
Da un po’ di tempo a questa parte, quelli che impartiscono lezioni di giornalismo, quelli che pubblicizzavano sulle loro reti il fatto che loro sono gli unici a essere i professionisti dell’informazione, di una informazione seria e corretta, ci allietano con una nuova barzelletta.
Ma prima di andare avanti, solo un appunto. Converrete con me che darsi da soli il titolo di paladini dell’informazione corretta, lontana da quelle che di moda vengono chiamate “fake news”, ma che da sempre esistono con il nome di “notizie false”, è una sorta di auto proclamazione priva di senso.
Perché? Immaginate un autore di romanzi che vada in giro dicendo che è l’unico romanziere che dovete leggere perché gli altri scrivono feccia e non sono degni di essere letti da nessuno. È facile immaginare le reazioni nei confronti di una pubblicità del genere, dello scrittore che si proclama unico vero scrittore e nei confronti della rete che si proclama l’unica, insieme a un altro paio di reti, in cui il giornalismo è vero e professionale.
Torniamo alla barzelletta di cui parlavo all’inizio. Un nuovo mantra viene ripetuto dalla mattina alla sera su dette reti, ovvero che i loro programmi hanno anche le “live in diretta”. Chi conosce la lingua italiana bene, e altrettanto bene la lingua inglese, ha già capito.
LIVE è un termine inglese che indica la diretta e, infatti, si traduce come “in diretta”. Il “live”, per i vari ragazzi che trasmettono su YouTube, è la diretta fatta in un certo giorno a una certa ora: “Non mancate alla mia live!”. Quindi è un termine noto tra i più giovani.
Se si è giornalisti non si può usare un termine inglese quando si è in un paese di lingua italiana. Ma ammettiamo pure che abbia senso usare il termine “live”. Sforziamoci. Quando poi si dice: “Abbiamo la live in diretta” o “Abbiamo la diretta live”, cadono le braccia.
“Abbiamo la live in diretta” si traduce con “abbiamo la (in) diretta in diretta”. Ora qualcuno dovrebbe spiegare a questi “professionisti dell’informazione” che elargiscono anche corsi di giornalismo che le dirette non si possono fare NON in diretta, altrimenti queste hanno un altro nome, si chiamano: “filmati”.
O fai la diretta o usi un filmato precedentemente registrato e montato. Non ci sono altre possibilità.
Detto questo, il livello di giornalismo in Italia è basso, scarso, fatto di terrore e gossip, a volte sono capaci di mandare in tilt il paese solo perché devono avere la notizia prima degli altri e mandarla in onda e fare scalpore, spettatori.
Oggi ci vengono a insegnare che esiste “la live in diretta”. Fantastico, non trovate? Per chi non ne capisce nulla restano professionisti, per chi ne capisce poco poco così hanno un serio problema.
Può mai essere che chi ha ideato una campagna di marketing per questo messaggio così pressante, mandato in onda a ogni momento della giornata, non sapesse che “live” e “in diretta” sono la stessa cosa? Se non lo sapeva, ma di cosa vogliamo parlare? E se lo sapeva, quale dovrebbe essere il senso di “live in diretta”? Fa più figo?
E questa è solo la punta del famoso iceberg, limitiamoci a questo e facciamoci una risata rilassante.
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