
Bentrovati a tutti in questo anno nuovo iniziato già da tre settimane. Non aggiornavo il blog da un po’ di tempo a questa parte, ma oggi sono qui per raccontare quali sono le cose che sto cercando di portare avanti, anche se con estrema difficoltà.
Una su tutte è la stesura dell’ottavo volume della serie “Le parole confondono” (testi comunque leggibili in maniera indipendente), il quale volume prosegue dal punto esatto in cui si è fermato il romanzo precedente, ovvero “Quel minuto prima di te”. I due libri hanno in comune l’ambientazione che vede ancora una volta Londra, anche perché i protagonisti lì vivono, beati loro!
Erano diverse settimane che non scrivevo per tanti motivi, per cui, come mi capita spesso, ho dovuto iniziare a rileggere il romanzo dalle prime pagine e, trovandomi a rileggerlo, lo sto anche editando. Dopo mesi mi sarei aspettato che il testo fosse già pronto. Questa cosa di interrompere, riprendere dal principio ed editare di nuovo già è stata fatta già diverse volte. Ma l’attenzione che si dedica mentre si crea, per quanto possa essere alta, non lo è mai del tutto. Ovvio. Anche se c’è da dire che sono un perfezionista e se vedo che una cosa non mi suona bene la lascio perdere solo quando va bene.
Il testo ora dovrebbe essere migliorato in diversi punti. Ho riscritto l’incipit aggiungendo anche un paragrafo iniziale più diretto, corretto e messo termini più specifici in alcuni punti, per esempio, ho sempre chiamato “borsa frigorifero” quella dove si mettono panini e bibite fredde per tenerli al riparo dal calore dell’estate quando si va in spiaggia, in realtà pare che il temine corretto sia “borsa termica”. Ho tagliato senza rimpianto diversi dialoghi inutili, alcune battute singole non necessarie. Ridotto l’uso di alcune parole che si ripetevano e cercato altre con significati più specifici. Corretto un po’ di punteggiatura.
Quando si ha tempo, calma e lucidità per affrontare il proprio testo in maniera oggettiva si riesce a risanare parecchio e meglio che ricorrendo a professionisti pagati e non pagati che tali non sono mai. Intervenendo in diversi punti, alla fine, ora c’è un altro romanzo. L’ho sempre detto che scrivere è una cosa davvero tosta. Scrivere non vuol dire produrre una sequenza di parole.
Le parole sono il mezzo con cui si comunica un’emozione, un’idea, sono l’elemento fondamentale con cui si racconta una storia e sono il mezzo usato per interagire, quindi in un testo non possono essere lasciate al caso, senza riguardarle tante e tante volte, e meno che mai si può pensare di fare scrivere un romanzo a una intelligenza artificiale e pubblicarlo, come oramai sta diventando una gran moda tra coloro che non hanno alcun rispetto del lettore.
Il lavoro sul romanzo non è finito, ma nel frattempo so molto bene quale sarà la scena conclusiva. Porterà una gran carica di emozioni e farà scappare anche qualche lacrima, perché vedrà Francesco Sacco e il piccolo Giorgio Dattilo di quattro anni fare un discorso molto bello a sera tarda, almeno questa è l’idea.
Si concluderà quest’altra storia del ciclo “Le parole confondono” con una gran delicatezza e speranza per il futuro in una Londra praticamente prossima alla Brexit. Ricordo infatti che nel volume 7 i fatti narrati davano il benvenuto al 2019, mentre questo ulteriore volume racconterà di quanto succede nel 2019.
Altra cosa che ho fatto è un nuovo editing completo della raccolta di racconti “Deve accadere”, che ho ritirato dagli store diverso tempo fa. Siccome ho regalato delle copie a Natale, trattandosi di racconti brevi, me lo sono voluto rileggere prima di regalarlo. Ho dovuto, per forza di cose, sistemarlo in tanti e tanti punti, allegando al regalo una copia in e-book che ancora non è da nessuna parte. Valuto la possibilità di cambiare la copertina, ma non so.
Non so cosa o chi mi spinge a continuare, però senza la scrittura io non ci so restare a lungo, inoltre, se lo facessi, verrebbe meno uno dei miei sistemi per combattere lo stress e le storture del mondo.
Mi ci si era messa anche l’emicrania con aura continua che mi ha fatto interrompere la scrittura per diversi mesi, ed ero sicuro che non avrei mai più scritto nulla. Ricordate? Ne ho parlato in qualche articolo qui sul blog.
Sono in ritardo con le storie, col blog e con la newsletter. E, in effetti, per i nuovi iscritti alla newsletter propongo in omaggio la nuova versione di “Deve accadere”. Aspetterò qualche giorno e poi la manderò a quelli che già sono iscritti.
Chi si vuole iscrivere lo richieda qui: pagina dei contatti. A dicembre non sono riuscito a inviarla. Dicembre è un mese difficile, emotivamente parlando, infatti merita un articolo a parte.
Non si sa quando concluderò il volume otto (non ci manca molto) e quando metterò mano al romanzo di fantascienza che tanto mi stimola. Ma sono cose che vorrei portare a termine.
Per chi volesse seguirmi sui social ho a disposizione solo due account: Mastodon (ricorda una sorta di ex-Twitter/X, ma non c’è un bizzarro multimiliardario a possederlo che traccia gli utenti e rivende i loro dati), e Pixelfed (ricorda Instagram, ma non c’è un bizzarro multimiliardario a possederlo che traccia gli utenti e rivende i loro dati) dove mostro le mie foto. Chi si vuole iscrivere alla newsletter e ricevere “Deve accadere” in formato ePub faccia clic qui.
Per il resto, vedrò di parlare dell’emotivo mese di dicembre.
Buon anno nuovo a tutti.
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