Gli editori, Google Play Store e il DRM

Foto di Tima Miroshnichenko

Dopo anni che compravo i miei e-book su Google Play Store mi sono svegliato da un certo torpore e sono abbastanza incazzato per aver regalato 10,23 euro a loro e agli editori incapaci che usano il DRM per rendere impossibile usufruire di un testo acquistato legalmente.

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Le parole non devono essere confuse

Foto di Anna Tarazevich

C’è differenza tra scrivere di narrativa e tra lo scrivere su un programma di messaggistica istantanea. La narrativa ha delle regole, ha la sua precisione, non è facile portare avanti la scrittura, ma quello che viene messo nero su bianco, alla fine, diventa chiaro nella testa dell’autore e, si spera, anche in quella del lettore, tranne casi di romanzi sperimentali, onirici, confusionari.

Mandare un messaggio a qualcuno a cui si tiene, invece, in certi casi, può farci passare per una persona fastidiosa, insicura, perché se un testo di narrativa ha una sua ben strutturata precisione, un messaggio istantaneo è diverso, è scritto in fretta, non viene riletto, lascia esposta una certa interpretazione, parte e non ci si rende conto, magari, che non andava scritto in quel modo, oppure che non andava inviato affatto.

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È successa una cosa stranissima, mai successa prima

Foto di Kaique Rocha

Lo scorso 7 settembre ho rimosso due video dal mio canale YouTube e sostituiti con due video identici tranne che per alcuni secondi di filmato dove ho rimosso il girato di, credo, 3-4 secondi in cui compare un treno della metropolitana di Londra.

Perché l’ho rimosso?

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ordine, scrittura, motivazione e senso della vita

Photo by Lucas Meneses

Nel mentre cerco di mettere ordine nella mia vita, non riuscendoci affatto, mi ritrovo a pensare all’arte di raccontare una storia. Sto guardando delle serie TV italiane che per la prima volta mi stanno prendendo molto. In genere ho una pessima opinione delle serie TV italiane, ma ho sempre pensato che se avessero voluto farle bene ci sarebbero anche potuti riuscire e, infatti, Mare Fuori e Un Professore mi hanno preso molto. Mare Fuori tantissimo. È ambientata in luoghi che conosco bene.

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Tempo fuor di sesto per pensare al futuro

Foto di Rahime Gül

A volte ci si prova a concedere del tempo per pensare al futuro, o quanto meno all’immediato presente. Cos’è l’immediato presente? Non so, le prossime 4-5 settimane. Si cerca di capire qualcosa in più della propria vita e perché è così tanto difficile affrontarla, cambiarla. Ammesso che ci si possa ragionare sopra. Si ha la forza e il desiderio di cambiarla? Il desiderio c’è però, forse, è ridotto al minimo perché mancano le forze.

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Originale, provocatorio, coraggioso

foto copertina: © Pavel Losevsky | Dreamstime.com – Surprised Teenager Boy Against Sea, Half Of Face Photo

Come sarà il mondo fra trecento anni? Non parlo di astronavi o viaggi spaziali, ma di come ognuno di noi riesce a immaginare la vita di tutti i giorni nel nostro pianeta, in una città, a Londra, per esempio, in un futuro così lontano. Viviamo già in un tempo in cui la tecnologia ci circonda ed è talmente insita nella nostra quotidianità che non possiamo immaginare noi stessi senza di essa. Ma come sarà fra tre secoli?

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Il cambiamento è mille mila cose tutte insieme

Foto di Alonzo Photo

Ci ho pensato spesso in questi anni. Tutti cambiano, per necessità, perché obbligati, per scelta, e per mille altri motivi. E poi c’è chi non è mai cambiato sin dall’adolescenza.

Immagino questa scena.

Qualcuno ti fa incazzare all’ennesima potenza al lavoro – è molto facile che succeda considerando che nessuno è responsabile mai delle proprie azioni, in certi contesti – e allora cambi. Lasci il posto di lavoro all’istante, prenoti un aereo, vai in aeroporto non più tardi del giorno dopo, magari nel pomeriggio, giusto per mantenere l’adrenalina dell’incazzatura che ti ha fatto mandare tutto all’aria. Se te la prendessi comoda e prenotassi l’aereo quando costa di meno, magari dopo una settimana o due, o un mese, non faresti nulla di tutto ciò. Resteresti dove sei, ridimensioneresti l’incazzatura del momento. Si deve agire in fretta, dopo l’ennesima incazzatura. Cogliere l’attimo.

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Si scrive IA e si pronuncia… sempre IA

Foto di George Becker:

Certo, sembra una banalità, dire che si scrive IA e si pronuncia IA.
Ma cosa è una IA?

Fermi tutti, partiamo da un punto di vista diverso. IA è l’acronimo che mette tutti in un gran fermento  da un po’ di tempo a questa parte. Sì, ma cos’è un acronimo?

Ce lo spiega un qualsiasi dizionario della lingua italiana. In pratica è una parola che è composta dalla prima lettera di altre parole e che, di per sé, è una parola valida a tutti gli effetti. Nel caso di IA, abbiamo per l’appunto Intelligenza Artificiale che diventa IA.

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