Qualche giorno fa rileggevo degli articoli sul self-publishing, sulla mia prima pubblicazione, sulle recensioni che mi fecero attraverso i blog, le interviste, addirittura. Sono passati 13 anni ed è cambiato tutto e niente.
Da qualche settimana a questa parte ho caricato in un nuovo store i miei romanzi e le mie raccolte di racconti, in formato e-book, ovviamente. In teoria potrei farlo pure coi cartacei, ma dovrei fornirli io. Pare che questo store sia qualcosa che non hanno in tutti, o quanto meno è una novità per me.
Il mese di giugno del 2023 vedevo pubblicare “Quel minuto prima di te”, una delle storie più difficili e articolate che abbia mai scritto, un romanzo che mi ha tenuto impegnato per 3 anni e 3 mesi, dal 17 marzo 2020 al 4 giugno 2023. Risulta il settimo volume della saga familiare “Le parole confondono”, ma che può assolutamente essere letto senza avere idea dei sei volumi precedenti.
“Quel minuto prima di te” è una storia ricca di trama e di personaggi, di luoghi, di Londra, di Sorrento, di vita, di scelte difficili, di adolescenza, di vita adulta. Un libro di circa 300’000 parole, roba che una casa editrice forse pubblica in tutta la sua vita e poi chiude. Materiale per almeno 10 romanzi brevi ma intensi, come si portano oggi per strappare bei soldi ai lettori in maniera molto meno complicata riducendo al minimo sforzo l’editing e la quantità di carta stampata e con caratteri belli grandi. Di solito sulla scia di nomi autorevoli che hanno venduto tantissimo e hanno fatto anche soldi al botteghino con la relativa trasposizione cinematografica o con la realizzazione di una serie in otto episodi per Netflix.
Finalmente ho rivisto tutto quanto avevo scritto del romanzo che ho iniziato a scrivere a inizio dell’anno scorso e che ho dovuto interrompere per mancanza di tempo. Ho messo insieme 80’000 parole. La storia si delinea senza ripetizioni, dando spessore ai personaggi e al loro rapporto speciale, gli sguardi, i silenzi, o i dialoghi ragionati rendono il tutto sensato, per il momento.
Molti, nel 2025, saranno dell’idea che il web è il posto dove si va su un ben preciso motore di ricerca (il quale ci profila) e tramite esso si cercano le cose sul web. Come se non esistessero alternative, o “luoghi” dove arrivare direttamente senza intermediari. Come se il web fosse noto solo a tale motore di ricerca e basta. Conosco persone che per non scrivere l’indirizzo di siti come Facebook, lo cercano su Google e fanno clic sul link del primo risultato ottenuto arrivando così a destinazione. E credono davvero che sia il metodo più semplice. E poi da Facebook si cercano altre cose, notizie. Il che fa sorridere. Visto che Facebook non crea notizie ma preleva i vostri dai personali per venderseli e far allenare le loro IA.