Buongiorno a tutti, mentre il sole cocente avvolge tutta Italia volevo solo darvi una informazione di servizio. Il mio intero catalogo è in sconto su Google Play Libri.
Oggi sono esattamente 20 mesi (21 settembre 2023 – 21 maggio 2025) durante i quali mi sono dedicato all’ottavo volume della serie “Le parole confondono”. Me la sto prendendo con la dovuta calma imposta dalla scrittura.
Nel 2010, Aaron Swartz scaricò 70 Giga byte di articoli da JSTOR. Gli diedero 1 milione di dollari di multa e 35 anni di galera. Aaron, nel 2013, in conseguenza di queste accuse, si tolse la vita.
Credevamo che il blog avrebbe resistito ai social network, che la gente si sarebbe trovata più a suo agio su un blog piuttosto che su un social network, perché almeno si sperava che su un blog ci fosse un senso di appartenenza: ascolti la voce scritta sempre dello stesso autore. Molti blog che seguivo hanno chiuso bottega da anni.
Come succede ogni anno, anche stavolta ho dimenticato l’arrivo della primavera di venerdì scorso. Il 21 marzo è una data molto importante in due miei romanzi, “Le parole confondono”, il primo da cui la serie prende il nome, e il settimo, ovvero “Quel minuto prima di te”, che si conclude proprio nel giorno 21 marzo, nello specifico 21 marzo 2019.
Il vero bisogno di approvazione, per uno scrittore, però, arriva dal lettore. È il lettore a rappresentare l’attore ultimo della catena narrativa. Tutta l’attenzione e il lavoro del mondo fatto sul testo per poi arrivare alla pubblicazione può rappresentare anche uno sforzo infinito, ma valere nulla se non si finisce nelle mani del lettore, della sua attenzione, per il fatto che lui o lei lascerà un “voto” o, meglio ancora, una recensione ben fatta, o ne parlerà agli amici, in un blog, su una rete sociale, da qualche parte. Se non accede, il lavoro fatto dall’autore è solo frustrante e inutile. C’è un bisogno di approvazione fortissimo quando si è appena pubblicato un libro, soprattutto perché non si sa se si è fatto bene a pubblicare, se era un testo pronto, rosolato nel modo giusto, se era crudo o se, invece, è venuto fuori addirittura bruciato. Come fai a saperlo se nessuno ce lo dice? Se nessuno nota la nostra nuova creatura?
L’opinione per un proprio scritto si può ottenere da chiunque, non necessariamente da un editore, anche perché un editore riceve più manoscritti di quelli che può leggere e, spesso, se si sono dedicati a dare un occhio alla sinossi già è tanto, in generale gli allegati dei messaggi di posta elettronica contenenti i romanzi – o i plichi (alcuni richiedono ancora una stampa cartacea dell’intero testo) – non vengono nemmeno aperti, ma cestinati direttamente.
Non faccio una critica. Descrivo solo il modo in cui si opera.
Chi, insicuro di sé e delle proprie scelte (o non scelte) non sente un folle e necessario bisogno di approvazione?
Non ottenere mai un complimento è una cosa schifosa.
A volte non si ricevono mai, solo critiche e offese. Ecco perché quando vado al supermercato saluto sempre la cassiera, le auguro una buona domenica, una buona serata o, come è stato l’8 marzo, ho fatto gli auguri e sono stato guardato in modo sorpreso, come se fossi stato o il primo o l’unico ad aver avuto un gesto di premura, di gentilezza.
Oramai ricevo una quantità senza precedenti di visite da paesi come gli Stati Uniti. Motore di ricerca? Sì, ma anche altro. Di sicuro.
Non ho dubbi.
Di chi si tratta? Tutte quelle schifezze che rubano dati, testi, immagini, idee, e le analizzano, arrivano da lì. Oggi la cosa è stata ancora più inquietante del solito. Si è palesata proprio una IA.
Da un po’ di tempo a questa parte mi sono reso conto che non tutti sono sempre soddisfatti di se stessi, di ciò che fanno, della visione che hanno del futuro. Tanti sembrano rassegnati e muoiono lentamente ripetendo ogni giorno le stesse azioni che non apportano migliorie alla propria vita. Ci si trova rinchiusi in bolle di sapone che possono esplodere con un leggero soffio di vento.