La malattia di noi scrittori è il continuo stare lì a scrivere e riscrivere un testo e, in particolare la mia, verificare i dettagli, le frasi, le scene. Inizi a osservare il disegno globale del testo, le scene le guardi e riguardi al rallentatore, in testa sai subito che manca qualcosa, che serve una qualcosa che al momento sfugge. Ci pensi, ci ripensi e sistemi.
Dopo 28 mesi e 4 giorni ho concluso l’ottavo volume della serie “Le parole confondono”. Il romanzo si può leggere senza problemi come storia a sé stante ignorando i sette volumi precedenti. Certo, chi li ha letti riuscirà ad apprezzare meglio tutti gli eventi.
Stavolta credo che la storia sia proprio giunta alla conclusione. L’ultima scena è datata dicembre del 2019. Un anno esatto dopo gli eventi del settimo volume.
Quest’anno oramai è andato. Il tempo passa, non si ferma. Siamo noi che dovremmo riflettere su come impiegarlo meglio, eppure non facciamo sempre quello che è meglio per noi stessi. Viviamo in una società in cui i condizionamenti sono sempre presenti e forti. Rischiamo di essere emarginati se non ci orientiamo al pensiero comune, ma anche quando pensiamo tutti nello stesso modo finiamo per emarginarci, appiattendoci e rendendo inutile la nostra esistenza.
In questi giorni, io che non guardo più la tivù da anni, mi sono ritrovato a casa di amici a cena e c’era la tivù accesa. Trasmissioni da salotti pubblici con vari dibatti politici in cui si esprime la volontà di impedire a tutti di manifestare perché dice che oramai non esiste manifestante non violento. Gente che si accapigliava alzando la voce perché: “lei non capisce un cazzo”, “lei dà ragione a chi viola la legge”, “lei è un terrorista se la pensa così”. Uno che parlava sulla voce dell’altro.
Certo, dire che oramai internet è diventato un pessimo posto dove passare il tempo, se ci teniamo alla privacy, alla nostra riservatezza, mi pare una frase di una banalità sconcertante. Però più avanti si va e più è concretamente vero.
E non parlo solo di Meta coi suoi cari Facebook, Instagram e WhatsApp, o di Microsoft a tutto spiano, oppure dell’ex-Twitter, ci sono tanti e tanti siti internet di testate giornalistiche (e non) che sono pieni zeppi di pubblicità pullulante di cookie nascosti per carpire informazioni relative alla nostra navigazione, alle ricerche che facciamo in rete, quali prodotti guardavamo su Amazon tre secondi prima, quali libri ci interessavano, ecc ecc…
Due anni per ragionare di cosa? Allora, per l’esattezza 21 settembre 2023 – 21 settembre 2025. Ieri ho festeggiato 2 anni esatti in cui ho iniziato a scrivere l’ottavo volume della saga “Le parole confondono”, dopo aver promesso a me stesso di aver concluso la storia col volume 7. Ma non ho resistito. Essere scrittori indipendenti vuol dire anche questo, ovvero ripensarci, aggiungere un altro capitolo alla saga, ma un capitolo che si può sempre leggere come romanzo a sé stante ignorando i 7 precedenti e si può decidere anche di prendersi 2-3 anni per pubblicarlo.
Il 23 giugno scorso Morena Fanti ha annunciato sul suo blog un gioco scrittorio. Ha presentato 5 incipit dai quali si sarebbe dovuto sviluppare un racconto. Io ho partecipato e inviato il racconto.
L’estate sembra quasi scomparire coi primi giorni di settembre. Si passa abbastanza presto dal gran caldo alle piogge, magari pure intense o alle grandinate, inondazioni di fiumi perché… come mai? Il cambiamento climatico, dice l’anziano alla casa tutta dipinta di bianco, non esiste. E se non sono piogge, comunque, per noi poveri mortali, i quali non possediamo 12 miliardi di euro o più, si chiude l’eventuale periodo di vacanza che, per risparmiare in un mese dove nulla si può davvero risparmiare, lo abbiamo trascorso all’estero.
Old Spitalfields Market: copyright (C) 2025 Giovanni Venturi
Ho provato spesso questa sensazione: la magia del desiderio. Dove? Quando sono stato a Londra all’Old Spitalfields Market, un luogo quasi magico, direi, ma non per motivi straordinari o particolari. È un angolo di consumo, di consumismo, se vogliamo. Un posto dove vendono di tutto e di più e dove è difficile allontanarsi senza aver comprato un qualsivoglia oggetto, aver assaggiato prodotti culinari o dolci. Ma almeno non siamo di fronte ad aziende che battono cassa sul web accumulando migliaia di euro al minuto a botte di clic. È un tipo di consumismo diverso. Non va ad arricchire i soliti noti.
In questi tempi strani, dove ognuno ha un’opinione diversa su tutto, in tempi in cui esprimere la propria opinione è molto molto pericoloso, io mi chiedo dove accidenti siamo andati a finire.