La scrittura e il bisogno di approvazione

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Chi, insicuro di sé e delle proprie scelte (o non scelte) non sente un folle e necessario bisogno di approvazione?

Non ottenere mai un complimento è una cosa schifosa.

A volte non si ricevono mai, solo critiche e offese. Ecco perché quando vado al supermercato saluto sempre la cassiera, le auguro una buona domenica, una buona serata o, come è stato l’8 marzo, ho fatto gli auguri e sono stato guardato in modo sorpreso, come se fossi stato o il primo o l’unico ad aver avuto un gesto di premura, di gentilezza.

Anche quando vado al bar e pago per un caffè, ringrazio sempre, quando mi porgono il bicchiere d’acqua e la tazzina di caffè. Il fatto che io abbia pagato e attenda di essere servito non mi vieta di ringraziare, di fare un atto di gentilezza. Io vorrei essere ringraziato, al posto loro, e allora lo faccio. E quando il caffè mi ispira molto aggiungo anche una nota positiva sul gusto dello stesso.

Tutti, nel nostro profondo, abbiamo un disperato bisogno di approvazione. Non viviamo in un mondo isolato e di relazioni asettiche.

Nella scrittura ho notato che ci sono tantissimi scrittori che ne hanno una necessità allucinante, perché spesso sono stati educati da editor che hanno tenuto loro corsi di scrittura creativa molto costosi, o da altri personaggi del genere che hanno inculcato in loro il seguente messaggio: “Bisogna essere approvati nel proprio lavoro di scrittura e nessuno può riconoscersi una validità da solo. Se non vieni giudicato da un editore, se non passi sotto un editor di un editore non sei nessuno, meno che mai puoi darti il titolo di scrittore”.

Spesso, gli editor parlano di “aspiranti scrittori” delle persone che hanno scritto ma non pubblicato per un grande editore più e più volte, come se aspirare a scrivere volesse dire averlo fatto più volte ma non esserci riusciti. È una cosa un po’ ridicola. Aspirare vuol dire avere le intenzioni di fare una cosa, non di certo si può chiamare una persona “aspirante scrittore” se non ne parlano TV e giornali nonostante diverse sue pubblicazioni. Per questo esiste un sostantivo preciso: “notorietà”. O un aggettivo: “famoso”.

“Quello scrittore ha raggiunto un altro grado di notorietà”. “Quello è uno scrittore famoso”.

Aspirante scrittore, detta da un editor, che si suppone conosca bene la differenza tra sostantivi, aggettivi e avverbi fa proprio ridere. Come se l’atto di scrivere fosse riconosciuto solo e soltanto se abbinato alla notorietà e alla fama. Magari uno nemmeno la ricerca, e di certo non con le prime pubblicazioni, oppure non la desidera mai. Elena Ferrante non la conosce nessuno, non ha canali sociali, blog, eppure è molto nota pur senza essersi esposta in prima persona. È proprio il sogno proibito di ogni scrittore: scrivere e non doversi mettere in vendita su canali sociali, blog, ecc…


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6 pensieri su “La scrittura e il bisogno di approvazione

    1. Oramai siamo tutti aspiranti qualcosa, a doversi porre nella stessa prospettiva di un “aspirante scrittore” di cui tanti ci definiscono: un aspirante pasticciere, un aspirante pizzaiolo, un aspirante ingegnere, un aspirante idraulico, un aspirante pittore, un aspirante scultore. L’articolo era diventato lunghissimo. Ho pensato di spezzarlo in quattro parti, le altre due arrivano domani e dopodomani poi magari mi dedico a decantare le lodi dei miei autoeditori preferiti 🙂 .

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      1. diciamo che solo gli aspiranti editor professionisti non si danno il titolo di aspiranti anche quando lo sono 🙂 .
        A parte scherzi, ma gli editor che ho conosciuto io si danno solo delle arie e si comportano in modo poco professionale, ho visto anche editor litigare in maniera velata tra di loro, recensirsi con un “poteva fare meglio” 😀 e lì è stato bellissimo, come a dire: “sarai un editor, ma non sai fare il tuo lavoro, io sono più bravo di te, sai?”.
        È un mondo a parte, mi sa.

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