
Nella prima parte di “13 anni di editoria e cambiamenti” ho menzionato articoli e interviste che mi furono fatti, recensioni sui blog della mia raccolta di racconti “Deve accadere”, ma non ho detto cosa pensassi di questi.
La raccolta, così come è fatta, la ripubblicherei in modo diverso. I racconti erano ancora da sistemare, alcuni non erano molto ben presentati, ma per l’epoca erano comunque qualcosa a cui chiunque si potesse avvicinare. Ne ho fatte diverse revisioni, col tempo, e preparata una nuova edizione di cui cerco ancora una nuova copertina.
Se mi chiedete quali sono i racconti miei di cui consiglio la lettura, menziono “Questa estate succede che”, racconti ambientati nel giorno 15 agosto, in questi testi c’è il mio stile di cura verso i dettagli, i personaggi, la trama, si va da racconti brevi a qualcuno anche lunghetto. Con più spazio narrativo è possibile entrare meglio nello spirito della narrazione e nei personaggi, nelle loro miserie, nelle loro paure, nelle loro condizioni. Sono racconti, però, molto forti, scorre il sangue, quello vero. D’estate – ricordate? – ci fu il crollo del ponte Morandi. Una tragedia che ha coinvolto tantissime persone, una tragedia evitabile su cui hanno inzuppato il pane politici e imprenditori e di cui, alla fine pare mai nessuno ne paghi in responsabilità. Anni di cause e poi? Sinceramente non lo so, perché non ho più seguito la faccenda, in tivvù non se ne è parlato oltre, e quindi mi viene da pensare che si sia conclusa con un nulla di fatto, forse nessuno era colpevole, se non le persone che si trovavano a passare su quel ponte il 14 agosto 2018? Ma, ripeto, magari mi sbaglio, non voglio dare false notizie, informatevi.
Una grande tragedia da cui ho dedotto che d’estate possono verificarsi disgrazie enormi, e piccole, di cui i racconti di “Questa estate succede che” parlano, quindi ve li consiglio, ma vi dico anche di non leggerli se cercate uno svago, o racconti leggeri da consumare sotto l’ombrellone, perché alcuni testi sono soffocanti, angoscianti, ti immedesimi tanto nei personaggi e li vedi morire per colpa di qualcun altro.
Tornando alle parole che furono usate per il mio primo e-book furono quasi tutte buone parole, tranne qualcuno che recensendo quasi esclusivamente grandi editori ebbe addirittura da criticare il fatto che io avessi spiegato come fossero nati i singoli racconti di “Deve accadere” e mi fu fatta una caricatura sul fatto che auguravo ai miei lettori di vederli leggere un mio prossimo testo, dicendo che mi ero buttato in una sorta di marketing da quattro soldi. All’epoca non la presi bene. Oggi mi viene da sorridere, perché proprio io di marketing non ne faccio e, comunque, dalla mia esperienza di 13 anni, vi dico che senza un marketing, e pure aggressivo, non si vende nemmeno una sola copia di un e-book. Cioè, sì, può capitare. Qualcuno per magia si ritrova un mio testo innanzi e lo compra, addirittura un perfetto sconosciuto gli dà 5 stelle e me lo recensisce, a volte anche con un semplice “davvero molto bello”. E, considerando che oggi, nel 2025, il massimo è un “rate”, ovvero una indicazione di quante stelle dare tra 1 e 5, mi ritengo fortunato.
Ho adorato alcune recensioni fattemi per “Deve accadere”. Ve ne copio due giusto per rendere l’idea.
Recensione #1
Ho acquistato questa raccolta sulla fiducia. Non ho potuto, come in libreria, pescare un libro a caso da uno scaffale, sfogliarlo, farmelo piacere ‘a pelle’. Un giorno, credo, si potrà fare anche con gli ebook. Nel frattempo, soprattutto per quanto riguarda il self-publishing, bisogna scommettere sull’autore, rischiare un minimo, provarci.
In questo caso la fiducia è stata ripagata. La raccolta mi è piaciuta. Sono grato a Giovanni per avermi fatto passare un po’ di tempo in compagnia di queste storie, di queste sensazioni.
Acquistatelo e leggetelo se vi piacciono storie corte, sentimenti, punti di vista, ricordi. Nel mio gusto per gli elementi più bizzarri ho apprezzato ‘Ricordi’, ‘Dritto al nulla’ e ‘Il lampione’, ma anche tra le storie più ‘classiche’ ho trovato elementi piacevoli.
Continua così.
Recensione #2
Non sono di certo una grande lettrice di racconti, essenzialmente perché amo le storie complicate ed è raro che qualcosa del genere possa trovarsi in uno scritto breve. Nonostante ciò mi sono cimentata nella lettura di questa raccolta di Giovanni Venturi, che include 15 racconti né troppo corti né troppo lunghi. Il tanto giusto da accompagnarti in una piacevole lettura, quando si ha il tempo di rilassarsi un po’ e non si vuole affrontare testi troppo impegnativi. È successa però una cosa strana: mi sono ritrovata a leggerli quasi tutti in una volta sola, catturata dallo stile scorrevole e coinvolgente dell’autore, ma soprattutto dalla grande varietà delle storie. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Alcuni racconti fanno ridere, altri fanno riflettere, altri ancora sorprendono. La scrittura è fresca e accattivante. Le storie raccontate appaiono vere in ogni loro aspetto, persino quella de “Il lampione”, il cui protagonista è appunto un lampione! Punti di vista tra i più vari, emozioni intense, gioie, dolori, nostalgia sono tutti ingredienti di “Deve accadere”.
Nella lettura si nota che le storie sono frutto di periodi diversi della vita dell’autore, che passa con disinvoltura da temi adolescenziali ad altri ben più maturi. Ognuna di esse, però, ha un’anima distinta e pulsante, che colpisce, qualunque siano età ed esperienze del lettore.
Una doverosa nota va fatta a proposito di “23 novembre 1980”, che, apprendiamo dalle note del libro, racconta una storia vera, quella del terremoto in Irpinia vissuto e riferito da un bambino, lo stesso Venturi. Qui il coinvolgimento del lettore raggiunge il massimo. La descrizione di fatti così tragici tramite l’innocenza e la fantasia dell’infanzia viene attenuata, trasformandolo verso la fine in uno dei racconti dai toni più positivi dell’intera raccolta.
Potrei restare qui a commentare ogni singola storia, ma preferisco non rovinare ai futuri lettori la sorpresa di scoprirle una per una leggendole.
Vivamente consigliato.
Self-publishing o editoria tradizionale?
E da 13 anni a questa parte non sono affatto pentito di aver usato lo strumento del self-publishing per pubblicarmi, sono orgoglioso, anche perché, guardavo su Google Play Store e ho visto cosa propone Mondadori nel suo catalogo: Gérard de Villiers. Il testo era in vetrina nella sezione “Prossime uscite in evidenza”. In evidenza perché immagino come interessanti.
Mi ha attirato questa copertina.
Attirato nel senso che non potevo credere che la grande casa editrice italiana pubblicasse un autore mettendo culi e ragazze nude in copertina.
Poi ho fatto clic sul nome dell’autore e ho scoperto che non è il primo libro Mondadori, e di questo scrittore, dove ci sono culi e tette.
Ecco, di solito si criticano certi autori self-publisher, quelli che scrivono romance e mettono in esclusiva solo su Amazon l’e-book, rendendolo così disponibile nel catalogo Kindle Unlimited, e dove come copertina ci sono maschi alpha nudi, magari con ragazze nude.
Qui si tratta del primo grande editore nazionale. Quindi, come già detto, oramai l’editoria tradizionale non credo possa più insegnare a nessuno come scrivere, cosa scrivere e come farsi giudicare. Probabile che tette e culi in copertina vendano tanto, come vendevano tanto le riviste pornografiche che si trovavano in edicola negli anni ‘70, ’80 e ’90.
Ci sarà differenza tra questi due tipi di pubblicazioni? Non saprei. Non compro riviste e libri con tette e culi in copertina.
In sintesi, dopo 13 anni, direi: self-publishing e sconosciuto per la vita, visto che ci metto la faccia!
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