
Il mese di giugno del 2023 vedevo pubblicare “Quel minuto prima di te”, una delle storie più difficili e articolate che abbia mai scritto, un romanzo che mi ha tenuto impegnato per 3 anni e 3 mesi, dal 17 marzo 2020 al 4 giugno 2023. Risulta il settimo volume della saga familiare “Le parole confondono”, ma che può assolutamente essere letto senza avere idea dei sei volumi precedenti.
“Quel minuto prima di te” è una storia ricca di trama e di personaggi, di luoghi, di Londra, di Sorrento, di vita, di scelte difficili, di adolescenza, di vita adulta. Un libro di circa 300’000 parole, roba che una casa editrice forse pubblica in tutta la sua vita e poi chiude. Materiale per almeno 10 romanzi brevi ma intensi, come si portano oggi per strappare bei soldi ai lettori in maniera molto meno complicata riducendo al minimo sforzo l’editing e la quantità di carta stampata e con caratteri belli grandi. Di solito sulla scia di nomi autorevoli che hanno venduto tantissimo e hanno fatto anche soldi al botteghino con la relativa trasposizione cinematografica o con la realizzazione di una serie in otto episodi per Netflix.
Insomma, ho bruciato 10 romanzi in un’unica volta.
In realtà ho provato a pubblicarli anche a puntate. 4 puntate con uscita mensile: marzo, aprile, maggio e giugno 2023. Qualcuno, non me lo spiego, ha comprato non la prima, non la seconda, non la terza parte, ma la quarta, per quanto ci fosse scritto a titoli cubitali che era la quarta di quattro parti non leggibili separatamente.
Quello che poteva essere letto in modo indipendente, anche perché rappresenta l’essenza piena dell’universo “Le parole confondono”, con la presenza di tutti i personaggi che sono sempre stati dentro la serie, parlo di Andrea, Giulia e Francesco, più i cugini, nuovi personaggi a partire dal quinto volume, ovvero Salvatore, Sergio, Monica e i piccoli Giorgio e Dario, a loro volta protagonisti nel settimo volume.
La storia finisce con un senso di pacatezza unico, con una storia non dico a lieto fine, ma aperta. Il lettore non sa esattamente cosa accadrà ai personaggi, i quali, i nuovi, hanno appena messo piede a Londra. C’era scritto tutto, molte scene commoventi, cinematografiche, perché così le ho concepite nella testa. Si poteva volere di più?
Una lettrice segreta che chiamerò Anna, mi ha scritto. Era incuriosita su questa storia della saga familiare, di Londra, Napoli, Sorrento, settimo volume. Voleva leggere la storia ma era intimorita dalla quantità di pagine e dal numero dei personaggi, abbiamo scambiato delle email e le ho regalato il volume unico in e-book.
Sembrava sparita, poi mi ha scritto dopo un mese dalla pubblicazione e detto che ha passato diverse notti sveglia perché non riusciva a smettere di leggere, di piangere, di ridere, di sospirare e, alla fine, quando ha finito il romanzo, mi ha detto che le pagine erano volate e le era sembrato di essere lì, in quella bellissima storia di amore e amicizia, molto originale, onesta e forte, da non poter pensare di aver letto l’ultimo volume di una saga che ha iniziato a comprare dopo il mio volume settimo e che sta leggendo con soddisfazione e affetto per Andrea, Giulia, Francesco. Francesco le piace tantissimo.
Ci sarà un volume otto, giusto? mi ha chiesto. Perché hai una bravura a calarti in questo universo di personaggi che caratterizzi molto bene e non ho mai letto niente del genere anche di autori blasonati. Voglio sapere ancora di Francesco, di Sergio, di Salvatore e Monica e di quei tre bellissimi cuccioli di Francesco, Dario e Giorgio.
In realtà mi ero promesso di non scrivere più nulla a riguardo.
Il 21 settembre del 2023 avviene qualcosa. Nella mia testa era maturata una scena e tutta una serie di scene, c’è un momento di cui si parla nel volume sette che avrebbe potuto portare a una nuova storia e che, alla fine, non è riuscita a frenarmi. Si è messo contro di me il mal di testa con aura. Mesi e mesi che non sono riuscito a scrivere nulla, con la paura di non riuscire più a poter stare al computer, figuriamoci pensare e creare un ottavo volume, e invece è passato esattamente un anno e cinque mesi dal 21 settembre 2023 e sono quasi alla conclusione di questa ennesima storia di introspezione narrata dal personaggio prediletto di tutti: Francesco Sacco.
Il titolo era già nella mia testa. PTCS, sono le iniziali. La copertina ancora non c’è, il codice ISBN esiste già, e ci sono 91’381 parole ovvero sia 526’721 caratteri spazi inclusi di cui ho fatto tantissimo editing ripetuto in molti passaggi, ho lucidato quelle pagine ogni giorno per una settimana dedicandomi a blocchi di 7/12 pagine per volta, sempre le stesse per 7 giorni finché non sono state riscritte come dovevano essere.
Nel capitolo corrente Francesco fa delle rivelazioni molto dolorose di sé, finalmente riesce a capire meglio se stesso e tutta la sua storia, parla del suo arrivo a Londra e delle difficoltà, dei momenti di solitudine. Londra, la quale ha avuto una parte importante, oltre ai suoi amici Giulia e Andrea, Sergio.
Spero quanto prima di mettermi alla ricerca della copertina perché la storia è prossima alla fine e per il momento si chiuderà come avevo pensato sin dal primo momento 17 mesi fa. Poi si vedrà. Avrei intenzione di pubblicarlo al massimo per settembre, ma punto a farlo molto prima. Sto mettendo un grande impegno. Vedendo e rivedendo le battute di dialogo, le sto riducendo ai minimi termini. Sono 13 anni che lavoro come editor, l’ho fatto anche con romanzi di altri, inclusi quelli già pubblicati che in teoria erano già passati per le mani un editor professionista. E meno male che era un editor professionista, perché a me pareva più un dilettante alla ricerca di soldi. Ma si sa. I romanzi si vendono più per azioni di marketing battagliero che per la forma e il contenuto, altrimenti tanti grandi editori, e tanti autori, non potrebbero mai proporre certi libri.
Non si smette mai di scrivere e di editare. È una vera sorta di malattia da cui non ci si libera con facilità, per fortuna. E non riesco nemmeno a dire quanti spunti per nuove scene di nuove storie mi si formano in testa. Devo riprendere le cose iniziate perché sono tante.
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