La volta scorsa parlavamo della differenza tra “self-publishing” e “vanity press”, di “smart working” e “remote working”, di piccoli editori in economia e di grandi editori anche loro con problemi quotidiani in ambito finanziario, che li ha spinti ad affrontare l’editoria in modo completamente diverso rispetto a 40-50 anni fa.
Eccoci con la quarta parte di questa serie di considerazioni sull’editoria indipendente e non. Oggi, in data astrale 14 marzo 2025, posso affermare con totale, completa e assoluta certezza, che la gente se potesse bruciare vivi o scorticare (sempre vivi) gli autori indipendenti senza subirne conseguenze penali, lo farebbe. Aver letto qualche autore indipendente che si presentava già in partenza non bene, superficiale e non competente, significa non aver saputo selezionare il libro da leggere. Da qui a generalizzare, è un attimo.
Si accusano gli autori indipendenti tutti di essere invischiati con l’editoria a pagamento e, in un paese non anglofono dove chiunque parli deve infilare dieci parole di inglese ad capocchiam nelle frasi, si confondono i termini “self-publishing” e “vanity press”.
Quando Netflix, Apple, Amazon, vedono che una serie non produce più gli introiti attesi, quando il numero di persone che la seguono cala sotto una certa soglia, si cancella la programmazione della stessa. Niente più, niente meno. Oppure quando si vogliono investire soldi soltanto in show che portano soldi, si tagliano serie TV come “The OA”, “Travellers”, “Daredavil”, ecc…
È, di norma, un po’ la stessa cosa succede quando una serie di romanzi non riceve più la dovuta attenzione.
Scrivere, scrivere e scrivere. L’importante è farlo in qualsiasi momento, e più si legge, più si ascoltano buone storie e più se ne vedono formarsi innanzi, più ti si apre la mente, il desiderio di creare nuovi mondi, nuove situazioni narrative.
Quando pubblicai il mio primo romanzo in self-publishing decisi di fare le cose in modo molto serio, non che ora non sia così. Assunsi un editor professionista nonostante fu riluttante a farmi una prova, non sapevo come avrebbe editato il testo in alcun modo e mi ritrovai, per esempio, a essere cambiati tutti i caporali che ho sempre usato per i dialoghi con delle virgolette doppie, e ricordo bene di essermi un po’ irritato e aver chiesto spiegazioni, mettendo poi dei vincoli ben precisi, inclusi i nomi abbreviati dei miei protagonisti che iniziò a cambiare tutti, in quanto non esiste una regola valida per scrivere André, anziché Andre’ o Andre.
Qualche giorno fa rileggevo degli articoli sul self-publishing, sulla mia prima pubblicazione, sulle recensioni che mi fecero attraverso i blog, le interviste, addirittura. Sono passati 13 anni ed è cambiato tutto e niente.
Molti, nel 2025, saranno dell’idea che il web è il posto dove si va su un ben preciso motore di ricerca (il quale ci profila) e tramite esso si cercano le cose sul web. Come se non esistessero alternative, o “luoghi” dove arrivare direttamente senza intermediari. Come se il web fosse noto solo a tale motore di ricerca e basta. Conosco persone che per non scrivere l’indirizzo di siti come Facebook, lo cercano su Google e fanno clic sul link del primo risultato ottenuto arrivando così a destinazione. E credono davvero che sia il metodo più semplice. E poi da Facebook si cercano altre cose, notizie. Il che fa sorridere. Visto che Facebook non crea notizie ma preleva i vostri dai personali per venderseli e far allenare le loro IA.
Bentrovati a tutti in questo anno nuovo iniziato già da tre settimane. Non aggiornavo il blog da un po’ di tempo a questa parte, ma oggi sono qui per raccontare quali sono le cose che sto cercando di portare avanti, anche se con estrema difficoltà.
Una su tutte è la stesura dell’ottavo volume della serie “Le parole confondono” (testi comunque leggibili in maniera indipendente), il quale volume prosegue dal punto esatto in cui si è fermato il romanzo precedente, ovvero “Quel minuto prima di te”. I due libri hanno in comune l’ambientazione che vede ancora una volta Londra, anche perché i protagonisti lì vivono, beati loro!
Un altro lunedì, un’altra settimana, nuovi pensieri, ansie, preoccupazioni, azioni di mobbing nei propri confronti, felicità che si allontana, crisi all’angolo, certezze incertezze sempre pronte ad assalirci.
Giunge ancora una volta il mese del NaNoWriMo, ovvero il mese in cui si può partecipare insieme a tanti per scrivere la bozza di un proprio romanzo di 50’000 parole, cosa che ho usato in passato per “Joe è tra noi”, per “Un giorno, sempre” e per romanzi vari. In realtà io provo a scrivere tutto l’anno e sono arrivato a 77’080 parole per l’ottavo capitolo della saga “Le parole confondono”. Credevo che con il settimo volume, di cui ho venduto 7 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo, potessi mettere la parola fine alla storia di Andrea, Giulia, Francesco, Sergio, Salvatore e Monica. Ma a quanto pare Francesco ha ancora qualcosa da dire.