Sono Tizio e Caio e scrivo


(CC) Xenja Santarelli on Flickr, license CC
(CC) Xenja Santarelli on Flickr, license CC

Spesso mi sono sentito affascinare dall’idea di scrivere sotto pseudonimo, ci ho pensato un po’ di volte.

Ma quali sono i vantaggi? E gli svantaggi? Ogni cosa che si fa nella vita ha due facce: quella buona e quella meno buona. Con questo articolo per nulla serio voglio capire, pensando a voce alta, se conviene o meno scrivere non usando il proprio nome reale.

Vantaggi dell’uso di uno pseudonimo

Anonimato: nessuno sa chi sei davvero, niente parenti curiosi (“se me lo regali, il tuo libro lo leggo”, “Ah, hai pubblicato un libro? Allora devo averlo!” (avere, non leggere, tipo soprammobile, tipo bomboniera), “Ma lo hai davvero scritto tu?”, “Ma è una storia inventata?”, “Quanto guadagni?”, “Mi spieghi come hai fatto? Sai, anche io ho un libro nel cassetto”), nessun amico che giudica e che ti vuol insegnare come si scrive (“Come ti sei permesso di scrivere un romanzo così lungo? Ma non esiste proprio!”, “No, ma tu devi scrivere come faccio io, mica come fai tu?”), nessuno che ti rompe l’anima col fatto che ti sei permesso di autopubblicarti e quindi, a sua opinione, il libro non vale un emerito (bip!), anche se lui/lei non legge un romanzo saranno almeno 20 anni, anzi non ha mai letto nulla di nulla, e nulla sa di autopubblicazione e niente vuole saperne, ma aprire la bocca per parlare. Nessun conoscente reale si può lamentare del fatto che tu non hai pubblicato per Mondadori, per Einaudi, per Rizzoli, per Tizio&Caio, perché gli altri editori non valgono un emerito… ci siamo capiti 😉 .

Vivi sereno: Non c’è il rischio che qualcuno dove lavori, dove vai in palestra, in vacanza, in un posto che frequenti, venga a sapere che tu scrivi e nessuno potrà romperti l’anima con commenti sterili su un testo che non ha mai letto o magari uscirsene con: “Eh, ma quello Lee Child è un vero autore, vedi quanti libri vende?” con ovvio sotto intendere: “Tu non sei nessuno!”.

Una vita nuova: sei uno conosciuto in un certo ambiente, conosci le persone giuste, ma non ti vuoi esporre con il tuo nome vero, non vuoi fastidi, non ti vuoi giustificare con nessuno, sfrutti però tutta una serie di contatti in incognito, ti fai una nuova vita, come se fossi il personaggio di un tuo libro. Metti che lavori per un editore famoso e vuoi pubblicare per lui, basta che vai dal tuo capo e glielo dici, però con un bello pseudonimo nessuno sa che sei quello che lavorava da Tizio&Caio e che quindi sei stato favorito al 100% rispetto ai centinaia di migliaia che contatti non ne hanno affatto e che devono pagare bei soldi per editing per sperare che forse qualcuno li noti, sempre che non finiscano nella fitta trama dei finti editor che spopolano sul web. Tu questi problemi non ce li hai.

Trama e generi: puoi spingerti a raccontare qualsiasi cosa senza pudori, anche storie di lesbiche che fanno sesso dalla prima all’ultima pagina e quindi magari diventare un bestseller, visto che la pornografia vende sempre. O magari puoi parlare di amori gay, saffici e farlo con belle parole pure, senza dover scandalizzare nessuno che ti conosce nella vita reale e nessuno puoi dire: “Sei lesbica?”, “Sei gay?”. Se scrivessi un thriller molto violento qualcuno potrebbe altrettanto chiedere: “Hai mai ucciso qualcuno?”.

Cambiare sesso: magari aiuta a scrivere storie con uno stile diverso.

Romance: pare che la maggioranza delle donne comprino molti libri del genere romance, ma deve essere una donna ad averlo scritto, se è un uomo non si accostano. È una cosa che ho scoperto diciamo un paio di mesi fa. Naturalmente non è una regola universale. C’è anche chi legge romance di uomini, ma la maggioranza no.

Essere considerati sui mercati esteri: se si intende pubblicare solo in inglese o in inglese e in italiano mascherare la propria identità e presentarsi con un nome anglosassone può facilitare l’impatto col mercato, sempre a valle di una ottima traduzione del testo.

Fa figo: non ci sono motivi particolari. Scrivere sotto pseudonimo è figo e fa moda. Vorrei farlo anche io. Mi conviene?

Svantaggi dell’uso di uno pseudonimo

Niente fama reale: se il tuo libro diventa molto apprezzato non puoi vantartene con nessuno, non puoi gioirne, certo, ti resta sempre la soddisfazione di dire tra te e te: “Quel libro l’ho scritto io” e magari riderci sopra ché nessuno sa nulla di te, a meno che tu non voglia uscire dall’anonimato per qualcuno.

Non puoi presentarlo pubblicamente: non puoi andare a conferenze con un nome falso, tanto più se sei italiano e il tuo nome suona americano, potresti essere preso per un pazzo (ma c’è chi alle conferenze e alle presentazioni continua a usare il suo nome falso come se fosse il nome che c’è sui propri documenti di identità: sono scelte, che ognuno faccia come meglio crede, a me non me ne può fregare di meno, sia chiaro).

I pettegolezzi giornalistici: se diventi ultra famoso e un editore grosso ti prende sotto la sua ala e ti fa continuare a pubblicare con pseudonimo o se ti prende da subito sotto la sua ala con pseudonimo, ci sarà sempre qualche giornalista che deve fare un mega articolo su di te e svelare al mondo intero (gossip) che secondo le sue ricerche sa chi sei e tu sei Tizio E Caio.

Non puoi essere te stesso: Non puoi trattare i temi che ti stanno a cuore nel modo che vuoi e fregandotene del giudizio degli altri usando il tuo vero nome, metti che hai sempre scritto storie non scandalose, scopri che ogni libro ti vende non più di tre copie e allora vuoi calcare la mano su alcuni fatti che hai capito sono di interesse morboso per il mondo (sesso, tradimenti, frustini), ma non puoi. È osceno scrivere di sesso estremo e, magari, bisogna anche documentarsi o farne per poterne scrivere, vero? Passeresti dei brutti momenti.

Scusa ma perché vuoi usare uno pseudonimo?

Ma se non vendi molte copie, ha senso iniziare a foggiare un nome nuovo? Devi creare nuovi account di blog, social network vari (Facebook, Twitter, Google+, Pinterest, Instagram) e magari scrivere in più lingue. Ma dove lo trovi tutto sto tempo? Alla fine magari continui a non vendere nulla perché scopri che il porno, mascherato da libro erotico come fanno in tanti, non vende lo stesso. Hai smesso di scrivere con il tuo vero nome e torni punto e daccapo, come quando stavi per pubblicare il tuo primo testo da autore autopubblicato, solo che, ormai, non hai più un solo lettore.

Oppure vendi a zuffunne e non ci pensi più.

Disprezzo chi usa uno pseudonimo?

No, vorrei usarlo anche io, ma chi non lo usa ci mette la faccia al 100%, in particolare quando ti intervistano per un blog, per un giornale, quando vai a una presentazione, presenzi un convegno di scrittura/editoria. Da un senso sicurezza maggiore, non si lascia impressionare e scrive come vuole, almeno dovrebbe. Eppure Elena Ferrante ha uno pseudonimo, è apprezzatissima e non sta su social network, non ha un blog e piace anche a me. Quello sarebbe l’ideale. Stai lì e scrivi. Punto.

Quindi alla fine non ci sono motivi che convengono in assoluto o meno. Dipende dai casi.

Domandone

Alla fine ognuno faccia e scriva di ciò che vuole come è giusto che sia, ma che idea avete di chi scrive sotto pseudonimo? Volete sapere chi è nella realtà?

Tu che scrivi sotto pseudonimo vuoi aggiungere considerazioni che di certo mi sono sfuggite?

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2 thoughts on “Sono Tizio e Caio e scrivo

  1. Io ci avevo fatto un pensierino, sarebbe un bel modo per sentirmi libera da tutti quei vincoli che inevitabilmente verrebbero a crearsi se diventassi un personaggio conosciuto con il mio vero nome. Io mi farei un giretto nei panni di Elena Ferrante, così, per vedere che effetto fa. 🙂

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