
Dopo 28 mesi e 4 giorni ho concluso l’ottavo volume della serie “Le parole confondono”. Il romanzo si può leggere senza problemi come storia a sé stante ignorando i sette volumi precedenti. Certo, chi li ha letti riuscirà ad apprezzare meglio tutti gli eventi.
Stavolta credo che la storia sia proprio giunta alla conclusione. L’ultima scena è datata dicembre del 2019. Un anno esatto dopo gli eventi del settimo volume.
Ho il titolo e il codice ISBN. Mi manca ancora la copertina. Voglio trovare e ideare qualcosa di bello.
Per scrivere queste ultime 2-3 scene ho ripreso il volume dall’inizio e l’ho rieditato. Ho cancellato un bel po’ di cose inutili, riscritto capitoli, facilitandomi il lavoro che mi separa dalla pubblicazione, proseguendo nella correzione solo dopo aver visto e rivisto le modifiche apportate per diverse volte.
Il romanzo potrebbe essere disponibile nel mese di marzo, magari nel giorno in cui entra la primavera. Data importante, per gli eventi descritti nel primo volume. Al massimo si può arrivare a maggio, ma non oltre.
In questo ottavo volume la voce narrante in prima persona è quella di Francesco Sacco, il quale ci porta nella sua anima attraverso Londra e un’isola greca nel mese di giugno, per poi giungere al finale in una città diversa, quasi come se fosse un nuovo punto di partenza, un finale aperto ma, al tempo stesso, conclusivo, in cui non è stato lasciato niente fuori.
Non vi dico quale città sarà per non rivelare troppo della storia.
Di cosa racconta? Dell’evolversi di un rapporto, tra i mille ripensamenti, tra eventi che colpiscono duro e che sconvolgono un Francesco incerto come non mai. Fare la cosa giusta a volte non è semplice, soprattutto perché non esiste in assoluto la cosa giusta. E chi può dire quale sia, senza ombra di dubbio, in un rapporto importante e particolare? Negare i propri momenti di pace e serenità solo per una morale ferrea e rigida che tende a mettere bocca sempre sulla propria vita personale rende ogni più piccolo pensiero del tutto fuori luogo, sbagliato e ci consuma, ci impedisce di avere uno sprazzo di felicità, per quanto la si insegua da anni.
Certo, un nono volume potrebbe esserci, ma diventerebbe difficile. Uno scrittore però trova sempre tanti possibili nuovi punti di sviluppo.
Per ogni buona storia che si rispetti si riesce sempre.
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Questa me la ero persa. Complimenti, è sempre una bella sensazione, vero?
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Sì, ora sono in fase di elaborazione copertina, ma forse ne ho trovata una che va bene, e devo sistemare gli ultimi due capitoli e rifare l’editing di tutto.
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