Hanno tutti deciso di uccidere la privacy: tanto che fa?

Photo by Atlantic Ambience

Da circa due anni ho sottoscritto l’abbonamento ai servizi Proton, di cui mi ritengo soddisfatto non molto, ma moltissimo. Eppure, per mantenere la mia privacy dovrei smettere di interagire con tutti quelli che di privacy non capiscono nulla, ti deridono quando dici che sarebbe il caso di abbandonare WhatsApp, soprattutto se sono esperti informatici (il che oggi vuol dire che lavorano per aziende succursali di Microsoft, Google e Meta). Qualsiasi violazione facciano queste aziende, è nulla, per loro va sempre tutto bene. La gente condivide (e pretende che lo faccia anche tu) la patente, la carta di identità, su WhatsApp, una nota app che ha accesso a tutti i messaggi e che li memorizza in chiaro e li usa per allenare la sua Intelligenza Artificiale. Per non parlare di Facebook, Instagram e compagnia cantando.

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Dati personali? Un tanto al chilo.

Photo by Wendelin Jacober

Certo, dire che oramai internet è diventato un pessimo posto dove passare il tempo, se ci teniamo alla privacy, alla nostra riservatezza, mi pare una frase di una banalità sconcertante. Però più avanti si va e più è concretamente vero.

E non parlo solo di Meta coi suoi cari Facebook, Instagram e WhatsApp, o di Microsoft a tutto spiano, oppure dell’ex-Twitter, ci sono tanti e tanti siti internet di testate giornalistiche (e non) che sono pieni zeppi di pubblicità pullulante di cookie nascosti per carpire informazioni relative alla nostra navigazione, alle ricerche che facciamo in rete, quali prodotti guardavamo su Amazon tre secondi prima, quali libri ci interessavano, ecc ecc…

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