
Oggi vi propongo il terzo e ultimo racconto per il gioco letterario su Halloween. Un mio racconto.
Titolo testo: Preparo io.
“Preparo io”
di Giovanni Venturi
Non so cosa dire, erano anni che non nevicava il giorno di Halloween, ma anni, anni e anni. Stamane mi sono dovuto vestire pesante, ho il mio zaino nero e le mie cuffie. In teoria mi tracciano, insieme al pliabook, una versione ultra moderna di tablet sottili e arrotolabili tipo foglio. Seguono il mio percorso, lo comunicano ai server della madre rete globale, ma ho sostituito il firmware. Sono libero. Ah, sì, anche l’orologio digitale che indosso lo faceva, ma ora anche lui non è più uno spione.
Quando qui fuori abbiamo lasciato esportare troppa democrazia è successo questo. Io ancora non ero nato mentre accadeva, mentre le prime bombe cadevano sul governo a Roma. Non avevamo il premier giusto, dissero, non avevamo soddisfatto tutti i requisiti di remissività richiesti, avevamo cercato di farci la nostra sovranità digitale, le nostre auto elettriche, i nostri satelliti e, un bel giorno, non ce lo hanno fatto presente due volte. Hanno invaso l’Italia. Si credono l’unico popolo con la libertà, la democrazia. Ne hanno tanta e ogni tanto la esportano. Ma, in realtà, sono quelli da cui ogni cosa negativa è partita e si è diffusa a macchia d’olio ovunque.
Il nonno me ne parlava tanto. Gli tenevo la mano e lui finiva per prendermi in braccio. Avevo cinque anni, mi stringeva a sé e diceva di volermi bene, perché ero il bambino più calmo, dolce, felice e affettuoso del mondo.
Ora che vedo la neve penso a lui, penso quasi che il mondo sia tornato un posto normale, un luogo piacevole dove vivere, eppure, dopo il caldo di questa estate, dopo che sono spariti tanti di quegli alberi, perché andati a fuoco per le temperature da forno, dopo che le IA si sono mangiate i nostri boschi, la nostra acqua, la neve è un miracolo.
O sono morto, o sto sognando.
Ho sedici anni, e per questa sera ho persino individuato delle feste di Halloween. In teoria sarebbero proibite: la Direttiva 5 vieta di uscire e andare in giro dopo le 22. Una festa che detesterei perché è nata lì, in quei luoghi dove si parla solo inglese e dove si credono migliori degli altri, che lo siano o non lo siano. Ci disprezzano, pur avendo bisogno di noi.
Odiavo le feste, ma vorrei andare in giro, portare con me il mio fratellino Daniele, fargli raccogliere dolcetti mascherato da cavaliere oscuro al mio fianco. Ha sei anni. Gli ho parlato di questa festa. Ho trovato le sedi nascoste degli eventi tramite la nostra rete segreta ipertecnologica, e cifrata in ogni punto, quella che è nata dopo che governi e corporazioni hanno comprato e invaso internet trasformandolo in una pattumiera a cielo aperto controllata. Non c’era altro mezzo per essere liberi, e io ho seguito i consigli di chi lo ha fatto prima di me.
La neve è la vera novità assoluta, forse il cambiamento climatico sta regredendo, forse qualcosa è in remissione, e che la Direttiva 5 vada al diavolo.
Dietro le vetrine dei negozi vedo zucche pallide, arancione chiaro ovunque, la sera sono quasi carine, hanno quella luce strana, soffusa, che ti rapisce. Ne ho comprata una in un negozio di frutta, l’ho aperta sopra, ho scavato dentro e le ho intagliato occhi, naso e bocca, poi ho preso una candela, l’ho accesa e l’ho sistemata dentro.
Quando Daniele l’ha vista è rimasto incantato, non smetteva più di guardarla, in silenzio per quasi un minuto, poi mi ha rivolto due occhi pieni di gioia.
«L’hai fatta tu?»
«Sì, per te. Ti piace?»
È venuto verso di me, mi ha spinto, fatto cadere e mi ha abbracciato stretto stretto. «Grazie, grazie Davide, ti voglio tanto tanto bene.»
Gli ho passato la mano sui capelli e ho sorriso. Avevo voglia di piangere, perché lui è così piccolo ed è così bravo. Lo rifarei altre mille volte. Trasformarla in quel qualcosa che Daniele è rimasto a scrutare a lungo mi ha portato via tempo, ho dovuto farlo in segreto, di notte, per non svelare la sorpresa, ma ne è valsa la pena.
Mangeremo zucca per un po’. È buona e ci farà bene.
«Ne facciamo un’altra insieme?»
Non mi tiro mai indietro, benché oramai i generi di prima necessità siano arrivati a costare troppo per poter comprare una seconda zucca. Ma festeggiare Halloween con lui, a cui voglio bene dall’attimo in cui ho visto i suoi piccoli occhietti, la sue manine, il suo sguardo bisognoso di amore e di affetto, è la cosa più bella del mondo. Non credevo che diventare fratello potesse regalarmi queste emozioni. Mi dà una carica incredibile fare le cose per lui, stargli accanto e giocare insieme, parlargli, aiutarlo a imparare a leggere e scrivere.
Osservo, mentre vado in giro, ogni cosa coperta di questo miracoloso spesso strato bianco. Mi sa che deve aver iniziato stanotte. I marciapiedi sono spariti, anch’essi ricoperti di neve. Ancora non posso credere quanta ce ne sia tutto intorno, cade senza sosta sulle auto, sui tetti, sulle strade, in modo lento e costante.
Ho alterato il sistema di rilevazione della presenza umana in un grosso fruttivendolo, mandato in tilt il sistema di videosorveglianza ambientale e mi sono portato a casa una zucca e due candele. Nessuno si è accorto di nulla.
Quando rientro a casa, è pomeriggio inoltrato.
Appena Daniele mi vede, saltella felice.
Mi siedo accanto a lui e tiro fuori dallo zaino zucca e candele. Il lavoro difficile lo faccio io, lascio a lui quello di togliere i primi pezzi di zucca con un cucchiaio, di quelli più resistenti me ne occupo io poi, con un coltello, ricavo una bocca, un naso e degli occhi. Lascio al mio fratellino sistemare la candela spenta al centro della nuova zucca, io la accendo e, piano piano, vedo la luce uscire dalla bocca, dal naso e dagli occhi della zucca.
Il colore arancione sembra quello adatto per una serata di neve e festa, nonostante per le strade non ci sia nessuno. Restiamo in silenzio. Lui mi guarda.
«Ho una sorpresa per te» gli annuncio.
«Un’altra?» Mi sorride. «Cosa?»
Tiro fuori il suo costume in maschera e lo aiuto a indossarlo.
«E tu?»
Prendo anche il mio, è lo stesso. «Li ha fatti la mamma. Ora dorme, non facciamo rumore.»
«Va bene.»
La notte di Halloween di tanti e tanti e tanti anni prima doveva essere molto bella. Bambini in giro a chiedere dolciumi, in maschera, ragazzi come me alle feste con gli amici, il mondo un posto dove nessuno si sognava di accusare nessuno di essere un dittatore col popolo di un’altra nazione con la scusa di liberare gli oppressi per attaccare, invece, con l’intenzione di accedere alle risorse della nazione, magari alle terre rare, quelle che servono per costruire i computer, i pliabook. Una volta nessuno spingeva l’ingresso delle proprie corporazioni in giro per l’Europa, pena dazi o invasioni militari, per poter tenere sotto controllo chiunque usasse internet.
Ma ora non mi importa nulla. Ora sono felice con mio fratello.
Lo vedo osservare la zucca e poi me. «Grazie, Davide.»
Lo abbraccio e lo riempio di piccoli baci sul viso, sul collo. «Ti voglio tanto bene, sei la vita mia.»
Lui ride, cerca di fermarmi. «Che cosa c’è fuori?»
La smetto e mi volto verso la finestra chiusa, pongo una mano sulla superficie liscia e trasparente. È gelata e, a sua volta, si sta coprendo di un manto bianco. «La neve. Tu non l’hai mai vista, e io neppure. Il nonno me ne ha parlato.»
Guarda verso la finestra pure lui. Accanto c’è la mia zucca, avvicina il viso al vetro e osserva fuori, guarda in su, verso il cielo. Gli vado più vicino e, insieme, restiamo a osservare incantati la nevicata, quel fenomeno naturale, tornato a manifestarsi dopo tanto di quel tempo da non crederci quasi. Pensavo nonno scherzasse. Acqua che cade dal cielo e solidifica in piccoli pezzetti bianchi.
Prendo la sua zucca e la sistemo accanto alla mia, poi lo prendo in braccio e gli poggio una mano dietro la schiena, lo accarezzo. «Quanto ti sei fatto grande. Ricordo ancora quanto eri piccolo, appena nato, sei sempre dolce e affettuoso come allora. Non cambiare mai, ti prego.»
Stasera non ho più voglia di andare in giro e rischiare di essere arrestato dai gruppi di controllo. Resteremo qui a guardare la neve cadere e a mangiare una buona zuppa di zucca, ci farà bene.
Sento due mani sulle spalle, mi volto. È mamma.
«Come siete belli insieme.»
Non è stanca, ha il volto radioso. Deve aver riposato molto. Osserva le due zucche di Halloween e sorride a me e Daniele. «Mangeremo zuppa di zucca stasera?»
«Sì, mamma, preparo io.»
Mi abbraccia da dietro. Sento il suo calore, il suo amore.
Daniele si spinge più su e le dà un bacio sul viso. «Come profumi, mamma.»
«Ho fame» dice lei.
«Andiamo a mangiare la zucca di Davide, mammina.»
Vedo papà entrare dalla porta di casa. Prende in braccio il cucciolo di casa. Daniele ha degli occhi luminosi.
Abbraccio mio padre da dietro, come ha fatto mamma con me. «Andiamo a mangiare la zucca, papà, preparo io.»
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