diario scrittorio: giovedì, 24 novembre 2016: il finale


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Il NaNoWriMo è praticamente finito, mi mancano giusto 3’000 parole, anzi, me ne mancano di meno visto che sono arrivato a quota 97’536, solo altre 2’464, che sono poca roba rispetto a quanto ho scritto in questo ultimo periodo.

Avevo detto che sarei partito da 40’000, quindi ho già vinto, ma meglio fare le cose con ordine. Se la volta precedente (novembre 2015) avevo vinto con le mie belle 50’000 parole, mi tocca arrivare a 100’000.

Cosa sto scrivendo? La seconda parte del terzo libro de #LeParoleConfondono.

Perché è così lungo? È un po’ più lungo del primo libro ed è molto meno lungo del secondo.

Il fatto è che, come in ogni libro della serie Le parole confondono, il personaggio vive la propria storia su due piani temporali distinti: presente e passato e, quindi, è come leggere due libri. È in questo modo che do la storia dei personaggi: da dove vengono, qual è il loro passato.

Ogni libro ha la sua voce narrante in prima persona e in tutti e tre i libri i protagonisti vanno via da Napoli.

In questo terzo volume la storia al presente è ambientata a Londra, città che conosco un po’ meglio di una qualsiasi altra città in cui non sono mai stato.

In queste ultime battute sul libro sono preso dal finale.

Questo maledetto finale che porta implicazioni sul ciclo, ma anche sul libro in sé. In testa ho già pronti altri due volumi che dovrebbero concludere tutto il ciclo, ma lascio aperta la porta a nuove idee per altri volumi a venire.

Ognuno dei libri di Le parole confondono è concepito per essere un romanzo completo a sé stante. In particolare in questo terzo ci sono alcuni richiami ai precedenti due volumi, ma sono minimali, chiaramente vi consiglio di leggerli nell’ordine.

Il finale…

Dicevamo, avrei in mente vari finali. Anche abbastanza forti, con alcuni salti temporali nel futuro, ma in questo modo lascerei parecchie domande inevase sulla sorte di questi tre bei personaggi e il lettore potrebbe averne a male. Anche io ne avrei a male, considero Andrea, Francesco e Giulia compagni di viaggio e non riesco a pensare di stravolgere le loro vite in questo volume, non lo meritano. Il lettore poi si ritroverebbe con la speranza di un nuovo volume, quindi un sesto in cui si colma il vuoto del salto temporale, oppure si ritroverebbe in una situazione in cui ha vissuto una bella storia, ma che manca la conclusione, anche se non sarebbe così, chiunque, dopo tre libri, conosce bene i tre amici e può anche farsi la propria opinione.

Nel primo volume ho creato un finale da cui non si scappa, era tutto definito e preciso, non c’era modo di fare interpretazioni, anche se la scena finale in sé deve essere interpretata, almeno sulla sorte di Francesco.

Nel secondo volume ho voluto lasciare una porta aperta e permettere di pensare a chiunque abbia letto il libro di immaginare come sarebbe andata a finire per Francesco. Se non ho ripensamenti, il quarto volume partirà proprio da quel punto del tempo.

Nel terzo volume c’è Giulia e lei già ha sofferto molto, è cresciuta, ha combattuto per il suo futuro, quale destino l’attende? Ecco, sono in una fase meditativa.

Immagino un finale dove lei passeggia su una banchina, un altro che in pratica ho completato l’altro ieri dove lei torna a casa da una passeggiata (e mi vedo anche lì davanti agli occhi: continua nel libro VI) e un altro ancora dove ci sono lei e Andrea in un ospedale, ma quest’ultimo è più definito, anche se non troppo, c’è sempre modo di inserire altro, di far volare la fantasia.

Non lo so. King dice più o meno che la storia viene fuori nei dettagli mentre si scrive e molte volte mi è capitato così. Magari scrivendo scrivendo arrivo a questo finale, poche battute ancora, qualche scena nel passato e qualcun’altra nel presente e poi ho concluso un altro romanzo bello tosto in cui entrano nuove tematiche. Un romanzo di formazione, come mio classico.

Chi vivrà saprà.

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