Diario scrittorio: sabato, 17 ottobre 2020

Sette mesi: 17 marzo 2020 – 17 ottobre 2020.

Sono passati 7 mesi da quando ho iniziato a scrivere il settimo romanzo della serie “Le parole confondono” e sono a quota 64’780 parole. Le sto rileggendo perché ho dovuto in parte interrompere e per evitare di ripresentare concetti già espressi dal protagonista in pagine precedenti lo sto riguardando, sto eliminando refusi, sistemando la punteggiatura, riscrivendo frasi poco chiare ed eliminando dialoghi inutili o didascalici.

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diario scrittorio: mercoledì, 16 settembre 2020

Salve a tutti, si riprende con le notizie delle opere in scrittura.

Avevo promesso una antologia di racconti di ferragosto da pubblicare a puntate su Google Play Libri e Apple iBookStore, gli unici due store che permettono di aggiornare un e-book senza creare problemi infiniti come Amazon o rendere impossibile la cosa come accade per Kobo.

Ogni settimana l’e-book si arricchirà di un racconto. Non saranno racconti brevi. Avrei dovuto pubblicarli per il 15 agosto, ma per farlo avrei dovuto iniziare a operare sulle storie a gennaio.

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diario scrittorio: venerdì, 31 luglio 2020

Quest’anno, per la prima metà dell’anno, mi sono dedicato alla riedizione di “Le parole confondono” in quanto l’editing che mi fu fatto all’epoca era imbarazzante. Me ne sono accorto rileggendo il romanzo perché stavo scrivendo il quinto volume della saga che si lega molto al primo e siccome poi le persone in teoria dovrebbero partire dal primo volume e procedere man mano con gli altri, se interessati, avere un primo volume non curato in maniera ossessiva come gli altri era un cattivo biglietto da visita.

Questo ha comportato in pratica che tutti i progetti narrativi di quest’anno saltassero. Le energie sono quelle, se si impegnano in qualcosa non si possono usare anche per altro, cioè si può anche ma i tempi si allungano tantissimo e si accumula stress e insicurezza. Infatti è quello che è successo. Mi son perso anche grazie alle poco piacevoli vicende che hanno colpito tutti noi. C’è gente che non ne è più uscita viva e il confronto con me non regge, loro le hanno subite in modo più drastico e molto peggio.

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diario scrittorio: mercoledì, 17 giugno 2020

Era dall’anno scorso che non scrivevo più un articolo per questa “rubrica”. Ne approfitto oggi perché sono giusto tre mesi che sto provando a scrivere il settimo volume della mia saga/serie “Le parole confondono”.

Di recente ho ricevuto dei complimenti per la nuova edizione del primo volume, ma non so se si tradurrà mai in una recensione. Non importa. Tutto scorre, tutto passa, panta rei. Quando si pubblica un libro non succede mai nulla di che, se poi si pensa che sono passati 8 anni, allora pure peggio, no?

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Scrivere avendo in testa il lettore ideale

Foto di Free-Photos da Pixabay

Una delle prime regole della scrittura creativa dice che per scrivere bisogna avere in testa un lettore ideale. Ma la scrittura creativa che viene insegnata ha sempre ragione?

Al di là della risposta che si può dare, io credo che di ideale ci sia ben poco. Oggi tutto si basa sull’essere concreti e, soprattutto, non esiste un solo tipo di lettore. Ogni persona ha una sensibilità diversa e, quindi, un modo differente di approcciarsi alla lettura, fosse anche solo per il fatto di avere gusti diversi, per cui secondo me dire che quando si scrive bisogna avere in testa un lettore ideale è una bufala diffusa da chi, pagato, ti vuole insegnare a scrivere libri tutti uguali.

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Cosa si impara da un cattivo romanzo

Foto di Harut Movsisyan da Pixabay

Quando si legge un romanzo, spesso non si fa caso a piccole imperfezioni, se un testo è piacevole, se è credibile, se i personaggi li sentiamo vicino a noi. È persino possibile che la storia ci resti in testa per un po’, che ci lasci qualcosa.

Da scrittori, se riusciamo a leggere il testo anche in maniera “tecnica”, è capace che impariamo qualcosa in più sulla gestione del punto di vista, sulla gestione ottimale delle sottotrame, su come mantenere l’attenzione del lettore, ecc…

Ma quando un testo è pieno zeppo di cose che non vanno?

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Hemingway non conosce l’italiano

Image by Prawny on Pixabay released with license CC0.

Eh, be’, certo, dirà chiunque. Ernest Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Autore di romanzi e racconti in lingua americana. Come potrebbe mai conoscere l’italiano come lo conosco io o magari un docente di lingua italiana nato in Italia?

Il titolo di questo articolo è una mera provocazione. In passato ho letto “Il vecchio e il mare”, ma ammetto di non ricordarne nulla. Di recente ho letto “I quarantanove racconti”. Qualcuno era interessante, altri non particolarmente.

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Scrittura, aspettative e realtà

Foto di Free-Photos da Pixabay

Oggi tutti scrivono, tutti pubblicano, tutti sono editori e nessuno sa la differenza tra:

  • editoria classica;
  • editoria a pagamento;
  • editoria a doppio binario;
  • selff-publishing;
  • tipografia.

A volte, anche quelli che si proclamano self-publisher *NON* sanno cosa sia il self-publishing. Tanto per essere puntigliosi – lo so, non dovrei cercare i punti sulle i se spero che qualcuno commenti il blog e non cambi articolo all’istante – non si chiama “self” o “Self Publishing”, ma “self-publishing”, ovvero si ricorre a una parola composta inserendo un trattino tra le due parole in lingua inglese “self” e “publishing”.

Non che ce ne possa importare più di tanto, voglio dire. O che la cosa mi sconvolga. Anzi, mi annoia profondamente.

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diario scrittorio: lunedì, 2 settembre 2019

E con oggi ho editato il terzo romanzo. Questo terzo, però, è incompleto, ma non manca molto alla fine. Voglio mantenerlo più breve anche perché di personaggi ce ne stanno pochi e il tema, per quanto sconfinato, diventa molto essenziale perché si tratta di un romanzo e non di un saggio.

Veniamo a noi.

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davvero l’importante è solo la storia?

Foto di Harut Movsisyan da Pixabay

Spesso ho letto commenti del tipo: «L’importante, in un romanzo, è la storia».

Diverso tempo fa ero convinto che fosse così, poi iniziando a leggere sempre più libri, ho capito che di base c’è una storia più o meno buona e che si deve lavorare su questa a tutti i livelli per renderla migliore e per presentare un prodotto, in forma di libro, che sia qualcosa di ben fatto.

Quindi, quando voglio leggere un romanzo, per me, l’importante è: TUTTO.

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