lo scrittore in crisi: era tutta ironia


Autori: Richard Greenhill e Marie De Ryck, fonte: http://www.shadowrobot.com

Una volta accadde un fatto strano.

Mi venne l’idea di creare una rubrichetta composta di 13 articoli della serie “Lo scrittore in crisi”.

In questa rubrichetta c’è l’apertura che è sempre la stessa: “Una volta accadde un fatto strano. Fatto. Rimasi sconvolto.” e poi la frase “sono rimasto sconvolto” che è una sorta di litania ironica.

Ironia per l’appunto. In questi 13 articoli bisognava usare una chiave di lettura al contrario, ovvero, se scrivo A voglio dire esattamente il contrario. Non sono rimasto sconvolto di nulla. O comunque presento dei fatti su cui si può ironizzare, ma anche ridere, sorridere perché non dipendono da noi perché sono assurdi, ma succedono, come l’attraversamento delle strisce pedonali. È chiaro che non ci sta niente di cui rimanere sconvolto se un cretino accelera per non farti passare e ti lancia improperi contro e non c’è nulla su cui controbattere se trovi uno che ti rispetta e si ferma, tu passi e solo dopo passa lui. Lo so, è un modo contorto di raccontarsi, ma non tutti hanno voglia di cogliere le sfumature, o, forse, non so farle far cogliere io.

Come il fatto che un editore a volte (molto molto molto molto di rado: nello 0.01% dei casi lo fa) ti dice cosa non va nel tuo scritto non è sconvolgente in senso negativo, ma positivo, è da apprezzare, ma questi 13 articoli hanno bisogno di essere riletti più volte per poter essere compresi. Pazienza.

Visto che in due persone (gli altri non avranno avuto il coraggio) mi hanno chiesto di cosa sono rimasto sconvolto, eccomi qui a spiegare che i 13 articoli precedenti a questo erano di natura ironica.

E doverlo spiegare è un po’ umiliante, come quando uno racconta una barzelletta che nessuno capisce e bisogna ripeterla due o tre volte e poi spiegarla.

In fondo, dietro l’articolo in digitale, è difficile far capire che si sta ironizzando, che si sta delirando impersonando un personaggio che nell’era moderna resta sconvolto di ogni cosa che non conosce e non capisce. Mettere un avviso all’inizio dell’articolo che spiega che lo stesso è ironico non mi sembrava una bella cosa. Un po’ come i pazzi che parlano da soli per strada.

E va beh, questo esperimento è andato così. Così come? Be’, è chiaramente fallito 😀 .

Non so essere ironico, non so far ridere. Come i pazzi che parlano da soli per strada, vabbé, siamo tutti pazzi e strani, no?

Non mi sconvolge più nulla a parte la morte. Leggevo qualche tempo fa di alcune persone che si sono lanciate sotto la metropolitana di Londra e pare non sia così insolita ‘sta cosa, ma a me ha sconvolto. Perché? Perché sono sensibile e, in quanto scrittore, ho iniziato a farmi delle domande, a immaginare quale fatto così grave potesse portare a compierne uno ancora più grave verso se stessi. Questo mi sconvolge e non certo il fatto che gli editori accettano i manoscritti per email o che esista la gente che non rispetta il prossimo su una striscia pedonale o chi mette a soqquadro una città, sporca strade dicendo: “e mica è casa mia?”.

lo scrittore in crisi – parte 14
The End?

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3 risposte a "lo scrittore in crisi: era tutta ironia"

  1. Il fatto è che c’è gente che si sconvolge delle cose più banali e non fa una piega davanti alle cose più sconvolgenti (secondo altri punti di vista). Tutto è relativo. Potrei fare degli esempi, ma rischierei di cadere nel politico.
    Se uno non ti conosce e legge che sei sconvolto, difficilmente penserà che sei ironico. Penserà, credo, che sei veramente sconvolto, anche se il motivo per cui sembri esserlo non sconvolge affatto il lettore, che rimarrà perplesso chiedendosi cosa non ha capito e cosa ti sconvolge!

      1. Quindi l’ironia è spesso soggettiva, mai scontata. Ogni Paese la usa in modo diverso. Pensa anche solo alla ben nota differenza tra l’humour inglese e il nostro. Prima accennavo alla politica. L’ironia della parte avversa fa ridere? DI solito no, vero?

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