mandato. Di mia iniziativa non invio nulla a nessun editore. Se interessa io sto qua.

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I personaggi hanno l’anima

Quando si scrive una storia di solito si parte da un’idea, poi nella testa si genera una trama, o piccola parte di essa, si pensa, si ripensa e alla fine o si mettono da parte quelle idee se non convincono, se non è il momento per quel tipo di testo, oppure si inizia a scrivere seguendo uno schema messo nero su bianco o tutto in testa, come fa Stephen King.

Chiaramente ognuno scrive di ciò che vuole seguendo schemi oppure no, facendolo tutti i giorni o giorni a caso.

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Il primo giorno di primavera

Si sa che il primo giorno di primavera cade il 21 marzo di ogni anno.

In America potrebbero tranquillamente organizzare una festa, di solito lo fanno per diverse occasioni, quindi non ci sarebbe nulla di male. Anche in Italia potrebbe capitare di festeggiare per un qualsiasi motivo.

Eppure…

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la storia di come due fratelli vincono la paura n°6

Sono alla fine dell’ennesima revisione. Ben due anni. Cinque grandi correzioni/riscritture più tante micro revisioni continue anche in fase di scrittura stessa. Ho tagliato interi capitoli, ho aggiunto altre parti, ho rimosso interi pezzi raccontati e li ho mostrati, ho cambiato un paio di volte il punto di vista dell’intera prima parte, che ora non esiste più e si è fusa con la seconda in forma di ricordi. Il libro è sempre diviso in tre macroblocchi, ma ora hanno la struttura che avrei sempre voluto assegnargli. La storia mi piace. È proprio come volevo narrarla.

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Festival di Sanremo 2012: intervista a Pierdavide Carone

Chi conosce il mio blog sa che non sono una persona che si lascia impressionare dal cantanti o scrittorucoli, però se qualcosa mi prende dentro, divento quasi un fanboy di quel cantante o di quello scrittore, ci metto passione, ci metto quasi una lode eccessiva per parlarne. È il mio modo per parlare in modo emozionato della persona che è stata capace di far vibrare le mie corde emotive e non è assolutamente un modo per osannare a vuoto.

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la storia di come due fratelli vincono la paura n°5

Eccoci con la quinta puntata del “making of…” del mio primo romanzo.

Due puntate fa si parlava di stile e punto di vista e si accennava anche al fatto che i lettori hanno un modus operandi di lettura che è difficile da scalfire. Un modus operandi per cui l’unico modo di tenere attenta l’attenzione del lettore è quello, probabilmente, di scrivere thriller e abbandonare la narrativa tradizionale.

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