
Oggi vi propongo il secondo testo giunto per il gioco letterario su Halloween. Un racconto di Daniela Giorgini. Nasce a Forlì, ama la sua città e non vorrebbe vivere da nessun’altra parte, fiera di essere Romagnola. Adora il mare ed è fortunata ad averlo soltanto a mezz’ora da casa.
Titolo testo: Le Streghe di Lestertown.
Le Streghe di Lestertown
«Squadra 5, squadra 5, mi sentite?»
«Forte e chiaro.»
«Un’ora fa abbiamo avuto una segnalazione per schiamazzi notturni nei pressi del cimitero e abbiamo mandato la squadra 7. Sto cercando di contattarli da dieci minuti, ma non rispondono. Siete i più vicini alla zona, potete andare a controllare?»
«Ricevuto. Siamo già lì!»
L’agente Roowney guardò il suo compagno alla guida, che non accennava a cambiare direzione. «Allora, Ted, che aspetti?»
«No, senti, John, non voglio andarci. So cos’è successo a Jimmy e Ben. Sai che giorno è oggi?»
«Sì, è il 31 ottobre, la notte di Halloween. Vuoi che non lo sappia? I miei figli mi stressano da giorni per andare in giro nel vicinato e guarda quanta gente c’è per strada. Ma che io sia dannato se non vado a vedere cos’è successo ai miei amici! Mi meraviglio di te che credi a tutte quelle stupidaggini. Dai, andiamo!»
A malincuore l’agente Ted Milton fece inversione e si diresse verso il cimitero della città.
Videro l’auto di pattuglia della squadra 7 ferma davanti ai cancelli del camposanto.
Vuota.
Fecero il giro dell’isolato, passando in mezzo a orde di gente mascherata che ballava e si divertiva, ma dei due agenti nessuna traccia.
Tornarono all’auto e parcheggiarono lì accanto.
John Roowney scese subito e si diresse verso il cimitero. Ted restò in auto ancora qualche istante.
Non era un vigliacco, non aveva paura dei malviventi.
Altrimenti non avrebbe fatto il poliziotto come suo padre.
Erano le cose inspiegabili che temeva; quelle che vedevi, ma non potevi comprendere con la ragione. Quello che sua nonna e sua madre gli avevano sempre raccontato della notte di Halloween.
La notte delle Streghe di Lestertown.
Da secoli la città aveva il suo club delle Streghe.
Di generazione in generazione ogni famiglia che avesse una strega ne generava un’altra. Potevano essere casalinghe, impiegate o fruttivendole, ma erano soprattutto Streghe.
Qualche volte Stregoni.
E la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre manifestavano il loro potere spargendo maledizioni e sacrificando vite umane e animali.
Nessuna sapeva dell’altra, ma agivano nel comune spirito della Wicca. Tutte però erano a conoscenza dell’appuntamento di quella notte, quando si sarebbero incontrate al cimitero e poi avrebbero dimenticato volti e voci nei restanti 364 giorni, perché nessuna potesse tradire involontariamente l’altra.
Ted era cresciuto in mezzo a queste storie e aveva sempre avuto il dubbio che anche sua madre e sua nonna fossero Streghe.
Ricordava perfettamente la notte di Halloween dei suoi 13 anni, quando lo avevano lasciato andare in giro da solo con gli amici a suonare i campanelli domandando: “Dolcetto o scherzetto?”.
A un certo punto la curiosità lo aveva spinto verso il cimitero, mentre i suoi amici non avevano voluto seguirlo per paura delle Streghe.
Anche lui aveva paura, ma la voglia di sapere era più forte. Quando vide una grande luce di fronte alla cappella che si trovava all’interno della necropoli si avvicinò.
Una decina di persone erano radunate intorno a un fuoco e pronunciavano parole incomprensibili. Tutte avevano in mano un coltello grondante sangue, mentre le vittime del sacrificio, ormai irriconoscibili, giacevano a pezzi davanti ai loro piedi.
Terrorizzato, Ted era fuggito a gambe levate e, nonostante avesse cercato di riconoscere sua madre e sua nonna tra quella gente, a malapena ricordava qualcosa.
Non ne aveva mai parlato con nessuno.
«Ted allora, cosa stai aspettando? Vieni con me o no?»
La voce di John lo riportò alla realtà.
Erano passati sette anni da allora. Sua nonna era morta due anni prima e sua madre non usciva più da tempo sulle sue gambe. Una malattia degenerativa l’aveva costretta sulla sedia a rotelle. Ed erano sette anni che Ted non metteva piede nel cimitero.
«Arrivo, John. Arrivo.»
I cancelli erano illuminati dai lampioni che davano sulla strada, ma appena oltrepassati calava il buio, rischiarato qua e là dalle luci dei lumini su qualche lapide.
John e Ted accesero le torce e percorsero i vialetti tra le tombe senza notare nulla di strano.
Finché un forte bagliore non li attrasse verso la cappella.
Un gruppo di persone in cerchio recitava parole incomprensibili, come se stessero pregando. Avevano nelle mani coltelli insanguinati e, ai loro piedi, carcasse di animali e due corpi completamente sventrati.
Gli organi interni sparsi intorno, gli arti mozzati.
E le divise da agenti di polizia buttate sul fuoco al centro del cerchio.
John era sconvolto, ma si affrettò a tornare indietro per chiamare rinforzi. Era di certo una messa nera o qualche rito simile di una setta satanica, che approfittava della confusione della festa.
Ted invece era rimasto impietrito a guardare, ritornando con la mente a sette anni prima.
Improvvisamente si ritrovò con un lungo coltello in mano e, senza rendersene conto, corse verso John, lo prese con forza e cominciò a colpirlo ovunque, ricoprendosi di sangue.
Poi lo trascinò vicino agli altri che fecero il resto.
Ted si guardò intorno e riconobbe alcune vicine di casa di sua madre, mentre altre erano probabilmente forestiere. C’erano altri uomini, anche se in minoranza.
Era ben consapevole di quello che aveva fatto, ma non si sentiva affatto in colpa, anzi. Era come se avesse aspettato quel momento da sempre. Se solo il giorno dopo avesse ricordato! Avrebbe potuto raccontare tutto a sua madre ed era sicuro sarebbe stata orgogliosa di lui.
O forse lo sapeva già. In fondo – ora ne era certo – anche lei era una strega.
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