beta reading, editing, self-publishing, editoria o bubbole?

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Oggi, pubblicare e pensare che si è giunti a un punto di arrivo, è quanto di più sbagliato si possa pensare. Anche perché la quantità di testi che arriva su Amazon, tanto per fare il nome di un book store, è impressionante. Non c’è più posto per nessuno. Ci si deve prendere a gomitate con tutti gli altri scrittori.

Perché editoria, invece di self-publishing, non è sinonimo di scelta migliore? Se non lo sapete ancora – mi dispiace che debba essere io a farvi questa rivelazione – il 90% dei piccoli e medi editori non fa editing approfondito sui testi. Se trovate in libreria libri di piccoli editori che in realtà vi sembrano una bozza su cui lavorare ancora, ora sapete il perché. Ma perché lo fanno? Forse questioni di soldi. Magari lo scrittore paga per pubblicare, in qualche modo (acquisto di copie o quant’altro), e quindi finché arriva il soldo non importa cosa pensi chi di cosa, male che vada si chiude un marchio editoriale e se ne apre un altro.

Se vi imbattete in un editore NON a pagamento, sappiate che nel 99% dei casi non accetta un testo che non abbia già avuto un pesante e completo editing e, oltre a questo primo vincolo, non si accettano nemmeno testi che superino le 30’000 parole e non si accettano testi di autori che non abbiano già un bacino di lettori pronti a comprare tutto ciò che pubblica.

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diario scrittorio: mercoledì, 12 settembre 2018

Ecco. Finito. Conclusa la prima stesura completa del romanzo sull’editoria.

Colpo di scena finale come avevo sempre avuto in mente dal principio.

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L’editoria, Amazon, gli scrittori e i lettori…

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Oggi, anno 2018, l’editoria ha subìto un’evoluzione molto particolare, e ancora ne subisce.

Ogni giorno quantità industriali di libri arrivano in formato e-book e cartaceo su negozi di libri on-line. E c’è anche chi, nel 2018, non produce e-book, ma vive di libri cartacei distribuiti solo presso piccole librerie fiduciarie e, sempre in questo 2018, gli editori sono stanchi di fare editing o, se ne fanno, è qualcosa molto all’acqua di rose.

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la scrittura è sentirsi…

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sentirsi… sentirsi… soli?

Può darsi. Sono passato per vari stadi della scrittura, ho imparato negli anni e ancora imparo quotidianamente, senza sosta, da errori, da sensazioni sbagliate. Spesso ho lasciato molto spazio a chi aveva sempre qualcosa da dire sentendomi come un citrullo che ha bisogno di costanti certezze.

La scrittura è un fiume in piena che ci travolge per la varietà degli atteggiamenti delle persone che si incontrano nel tempo e per il modo in cui si interagisce con gli stessi.

A volte, tra mille situazioni e pensieri incoerenti, devo aver anche fatto scappare le persone da me senza rendermene conto. Forse anche per un mio atteggiamento (non reale) di estrema sicurezza o insicurezza.

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diario scrittorio: lunedì, 2 luglio 2018

Qualche giorno fa ho concluso le prime sessioni di editing completo del IV romanzo della serie “Le parole confondono“, così sono tornato a vecchi amori. Ho ripreso a editare il romanzone, quello sulla politica, sull’editoria, sul torbido quotidiano, un tantino immorale, in cui vedremo cattivi, ma anche personaggi buoni, sia chiaro. Se non ve ne fossero, l’umanità sarebbe estinta da un pezzo.

Qualcuno subirà le conseguenze delle azioni dei perfidi personaggi del libro. Rileggevo il primo capitolo e ridevo. Sembra davvero un inizio inquietante, paradossale, carico di aspettativa, un po’ come è accaduto per “Joe è tra noi” e “Sai correre forte“.

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la giusta ambientazione di una storia

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Ho visitato spesso certi luoghi, di alcuni mi sono così innamorato che ci sono tornato spesso.

L’ambientazione di un romanzo a volte è importante. Accade, invece, che spesso sia una delle cose che più si trascura. Ci si concentra solo sulla trama e si pensa: “Tanto il lettore si farà una sua idea del luogo”.

Può andar bene in un senso o nell’altro, però, ignorando l’ambientazione, una storia è ambientata da nessuna parte e ovunque e, quindi, il testo non si caratterizza in tal senso. In questo caso credo non servirebbe nemmeno dire i personaggi dove vivono o camminano: Napoli, Milano, Roma, Praga, Parigi, Londra, oppure lungomare o strada interna, o piazza. È uguale. Certo, resta sempre una scelta personale.

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