diario scrittorio: mercoledì, 12 settembre 2018

Ecco. Finito. Conclusa la prima stesura completa del romanzo sull’editoria.

Colpo di scena finale come avevo sempre avuto in mente dal principio.

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Un nuovo posto dove ci sono cose da leggere

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Di recente mi sono imbattuto in un blog vetrina di e-book. Niente articoli su qualsivoglia argomento. Una vetrina pura e semplice, anche carina da vedere. Pensa e ripensa e mi sono detto che faceva effetto trovarsi il “catalogo” dei propri lavori narrativi tutti insieme in un sito chiaro e pulito. Non c’è niente di meglio per pubblicizzarli.

Spesso mi chiedo se chi arriva su questo blog riesca a trovare i miei lavori (nell’ipotesi che cerchi questi 😀 ), se la struttura non sia caotica, troppo disordinata. Se si capisca qualcosa o si percepisca il desiderio di scappare a gambe levate perché qualcuno pensa che io sia acido, poco social, polemico. Condivido poco sui social perché ci sto poco, non perché abbia antipatie, sia ben chiaro, e poi sono un tipo riservato, che ci crediate o no. Non mordo. Chi mi conosce bene sa che mi piace scherzare.

Così mi sono messo di pazienza infinita e ho radunato i miei 9 e-book – caspita sono proprio 9! – sotto un unico tetto, ovvero: ilibridigiovanniventuri.wordpress.com.

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diario scrittorio: mercoledì, 18 marzo 2018

Finalmente sono riuscito a concludere il quarto volume della serie “Le parole confondono“, almeno la prima bozza. Mi basta e avanza. Non ho alcuna intenzione di mettermici a correggerlo rileggendolo almeno cinque volte, andando a caccia di refusi, parole da eliminare e far comparire sinonimi al loro posto per evitare ripetizioni, sentire il suono delle frasi, la cacofonia e altre tremila cose. Anche se l’ho già riletto e corretto varie volte prima di finirlo, ho trovato e rimosso una incoerenza che era lì da alcune versioni e che è sparita. Pace all’anima sua.

Però non ho ancora cambiato idea. L’ho concluso, sì, bene. Non ho detto che voglio/sento la necessità impellente di pubblicarlo. Forse perché l’anno scorso ho pubblicato ben due romanzi e mi sento ancora stanco?

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scrivere di tematiche difficili in un romanzo

(CC) Lauren Coleman from Flickr with Creative Commons license. No modification made to the picture.

Scrivere di tematiche difficili in un romanzo è molto più che difficile, è quasi impossibile se si vuol fare un buon lavoro. Chiunque può accennare tematiche difficili: alcolismo, stupro, droga, violenza, omosessualità, ecc… Le può accennare uscendosene con gli stereotipi più stereotipi del mondo.

Cosa si va ad aggiungere a quanto già detto da altri con un romanzo quando si accenna appena all’argomento, ma non si scende nel profondo? Nulla, direi. La tematica va approfondita. Ci sono persone che “trattano un tema” e lo fanno malissimo, lo accennano, e magari pubblicano con un grande editore e solo per aver trattato con tanta sufficienza un tema, oppure per aver confuso un tema con il concetto di fiction/narrativa stesso sentono di aver fatto una gran cosa.

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diario scrittorio: venerdì, 2 marzo 2018

È da un po’ che non parlo di cosa sto scrivendo, ma dice Marco Freccero che gli articoli del blog non devono parlare di scrittura se uno vuole trovare lettori. Ha ragione, ovvio, però i lettori di solito difficilmente frequentano blog e poi decidono di comprare il libro dell’autore del blog, inoltre, l’articolo di oggi è una ricorrenza, un compleanno.

Oggi sono due anni esatti che sono alle prese con il quarto volume della serie “Le parole confondono” (volume 1: “Le parole confondono“, volume 2: “Certe incertezze“, volume 3: “I motivi segreti dell’amore“).

Ecco, sì, ci vuole poco a capire che io, mentre sono alle prese con un romanzo, poi interrompo e ne inizio un altro, e poi ritorno su quello che stavo scrivendo alternandomi tra i due per un certo periodo. Scrivo un capitolo, lo rivedo, lo rivedo, lo rivedo, poi ne scrivo un altro e in tutte queste fasi continuo sul romanzo che stavo attualmente scrivendo. Un po’ come quando ci si deve mettere a tavola e nell’attesa che l’acqua della pentola bolla per buttare la pasta si inizia a tagliare il pane e lo si mangia, si spilucca un po’ d’uva se c’è, o si mangia altro pane, soprattutto se è ancora caldo e bello morbido.

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diario scrittorio: martedì, 16 gennaio 2018

Ecco, è da un po’ che non scrivo un articolo per questa mia rubrica.

Cosa sto scrivendo in questo periodo?

Il quarto volume della serie “Le parole confondono”. Serie che attualmente si compone dei tre volumi:

  1. Le parole confondono;
  2. Certe incertezze;
  3. I motivi segreti dell’amore.

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Il selfpublisher NON esiste

Immagine con licenza CC0 rilasciata su Pixabay.

Spesso si inizia a usare un termine “nuovo” e tutti lì a inondare il web di informazioni errate (testate giornalistiche incluse), a volte lo si fa volutamente. Tanti a criticare e a fare disinformazione. Alla fine ti ritrovi una etichetta addosso, una etichetta che, però, ognuno interpreta a modo suo. In realtà, l’etichetta pura non esiste. Il selfpublisher NON esiste. Non esiste?

No, non esiste. E sicuramente se esistesse non avrebbe nulla da dimostrare a nessuno sul proprio operato e sul fatto di dover essere superiore o inferiore a qualcuno, può esserlo e basta, superiore, senza per questo che lo si debba dire, almeno non usando parole che escono dalla sua bocca, anzi, il selfpublisher, quello vero, che non esiste, non dice nulla. Fa.

Eppure, a forza di ricevere attacchi, insulti continui e costanti, alla fine, ti rompi i coglioni, e inizi a sclerare, dire che sì, tu sei un selfpublisher e sei meglio di Tizio, Caio e Zempronio messi insieme.

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