La fantascienza è… finzione pura?

Photo by Merlin Lightpainting

Alla fine, dopo aver capito che alternare la scrittura di due o più romanzi nello stesso momento non era una cosa fattibile, soprattutto dopo essere stato per due settimane senza aggiungere nemmeno una virgola a nessuno dei due testi a cui mi stavo dedicando, ho deciso di impegnarmi solo con le 44 mila parole che ho racimolato col mio terzo romanzo di fantascienza ancora inedito.

Ho scritto e pubblicato due romanzi di fantascienza? potrebbe chiedersi qualcuno.

Uno l’ho già pubblicato, il titolo è “Joe è tra noi”. Diversi anni fa. Un altro lo stavo scrivendo da diverso tempo e continuerò a scriverlo dopo aver pubblicato il terzo, quello a cui al momento conviene dedicare più energie per giungere al traguardo, ovvero concludere la scrittura del romanzo.

foto copertina: © Pavel Losevsky | Dreamstime.com – Surprised Teenager Boy Against Sea, Half Of Face Photo

Per poter scrivere di un certo genere bisogna aver letto molto sullo stesso, eppure certe storie ti arrivano dall’ascolto di una frase, da continue leggi assurde fatte per imbavagliare internet e il suo uso per tutti (legge UK e USA e EU per la verifica digitale dell’età, bavaglio alle VPN, ChatControl, ecc… ecc…), quindi, senti oggi, senti domani, viene un po’ naturale convivere con certe notizie e rimuginarci sopra. La cosa importante, però, è che oltre alla notizia ci sia anche una trama, se si intente andare oltre e scriverci uno o più romanzi. Questo mi pare fuori di ogni dubbio.

La trama mi è chiara ora, ma lo era anche prima, l’ho dipanata bene in queste prime 44 mila parole che da circa una settimana sto editando per evitare di duplicare informazioni o creare incoerenze. Sì, sono tornato al primo capitolo e ho riletto, in pratica, tutto. Qualche modifica l’ho fatta, altrimenti non avrei parlato di editing. Ho sistemato quanto occorreva. Il primo capitolo era già di per sé perfetto. Certo, è la parte di testo che è stata rimaneggiata per più tempo, che avuto una gestazione più lunga, più importante, è quella su cui fonda la storia, è il punto da cui parte tutto il romanzo, non farlo sarebbe stato un po’ difficile. Per quanto, alla fine, ognuno decide come vuole. Di solito il primo capitolo si può anche buttare o riscrivere da zero, una volta giunti al finale, per adattare meglio il principio alla fine.

Ora che ho chiaro ancora meglio tutto quello che ho scritto, mi rendo conto di aver introdotto alcuni concetti, come dire, classici della fantascienza. Tra le righe aleggia il concetto di viaggio nel tempo. Introdotto, però, non vuol dire che ho seria intenzione di svilupparlo, con il classico paradosso che ti scoppia in faccia quando ci metti mano.

Se modifichi un evento A che si verifica prima dell’evento B il quale è il motivo per cui torni indietro nel passato a cambiare l’evento A, poi che fine fa l’evento B? Scompare oppure la modifica dell’evento A nel passato ti porta proprio a vivere l’evento B? Tu, personaggio della storia, sei convinto, invece, che torni indietro nel tempo per sistemare le cose e alterare l’evento A per beneficiare della modifica anche per l’evento B, che dovresti ritrovare, quando si verificherà, diverso. In realtà, stai solo facendo in modo che l’evento B si verifichi nel modo in cui conosci già.

Che cosa contorta, eh?

Non avete capito? Mettiamo che A sia il ritrovamento di un chip super tecnologico che porterà alla creazione di cyborg e di IA super potenti che porterà all’evento B, ovvero il 29 agosto dell’anno 2027 le IA lanceranno bombe nucleari sull’intero pianeta portando all’estinzione del genere umano, ovvero la trama di Terminator tranne per il fatto che l’anno non è il 2027.

Se qualcuno impedisce il ritrovamento del chip (che poi proveniva dal futuro) e addirittura lo distrugge, poi il 29 agosto dell’anno 2027 il genere umano sopravvivrà oppure no? Si può speculare molto su questi tipi di ragionamenti perché poi sono alla base di una serie. Terminator non è un solo film, ma una serie di film, per quanto solo il primo è proprio bello bello bello, era la novità, non sapevi se Sarah O’ Connor sopravviveva, ecc…

Sto anche riguardando Dark, che di viaggi nel tempo ci fa tutta la serie di tre stagioni con dieci episodi, in una trama per nulla semplice da seguire, anzi allucinante e a tratti confusa, troppi personaggi ed eventi tra passato, presente e futuro, eventi alterati dal cambiamento del passato, altri no. Lo sto rivedendo in inglese coi sottotitoli in inglese, giusto per essere sicuro di non perdermi i dialoghi.

Certo, ho sviluppato una teoria dei viaggi nel tempo un tantino diversa, però non posso dire di cosa si tratta, perché poi potrebbe venire fuori il climax del romanzo e rovinare la sorpresa a Stefano che sarà, forse, l’unico che lo leggerà. Finché ho, forse, almeno un lettore, io continuo nell’impresa di scrivere e pubblicare, facendolo bene, passandoci settimane, mesi, anni a migliorare il testo, a riscrivere certe parti, a limare i dialoghi fino a impazzire quasi.

Perché i viaggi nel tempo?

Nel testo lascio riflettere i personaggi su questa cosa dei viaggi nel tempo. Perché? Perché magari i personaggi non sono soddisfatti del loro vissuto quotidiano, hanno i loro problemi personali, familiari, nulla che non accada anche a noi. Quante volte ho pensato di fare la valigia e prendere il primo volo per Londra se solo quella persona mi avesse confermato, in maniera seria, di volermi dare una possibilità di poterla iniziare la svolta. La paura ti blocca, a volte ti inchioda alla quotidianità, a tratti squallida, in cui ci si ritrova. Si fantastica tanto su cosa si vorrebbe cambiare e come e poi non lo si fa per paura, perché le condizioni peggiorano con gli anni e per mille altri motivi. Per non cambiare rotta si trovano sempre TANTI motivi a volte anche troppo validi, ahimè.

Nel frattempo ci sono, nel testo, alcune rivelazioni importanti del passato dei due protagonisti Otto ed Ester. Non che ci siano solo loro due nella storia, vedremo anche i figli, vedremo alcuni colleghi di Otto, vedremo le IA, il capitalismo che sconvolge tutti con acquisizioni ultra sconvolgenti. Spero di non aver dato troppe informazioni o spaventato, della serie: «Ma cosa sta scrivendo questo qui, un romanzo o un’insalata insapore con 3547 ingredienti?»

Insomma, c’è da lavorare ancora un po’ per portare a un degno finale aperto. Perché certe storie non possono finire e basta, vi pare?


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