Lo scorso 7 settembre ho rimosso due video dal mio canale YouTube e sostituiti con due video identici tranne che per alcuni secondi di filmato dove ho rimosso il girato di, credo, 3-4 secondi in cui compare un treno della metropolitana di Londra.
Nel mentre cerco di mettere ordine nella mia vita, non riuscendoci affatto, mi ritrovo a pensare all’arte di raccontare una storia. Sto guardando delle serie TV italiane che per la prima volta mi stanno prendendo molto. In genere ho una pessima opinione delle serie TV italiane, ma ho sempre pensato che se avessero voluto farle bene ci sarebbero anche potuti riuscire e, infatti, Mare Fuori e Un Professore mi hanno preso molto. Mare Fuori tantissimo. È ambientata in luoghi che conosco bene.
A volte ci si prova a concedere del tempo per pensare al futuro, o quanto meno all’immediato presente. Cos’è l’immediato presente? Non so, le prossime 4-5 settimane. Si cerca di capire qualcosa in più della propria vita e perché è così tanto difficile affrontarla, cambiarla. Ammesso che ci si possa ragionare sopra. Si ha la forza e il desiderio di cambiarla? Il desiderio c’è però, forse, è ridotto al minimo perché mancano le forze.
Nonostante non sia un’amante del genere, ho deciso di leggere “Joe è tra noi” perché l’opera precedente dello stesso autore (“Le parole confondono”) mi era particolarmente piaciuta.
Come sarà il mondo fra trecento anni? Non parlo di astronavi o viaggi spaziali, ma di come ognuno di noi riesce a immaginare la vita di tutti i giorni nel nostro pianeta, in una città, a Londra, per esempio, in un futuro così lontano. Viviamo già in un tempo in cui la tecnologia ci circonda ed è talmente insita nella nostra quotidianità che non possiamo immaginare noi stessi senza di essa. Ma come sarà fra tre secoli?
Ci ho pensato spesso in questi anni. Tutti cambiano, per necessità, perché obbligati, per scelta, e per mille altri motivi. E poi c’è chi non è mai cambiato sin dall’adolescenza.
Immagino questa scena.
Qualcuno ti fa incazzare all’ennesima potenza al lavoro – è molto facile che succeda considerando che nessuno è responsabile mai delle proprie azioni, in certi contesti – e allora cambi. Lasci il posto di lavoro all’istante, prenoti un aereo, vai in aeroporto non più tardi del giorno dopo, magari nel pomeriggio, giusto per mantenere l’adrenalina dell’incazzatura che ti ha fatto mandare tutto all’aria. Se te la prendessi comoda e prenotassi l’aereo quando costa di meno, magari dopo una settimana o due, o un mese, non faresti nulla di tutto ciò. Resteresti dove sei, ridimensioneresti l’incazzatura del momento. Si deve agire in fretta, dopo l’ennesima incazzatura. Cogliere l’attimo.
Certo, sembra una banalità, dire che si scrive IA e si pronuncia IA.
Ma cosa è una IA?
Fermi tutti, partiamo da un punto di vista diverso. IA è l’acronimo che mette tutti in un gran fermento da un po’ di tempo a questa parte. Sì, ma cos’è un acronimo?
Ce lo spiega un qualsiasi dizionario della lingua italiana. In pratica è una parola che è composta dalla prima lettera di altre parole e che, di per sé, è una parola valida a tutti gli effetti. Nel caso di IA, abbiamo per l’appunto Intelligenza Artificiale che diventa IA.
Le intelligenze artificiali stiano lontane dal mio blog, da qualsiasi articolo io abbia pubblicato nel passato o che pubblicherò in futuro. Non do il consenso a trafugare i miei testi per addestrarle. Se vi servono i testi del mio blog pagatemi 10 milioni di euro ogni anno e, dopo la mia morte, ai miei nipoti. Solo allora potrete usare questi testi.
In questi giorni mi sono scontrato con disastri di varia natura, e allora mi è venuta in mente la raccolta di racconti “Questa estate succede che”, quella raccolta di racconti che più di una persona mi ha detto essere impressionante, soprattutto perché dipinge una realtà veramente tosta.
Poi guardo la TV, osservo intorno a me, al lavoro, e penso che forse sono stato anche molto morbido nei confronti dei personaggi di questa raccolta di racconti, la quale si compone di 11 storie. 9 appartengono alla prima stagione e altre due sono quella che avrebbe dovuto essere una anticipazione della seconda stagione.
Era diverso tempo che avevo in mente di cancellare gli account di Facebook e Instagram, da quando si parlò dello scandalo di Cambridge Analytica. Dati personali alla mercé di queste grandi multinazionali americane, quando poi tutti sappiamo che i cittadini americani e quelli britannici, vengono tenuti sotto sorveglianza dal governo degli Stati Uniti d’America, secondo quando rivelato da Edward Snowden, ex funzionario dell’NSA. Cose che, in realtà, sappiamo da sempre. Oramai non c’è da meravigliarsi più di nulla.