Scrivere avendo in testa il lettore ideale


Foto di Free-Photos da Pixabay

Una delle prime regole della scrittura creativa dice che per scrivere bisogna avere in testa un lettore ideale. Ma la scrittura creativa che viene insegnata ha sempre ragione?

Al di là della risposta che si può dare, io credo che di ideale ci sia ben poco. Oggi tutto si basa sull’essere concreti e, soprattutto, non esiste un solo tipo di lettore. Ogni persona ha una sensibilità diversa e, quindi, un modo differente di approcciarsi alla lettura, fosse anche solo per il fatto di avere gusti diversi, per cui secondo me dire che quando si scrive bisogna avere in testa un lettore ideale è una bufala diffusa da chi, pagato, ti vuole insegnare a scrivere libri tutti uguali.

Stephen King fa leggere i suoi scritti alla moglie, quindi lui identifica questo fantomatico lettore ideale, forse, solo con la moglie, o con l’amico editor, eppure io leggo i suoi romanzi. Magari aveva in mente anche me, pur non avendomi mai conosciuto? E mai mi conoscerà, siamo pratici. A lui viene comodo farli leggere alla moglie e forse li scrive per la moglie, ma dico “forse”, perché non ne sono molto convinto. Può darsi che avere un lettore ideale davanti può essere una sorta di conforto psicologico per la mente.

E se per caso chiedono: “Ma tu al lettore ci pensi o scrivi solo per te stesso?”.

Foto di alcuni dei gusti di un solo lettore. Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Il lettore non esiste. Nel senso che non esiste un solo lettore e un solo tipo di lettore.

Non potrà mai esistere un Lettore Universale o Ideale, ma tanti lettori differenti.

Io sono uno scrittore indipendente. Vorrei creare e modellare il mio stile personale, crescendo senza forzature da parte di nessuno, non somigliare ad altri, non avere un numero di persone a cui dover dare conto. Si scrive seguendo una propria idea di storia, non la si va a chiedere al Lettore, perché ogni lettore ha idee diverse e, a volte, confuse. Sta allo scrittore proporre storie e lui, il lettore generico X, valuta se interessato o meno. Non ci sono obblighi da parte di nessuno, ovvero il lettore non ha l’obbligo di leggere tutto e lo scrittore non è obbligato a scrivere solo le storie che vanno per la maggiore.

E nemmeno si possono pensare i romanzi, tutti i romanzi, come serie TV da venti minuti a puntata. In modo da avere in mente il lettore ideale amante di quel tipo di storie perché brevissime.

Le serie TV da venti minuti a puntate sono chiamate sit-com, sono serie divertenti, in teoria, in pratica dipende dalla bravura degli attori e dal testo della sceneggiatura, e per nulla sofisticate che non trattano temi scabrosi. Hanno la funzione di tenere compagnia 20 minuti, far sorridere. Se si tratta di 6 episodi per stagione, si impegnano 2 ore e si è subito arrivati alla conclusione.

Le serie TV a cui mi ispirerei io sono quelle da 45 minuti a episodio e più o meno 13 puntate a stagione come possono esserlo House Of Cards, Homeland, Damages, Skins. Serie toste, insomma, ma è un mio pensiero, sia chiaro. Non esiste un pensiero universale e quindi ognuno può immaginare la serie tosta che più gli garba.

Può un testo, un qualunque testo essere paragonato a una sit-com quando in realtà dentro ci sono situazioni ironiche, complesse vicende da risvolti psicologici e drammatici devastanti? Molto devastanti. Ricatti, violenza sessuale, abuso di droghe, intrallazzi politici, vita quotidiana vissuta male, relazioni sentimentali fallimentari? Crisi economiche vissute in modo estremo? Diversi personaggi? Diversi, ovvero una trentina?

Scrivi?
No.
Ma mi hanno detto che scrivi.
Ti hanno informato male.
Ma allora scrivevi?
Mai fatto.
Strano. Mi hanno detto che scrivi.
Non saprei.
Che genere scrivi?
Non scrivo.
Eppure io sapevo…
No, non le faccio ’ste cose. Per chi mi hai preso?

Questo era un bel dialogo.

Foto del futuro scrittore che immagina i suoi lettori ideali. Foto di ASSY da Pixabay

Non esiste un lettore ideale, ripeto. A meno che con “lettore ideale” non si stia pensando a quello che compra i libri più venduti che hanno una precisa connotazione. A guardare le classifiche dei libri più venduti si arriva a delle conclusioni così imbarazzanti che nessun discorso di natura editoriale e tecnica, nessuna chiacchiera su cosa stai scrivendo, può tener banco.

Scrivi?
Io, no. Tu?
Per caso sei permaloso?
Io?
Sì, tu.
No, ma ti ho già detto mille volte che non scrivo.
Ma mi hanno detto che scrivi.
Ti hanno informato male.
Cosa scrivi? Con chi pubblichi?
Non faccio queste brutte cose.
Un consiglio. Scrivi cose semplici e disimpegnate.
Se mai dovessi scrivere ne terrò conto.

Se poi qualcuno volesse proprio obbligarmi a dover indicare un lettore ideale, allora io sceglierei Giulia Cataldo, la bellissima Giulia Cataldo de “I motivi segreti dell’amore”. Una ragazza intelligente, a cui piace leggere, che ama le belle storie e sa distinguere un buon libro da un cattivo libro e non si lascia condizionare da ciò che la classifica dice si debba leggere o dal fatto che un libro è un poco più lungo di quelli che si trovano in genere in libreria.

Tra un mese è Natale, fate i buoni eTanti auguri a tutti.

4 risposte a "Scrivere avendo in testa il lettore ideale"

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