Hai bisogno di approvazione per quanto scritto?

Photo by Efe Ersoy

L’opinione per un proprio scritto si può ottenere da chiunque, non necessariamente da un editore, anche perché un editore riceve più manoscritti di quelli che può leggere e, spesso, se si sono dedicati a dare un occhio alla sinossi già è tanto, in generale gli allegati dei messaggi di posta elettronica contenenti i romanzi – o i plichi (alcuni richiedono ancora una stampa cartacea dell’intero testo) – non vengono nemmeno aperti, ma cestinati direttamente.

Non faccio una critica. Descrivo solo il modo in cui si opera.

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La scrittura e il bisogno di approvazione

Photo by Elli

Chi, insicuro di sé e delle proprie scelte (o non scelte) non sente un folle e necessario bisogno di approvazione?

Non ottenere mai un complimento è una cosa schifosa.

A volte non si ricevono mai, solo critiche e offese. Ecco perché quando vado al supermercato saluto sempre la cassiera, le auguro una buona domenica, una buona serata o, come è stato l’8 marzo, ho fatto gli auguri e sono stato guardato in modo sorpreso, come se fossi stato o il primo o l’unico ad aver avuto un gesto di premura, di gentilezza.

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Le IA stanno molestando il blog

Photo by Pixabay

Oramai ricevo una quantità senza precedenti di visite da paesi come gli Stati Uniti. Motore di ricerca? Sì, ma anche altro. Di sicuro.

Non ho dubbi.

Di chi si tratta? Tutte quelle schifezze che rubano dati, testi, immagini, idee, e le analizzano, arrivano da lì. Oggi la cosa è stata ancora più inquietante del solito. Si è palesata proprio una IA.

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Il bisogno di approvazione

Photo by Johannes Plenio

Da un po’ di tempo a questa parte mi sono reso conto che non tutti sono sempre soddisfatti di se stessi, di ciò che fanno, della visione che hanno del futuro. Tanti sembrano rassegnati e muoiono lentamente ripetendo ogni giorno le stesse azioni che non apportano migliorie alla propria vita. Ci si trova rinchiusi in bolle di sapone che possono esplodere con un leggero soffio di vento.

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13 anni di editoria e cambiamenti: parte quinta

Photo by Josh Hild

La volta scorsa parlavamo della differenza tra “self-publishing” e “vanity press”, di “smart working” e “remote working”, di piccoli editori in economia e di grandi editori anche loro con problemi quotidiani in ambito finanziario, che li ha spinti ad affrontare l’editoria in modo completamente diverso rispetto a 40-50 anni fa.

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13 anni di editoria e cambiamenti: parte quarta

Photo by Josh Hild

Eccoci con la quarta parte di questa serie di considerazioni sull’editoria indipendente e non. Oggi, in data astrale 14 marzo 2025, posso affermare con totale, completa e assoluta certezza, che la gente se potesse bruciare vivi o scorticare (sempre vivi) gli autori indipendenti senza subirne conseguenze penali, lo farebbe. Aver letto qualche autore indipendente che si presentava già in partenza non bene, superficiale e non competente, significa non aver saputo selezionare il libro da leggere. Da qui a generalizzare, è un attimo.

Si accusano gli autori indipendenti tutti di essere invischiati con l’editoria a pagamento e, in un paese non anglofono dove chiunque parli deve infilare dieci parole di inglese ad capocchiam nelle frasi, si confondono i termini “self-publishing” e “vanity press”.

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Rapporto tra scrittura e serie TV

Photo by Sora Shimazaki

Quando Netflix, Apple, Amazon, vedono che una serie non produce più gli introiti attesi, quando il numero di persone che la seguono cala sotto una certa soglia, si cancella la programmazione della stessa. Niente più, niente meno. Oppure quando si vogliono investire soldi soltanto in show che portano soldi, si tagliano serie TV come “The OA”, “Travellers”, “Daredavil”, ecc…

È, di norma, un po’ la stessa cosa succede quando una serie di romanzi non riceve più la dovuta attenzione.

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Diario scrittorio: martedì 11 marzo 2025

Non ho molto tempo, ma mi devo sforzare. Voglio mettere la parola fine all’ottavo volume della serie “Le parole confondono”. Mi sto concentrando sull’ultimo capito scritto fino a questo momento. Lo sto raffinando, asciugando, rimuovendo quelle tipiche frasi che mi darebbero fastidio incontrate in romanzi non miei. Devo mantenere un po’ di sobrietà e stile narrativo impeccabile, anche perché per quanto uno risulti attento è chiaro che la concentrazione poi cala e non sempre ciò che ieri sera era così chiaro ed evidente lo risulta sempre in assoluto ogni giorno.

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I “feel good”, ma non quello di James Brown: serie famose e con eccesso di miele

Photo by Marcia Salido

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un nuovo genere di serie TV, il cosiddetto “Feel Good”. È un tipo di fiction in cui tutto risulta perfetto, splendido, magico, magnifico, meraviglioso, abitazioni incluse, in cui ogni angolo è in ordine, fatte di una perfezione eccessiva. E questo per tutte le abitazioni di tutti i personaggi della serie.

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