Quest’anno oramai è andato. Il tempo passa, non si ferma. Siamo noi che dovremmo riflettere su come impiegarlo meglio, eppure non facciamo sempre quello che è meglio per noi stessi. Viviamo in una società in cui i condizionamenti sono sempre presenti e forti. Rischiamo di essere emarginati se non ci orientiamo al pensiero comune, ma anche quando pensiamo tutti nello stesso modo finiamo per emarginarci, appiattendoci e rendendo inutile la nostra esistenza.
In questi giorni, io che non guardo più la tivù da anni, mi sono ritrovato a casa di amici a cena e c’era la tivù accesa. Trasmissioni da salotti pubblici con vari dibatti politici in cui si esprime la volontà di impedire a tutti di manifestare perché dice che oramai non esiste manifestante non violento. Gente che si accapigliava alzando la voce perché: “lei non capisce un cazzo”, “lei dà ragione a chi viola la legge”, “lei è un terrorista se la pensa così”. Uno che parlava sulla voce dell’altro.
Credevamo che il blog avrebbe resistito ai social network, che la gente si sarebbe trovata più a suo agio su un blog piuttosto che su un social network, perché almeno si sperava che su un blog ci fosse un senso di appartenenza: ascolti la voce scritta sempre dello stesso autore. Molti blog che seguivo hanno chiuso bottega da anni.
Scrivere, scrivere e scrivere. L’importante è farlo in qualsiasi momento, e più si legge, più si ascoltano buone storie e più se ne vedono formarsi innanzi, più ti si apre la mente, il desiderio di creare nuovi mondi, nuove situazioni narrative.
A volte ci si prova a concedere del tempo per pensare al futuro, o quanto meno all’immediato presente. Cos’è l’immediato presente? Non so, le prossime 4-5 settimane. Si cerca di capire qualcosa in più della propria vita e perché è così tanto difficile affrontarla, cambiarla. Ammesso che ci si possa ragionare sopra. Si ha la forza e il desiderio di cambiarla? Il desiderio c’è però, forse, è ridotto al minimo perché mancano le forze.
Ci ho pensato spesso in questi anni. Tutti cambiano, per necessità, perché obbligati, per scelta, e per mille altri motivi. E poi c’è chi non è mai cambiato sin dall’adolescenza.
Immagino questa scena.
Qualcuno ti fa incazzare all’ennesima potenza al lavoro – è molto facile che succeda considerando che nessuno è responsabile mai delle proprie azioni, in certi contesti – e allora cambi. Lasci il posto di lavoro all’istante, prenoti un aereo, vai in aeroporto non più tardi del giorno dopo, magari nel pomeriggio, giusto per mantenere l’adrenalina dell’incazzatura che ti ha fatto mandare tutto all’aria. Se te la prendessi comoda e prenotassi l’aereo quando costa di meno, magari dopo una settimana o due, o un mese, non faresti nulla di tutto ciò. Resteresti dove sei, ridimensioneresti l’incazzatura del momento. Si deve agire in fretta, dopo l’ennesima incazzatura. Cogliere l’attimo.
Chi mi seguiva sull’ex Twitter avrà notato che non mi ha più nei contatti. Tranquilli, non ho bloccato nessuno e nemmeno vi ho rimosso, ho semplicemente cancellato il mio storico account Twitter. Tutti gli account che avevo registrato su quella piattaforma.
Un momento di raccoglimento per se stessi penso sia importante. È quell’attimo, quel tempo, in cui vuoi essere in pace, vuoi restare seduto immobile, con gli occhi chiusi, la schiena poggiata al sofà, o sul materasso, e ricordare uno o più momenti sereni.
Non che per il presente o per il futuro non possano esserci altri momenti buoni, ma oramai è una lotta continua. Non sai se parlare di te su un social possa o meno creare quell’attimo di condivisione che ti serve per stare meglio. Si finisce per abusare della rete sociale.
Nella vita capita di essere indecisi. A volte succede sempre e davanti a qualsiasi tipo di attività. Anche rispetto al desiderio. Perché desideriamo qualcosa? È davvero ciò che vogliamo oppure è un ripiego per evitare di pensare meglio a ciò di cui davvero avremmo un gran bisogno? E con desiderio intento il termine generico. Desiderio anche per un acquisto costoso quale possa essere una macchina fotografica o un vestito. È più facile comprare una fotocamera, mettersi a fotografare ciò che ci piace piuttosto che affrontare i propri demoni, e con risolutezza?
Personalmente ho anche pagato la mia indecisione, in termini economici. Esempio banale. Organizzare una vacanza. Ci si rilassa, si rimanda, tanto il volo aereo è lì. L’albergo fino a ieri era disponibile. Sì, ma l’aereo aumenta nello stesso modo in cui di recente la borsa va in negativo e l’albergo magari aumenta il prezzo, oppure vende tutte le camere. Sì, ma io non so se voglio davvero andare lì, e se andassi da un’altra parte? E allora mettiti a valutare questa opzione. E che faccio? Non valuto, resto confuso. Devo arrivare a forzarmi per fare qualcosa che mi potrebbe fare bene. Staccare dalla quotidianità è importante, ma diventa difficile saperlo fare nel modo giusto.
Una volta ho scritto pubblicamente a un giornalista dicendogli che se evitava male parole il concetto passava lo stesso. Non ho avuto alcuna risposta, ovviamente. Un giornalista serio non può usare le prime parole, e mai le male parole, che gli passano per la testa. E poi ricordatevi che la verità in tasca non ce l’ha nessuno. A meno che non stiate calcolando, per esempio, il valore di una formula matematica ben precisa.
Luciano De Crescenzo ci ha scritto un libro sul dubbio. Ha detto di fare attenzione a chi non ha dubbi, chi sa sempre tutto e la sua opinione conta più di quella degli altri. È così che la penso pure io. Resto lontano dalle persone super sicure di sé che ti vogliono solo controllare o farti sentire una nullità.