Il lavoro sul testo di fantascienza continua. È la mia fantascienza: non ci sono astronavi, solo sensazioni, ricordi, si ripercorre la vita di un uomo e di una donna che si sono amati e odiati al vaglio delle nuove tendenze tecnologiche del mondo, degli interessi dell’umanità, un po’ come gli inspiegabili finti accordi di pace di un uomo stanco e mentalmente provato dal suo egocentrismo ai tempi odierni.
Certi temi tornano sempre. In particolare, lo ha rimesso in ballo, in una delle sue infinite sfaccettature Marina Guarneri nel suo blog. Ma se ne potrebbe parlare così tanto che non basterebbero una serie di romanzi per concludere, se mai si possa concludere.
Ieri sera mi sono detto: “Inizio o non inizio l’editing di IFELAPDCS?”. Meglio fare editing di questo romanzo perché dell’altro non posso ancora in quanto non è stata finita di scrivere la storia. Quando dico “l’altro”, sto parlando del quinto volume de “Le parole confondono“. Non avevo tanta voglia di concludere la storia di Andrea Marini. Sì, c’è lui nell’ultimo inedito di questa serie.
Ho lasciato riposare IFELAPDCS per 8 mesi e 2 giorni. Sono più che sufficienti per riprenderlo. In realtà, lo avevo concluso per abbandonarlo del tutto. Il lavoro era compiuto, la storia aveva avuto il suo finale. Basta. Può bastare, no? Anche perché il lavoro di editing sarà luuuuuungooooooooo e non so nemmeno quante persone vorranno leggetelo e, nello specifico, chi.
È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.
In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.
Quando si scrive una storia di solito si parte da un’idea, poi nella testa si genera una trama, o piccola parte di essa, si pensa, si ripensa e alla fine o si mettono da parte quelle idee se non convincono, se non è il momento per quel tipo di testo, oppure si inizia a scrivere seguendo uno schema messo nero su bianco o tutto in testa, come fa Stephen King.
Chiaramente ognuno scrive di ciò che vuole seguendo schemi oppure no, facendolo tutti i giorni o giorni a caso.
Si sa che il primo giorno di primavera cade il 21 marzo di ogni anno.
In America potrebbero tranquillamente organizzare una festa, di solito lo fanno per diverse occasioni, quindi non ci sarebbe nulla di male. Anche in Italia potrebbe capitare di festeggiare per un qualsiasi motivo.
Sono alla fine dell’ennesima revisione. Ben due anni. Cinque grandi correzioni/riscritture più tante micro revisioni continue anche in fase di scrittura stessa. Ho tagliato interi capitoli, ho aggiunto altre parti, ho rimosso interi pezzi raccontati e li ho mostrati, ho cambiato un paio di volte il punto di vista dell’intera prima parte, che ora non esiste più e si è fusa con la seconda in forma di ricordi. Il libro è sempre diviso in tre macroblocchi, ma ora hanno la struttura che avrei sempre voluto assegnargli. La storia mi piace. È proprio come volevo narrarla.
Chi conosce il mio blog sa che non sono una persona che si lascia impressionare dal cantanti o scrittorucoli, però se qualcosa mi prende dentro, divento quasi un fanboy di quel cantante o di quello scrittore, ci metto passione, ci metto quasi una lode eccessiva per parlarne. È il mio modo per parlare in modo emozionato della persona che è stata capace di far vibrare le mie corde emotive e non è assolutamente un modo per osannare a vuoto.
Eccoci con la quinta puntata del “making of…” del mio primo romanzo.
Due puntate fa si parlava di stile e punto di vista e si accennava anche al fatto che i lettori hanno un modus operandi di lettura che è difficile da scalfire. Un modus operandi per cui l’unico modo di tenere attenta l’attenzione del lettore è quello, probabilmente, di scrivere thriller e abbandonare la narrativa tradizionale.
Eccomi di nuovo, qua. Sto continuando anche se siete in pochi a leggere e nessuno fa commenti. Nella puntata precedente mi sono accorto di frasi ripetitive, alcune sconclusionate. La foga di voler raccontare del romanzo è così forte che purtroppo mi imbatto in queste bestialità da dilettante 😦 . Se volete tornare a rileggerlo, diciamo che ora dovrebbe essere corretto, si spera 🙂 .
In questo articolo avrei dovuto parlare di altro, ma voglio un attimo far capire alcune cose.