Racconto n.1 per Halloween: “Yesterday don’t matter”

Photo by Vitaly Gariev

Oggi vi propongo il primo testo giunto per il gioco letterario su Halloween. Un racconto di Stefano Castelvetri. Papà digitale. Sviluppatore antico. Outsider. Maglietta rossa. Scimmia di storie. Crea cose di fantascienza che piacciono a pochi.

Titolo testo: Yesterday don’t matter.

Yesterday don’t matter

«Oh, ma che… Stop. Ferma il brano.»

Mi fermo, in mezzo al sentiero che taglia il parco assecondando le pendenze del terreno. Gli altri runner mi superano. Uno brontola qualcosa che non capisco.

– Certo. Vuoi passare a un’altra playlist?

«No. È che mi sembrava che il verso fosse “Yesterday don’t matter if it’s gone.” e non “Yesterday doesn’t matter if it’s gone.”»

– “Yesterday don’t matter” è grammaticalmente scorretto, anche se usato in slang o versi musicali. L’assistente di scrittura Ernst conferma che la forma corretta è “Yesterday doesn’t matter” oppure “Yesterday does not matter”. Vuoi verificare il link alla regola grammaticale?

Sulle chiome degli alberi che mi circondano sono comparse le prime macchie di giallo e ruggine. Un colpo di vento caldo stacca una foglia secca, poi un’altra.

«No. Non serve. Non è importante. Eppure, così rompe la metrica, no? Ma questa in playlist è la versione originale?»

– Quella in playlist è una versione rimasterizzata nel 2021 dalla Columbia Records. Vuoi sentire il brano originale del 1967? Forse riesco a rintracciarlo.

«No. Anzi, sì. Fammi sentire il brano originale.»

Attendo alcuni secondi, mentre l’assistente è impegnato nelle sue ricerche. Poco lontano, due anziani camminano fianco a fianco, in silenzio, le mani dietro la schiena. Un cane, nel prato, insegue un legnetto e sparisce dietro un cespuglio. C’è una panchina, qui vicino, con la vernice scrostata e qualche cacca di piccione. Mi siedo nell’angolo più pulito. Il legno scalda le cosce attraverso i pantaloncini.

– Vuoi avviare la riproduzione del brano?

«Sì.»

– She would never say where she came from / Yesterday doesn’t matter if it’s gone

«Cazzo! Stop. Stop!»

Mi alzo in piedi. I due anziani sollevano la testa e mi guardano perplessi. Li ignoro.

«Cerca il testo ufficiale della canzone. Leggimi i primi due versi. Analizza tutte le pagine che trovi e guarda se ci sono varianti.»

– I primi due versi della canzone sono: “She would never say where she came from / Yesterday doesn’t matter if it’s gone”. Tutti i siti riportano gli stessi versi, tranne uno che indica erroneamente “She could never say where she came from”.

Mi siedo di nuovo, imprecando. Il ghiaino scricchiola sotto le scarpe dei passanti. Penso ad assistenti alimentati da pagine scritte da assistenti alimentati da pagine ed eccetera eccetera, senza più uno straccio di essere umano a controllare tutto. Mi chiedo quante altre informazioni si stiano perdendo, degradate e deformate da questo macinare e macinare senza fine.

Poi il sole cala dietro ai palazzi e il freddo arriva, all’improvviso. L’ombra degli alberi si allunga, e il crepuscolo arriva a mangiare luce. Oltre i cancelli del parco un’edicola espone maschere di plastica nera. Un bar ha la vetrina addobbata da festoni arancio e viola.

Si avvicina la fine del mese.

«Assistente, cerca le feste di Halloween nel raggio di venti chilometri.» chiedo.

– Ci sono sette feste di Halooeen il prossimo 31 ottobre. Vuoi un approfondimento di quelle più vicine?

«Come? Come hai detto?»

– Vuoi un approfondimento delle feste di Halooeen più vicine?


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