Il vero e innegabile bisogno di approvazione

Photo by Wendelin Jacober

Il vero bisogno di approvazione, per uno scrittore, però, arriva dal lettore. È il lettore a rappresentare l’attore ultimo della catena narrativa. Tutta l’attenzione e il lavoro del mondo fatto sul testo per poi arrivare alla pubblicazione può rappresentare anche uno sforzo infinito, ma valere nulla se non si finisce nelle mani del lettore, della sua attenzione, per il fatto che lui o lei lascerà un “voto” o, meglio ancora, una recensione ben fatta, o ne parlerà agli amici, in un blog, su una rete sociale, da qualche parte. Se non accede, il lavoro fatto dall’autore è solo frustrante e inutile. C’è un bisogno di approvazione fortissimo quando si è appena pubblicato un libro, soprattutto perché non si sa se si è fatto bene a pubblicare, se era un testo pronto, rosolato nel modo giusto, se era crudo o se, invece, è venuto fuori addirittura bruciato. Come fai a saperlo se nessuno ce lo dice? Se nessuno nota la nostra nuova creatura?

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Hai bisogno di approvazione per quanto scritto?

Photo by Efe Ersoy

L’opinione per un proprio scritto si può ottenere da chiunque, non necessariamente da un editore, anche perché un editore riceve più manoscritti di quelli che può leggere e, spesso, se si sono dedicati a dare un occhio alla sinossi già è tanto, in generale gli allegati dei messaggi di posta elettronica contenenti i romanzi – o i plichi (alcuni richiedono ancora una stampa cartacea dell’intero testo) – non vengono nemmeno aperti, ma cestinati direttamente.

Non faccio una critica. Descrivo solo il modo in cui si opera.

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La scrittura e il bisogno di approvazione

Photo by Elli

Chi, insicuro di sé e delle proprie scelte (o non scelte) non sente un folle e necessario bisogno di approvazione?

Non ottenere mai un complimento è una cosa schifosa.

A volte non si ricevono mai, solo critiche e offese. Ecco perché quando vado al supermercato saluto sempre la cassiera, le auguro una buona domenica, una buona serata o, come è stato l’8 marzo, ho fatto gli auguri e sono stato guardato in modo sorpreso, come se fossi stato o il primo o l’unico ad aver avuto un gesto di premura, di gentilezza.

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Le IA stanno molestando il blog

Photo by Pixabay

Oramai ricevo una quantità senza precedenti di visite da paesi come gli Stati Uniti. Motore di ricerca? Sì, ma anche altro. Di sicuro.

Non ho dubbi.

Di chi si tratta? Tutte quelle schifezze che rubano dati, testi, immagini, idee, e le analizzano, arrivano da lì. Oggi la cosa è stata ancora più inquietante del solito. Si è palesata proprio una IA.

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Il bisogno di approvazione

Photo by Johannes Plenio

Da un po’ di tempo a questa parte mi sono reso conto che non tutti sono sempre soddisfatti di se stessi, di ciò che fanno, della visione che hanno del futuro. Tanti sembrano rassegnati e muoiono lentamente ripetendo ogni giorno le stesse azioni che non apportano migliorie alla propria vita. Ci si trova rinchiusi in bolle di sapone che possono esplodere con un leggero soffio di vento.

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13 anni di editoria e cambiamenti: parte quinta

Photo by Josh Hild

La volta scorsa parlavamo della differenza tra “self-publishing” e “vanity press”, di “smart working” e “remote working”, di piccoli editori in economia e di grandi editori anche loro con problemi quotidiani in ambito finanziario, che li ha spinti ad affrontare l’editoria in modo completamente diverso rispetto a 40-50 anni fa.

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13 anni di editoria e cambiamenti: parte quarta

Photo by Josh Hild

Eccoci con la quarta parte di questa serie di considerazioni sull’editoria indipendente e non. Oggi, in data astrale 14 marzo 2025, posso affermare con totale, completa e assoluta certezza, che la gente se potesse bruciare vivi o scorticare (sempre vivi) gli autori indipendenti senza subirne conseguenze penali, lo farebbe. Aver letto qualche autore indipendente che si presentava già in partenza non bene, superficiale e non competente, significa non aver saputo selezionare il libro da leggere. Da qui a generalizzare, è un attimo.

Si accusano gli autori indipendenti tutti di essere invischiati con l’editoria a pagamento e, in un paese non anglofono dove chiunque parli deve infilare dieci parole di inglese ad capocchiam nelle frasi, si confondono i termini “self-publishing” e “vanity press”.

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Rapporto tra scrittura e serie TV

Photo by Sora Shimazaki

Quando Netflix, Apple, Amazon, vedono che una serie non produce più gli introiti attesi, quando il numero di persone che la seguono cala sotto una certa soglia, si cancella la programmazione della stessa. Niente più, niente meno. Oppure quando si vogliono investire soldi soltanto in show che portano soldi, si tagliano serie TV come “The OA”, “Travellers”, “Daredavil”, ecc…

È, di norma, un po’ la stessa cosa succede quando una serie di romanzi non riceve più la dovuta attenzione.

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13 anni di editoria e cambiamenti: parte terza

Quando pubblicai il mio primo romanzo in self-publishing decisi di fare le cose in modo molto serio, non che ora non sia così. Assunsi un editor professionista nonostante fu riluttante a farmi una prova, non sapevo come avrebbe editato il testo in alcun modo e mi ritrovai, per esempio, a essere cambiati tutti i caporali che ho sempre usato per i dialoghi con delle virgolette doppie, e ricordo bene di essermi un po’ irritato e aver chiesto spiegazioni, mettendo poi dei vincoli ben precisi, inclusi i nomi abbreviati dei miei protagonisti che iniziò a cambiare tutti, in quanto non esiste una regola valida per scrivere André, anziché Andre’ o Andre.

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