Lo scrittore moderno gioca con le parole senza smettere mai


(una dedica spassionata a un grande autore)

Cosa poter dire di Stephen Edwin King senza risultare ripetitivo e scontato? Come parlare di questo prolifico autore senza diventare banale? Ormai la stampa internazionale ne ha discusso sempre più spesso. Il Re degli autori contemporanei moderni è entrato nelle case di mezzo mondo con più di cinquanta opere, ha scritto tutto lo scrivibile, ha trattato tutti i temi, i generi, si è dilungato, in alcune opere, in maniera eccessiva, permettendo sempre e comunque di cogliere la forza della parola scritta. Forse non c’è il modo giusto per discuterne, solo iniziandone a parlare ci si può rendere conto di chi sia davvero Stephen King.

Questo autore, personalmente, mi ha fatto apprezzare moltissimo il mestiere dello scrittore, anche se per raccontare storie, situazioni e psicologia dei personaggi si serve spesso dell’orrore, di mostri. A volte centra l’obiettivo e altre volte un po’ meno. In alcuni suoi romanzi il finale mi ha lasciato un po’ deluso. Capiterà quando si sforna un’opera all’anno? Certo, ci sono anche gusti e aspettative mentre si legge, ma l’abilità che in venti anni mi ha avvicinato sempre di più a lui non è il fatto che abbia scritto tanti libri e che per questo sia più noto. Nelle storie che crea ci si immerge pian piano, King presenta i suoi personaggi rivelandone la storia personale e la psicologia a piccole dosi, inoltre, questi altro non sono che figure appartenenti alla reale vita quotidiana, persone in cui il lettore medio riesce a immedesimarsi o comunque è capace di cogliere quel qualcosa che li accomuna.

Allo stato attuale credo sia l’unico scrittore contemporaneo esistente che ha scritto più di chiunque altro, riuscendo a segnare il suo nome nella storia, cosa che uno scrittore deve fare. La passione deve coinvolgere, la bravura deve essere riconosciuta e proclamata dagli altri, naturalmente, e solo se è vera ci si rende conto di quanto l’abilità a giocare con le parole sia una dote naturale. Perché non si diventa scrittori per caso, credo che alla fine si riesca a tirare fuori il forziere segreto che è dentro la testa e si riescano a creare situazioni, mondi, isole, cittadine, comunità, persone, storie coinvolgenti. Sì, perché quello che fa uno scrittore non è mettere insieme parole e punteggiatura, ma giocare con le stesse, pronto sempre a inventare tutto come se fosse la prima volta che ci si cimenta, come se in ogni momento la difficoltà fosse la stessa, iniziando a creare una storia, aggiungendo i personaggi man mano, quando all’inizio avevi in mente poche cose di tutto quello che vai a scrivere.

La nascita di una storia

King ha dichiarato più volte che le storie si scrivono da sole ed è solo nel momento in cui si mette nero su bianco (o si battono i tasti su un personal computer con il programma di video scrittura lì davanti) che sai cosa accadrà ai personaggi e in effetti la penso come lui, quando effettuo la prima stesura di un testo lungo ho in mente solo alcune scene chiave, poi il resto viene mentre si è all’opera. Un giorno in tram vedi un dettaglio, senti delle persone discutere di una certa cosa, pensi un attimo e ti viene un’idea per continuare la storia, per sviluppare meglio un intreccio o per iniziare qualcosa di nuovo.

Mi piace molto quando nei suoi romanzi, nei suoi racconti, scrive una prefazione in cui spiega come nasce l’idea del libro che si sta leggendo. È il modo giusto di presentarsi al lettore, di salutarlo e di ringraziarlo. King sa perfettamente, come qualsiasi altro scrittore, che senza i fedeli lettori tutto ciò che narra sarebbe inutile. È un genio, perché su questa idea nasce la storia che da vita al romanzo “Misery”. L’importanza dell’esistenza del lettore, non solo, nel romanzo ci parla di questa sua lettrice numero uno che tiene prigioniero lo scrittore Paul Sheldon. Lo obbliga a scrivere un nuovo romanzo per riportare in vita il personaggio di Misery, ucciso nell’ultimo libro della serie.

C’è questo gioco tra lettrice e scrittore, un gioco pericoloso, che potrebbe costare la vita a Paul se non riesce abilmente a riportare Misery in vita dalla tomba in modo credibile. Sì, perché lo scrittore deve sempre essere convincente, anche in situazioni fantasiose, sennò viene meno il patto iniziale che ogni autore fa con il proprio lettore. Viene meno la “sospensione dell’incredulità”, ovvero quel qualcosa che ti rende credibile anche i viaggi nel tempo, come accade in “Ritorno al futuro”, il film di Robert Zemeckis. Un esempio perfetto di come la finzione sia incredibilmente reale quando ha le sue buone regole che, una volta stabilite, non vengono violate.

Il personaggio scrittore

King è come se comunicasse le sue esperienze di narratore, come se parlasse di se stesso nei suoi scritti, quando racconta di un personaggio scrittore. Come in Misery, come nel racconto “Finestra segreta, giardino segreto” (tratto dalla raccolta “Quattro dopo mezzanotte”), dove il personaggio dello scrittore viene accusato di plagio, come nel romanzo “La metà oscura” dove lo scrittore si separa dal suo pseudonimo anche se, nel romanzo, con gravi conseguenze. Sono tutte idee che rivelano l’abilità del narratore King, che gioca con l’idea che c’è dietro l’essere scrittore. Riconosce importanza e necessità di questo mestiere quando nel racconto “Il corpo” (tratto dalla raccolta “Stagioni diverse”) Chris, il migliore amico di Gordie, gli dice di non sprecare il talento che Dio gli ha dato per raccontare le storie. Alla fine Gordon diventa davvero uno scrittore.

Un torrente di parole

Un’altra delle caratteristiche proprie è la bravura che ha nel resistere anche a quantità eccessive di pagine. Se penso a romanzi come “L’ombra dello Scorpione” e “It” vedo che è riuscito a stare dietro ai personaggi e alla storia fino alla fine, senza trascurare mai nulla. Uno sforzo notevole. Quanto tempo avrà messo per scrivere e correggere questi due romanzi? E i sette volumi della saga “La Torre Nera”? Anche questi ci hanno portato a leggere migliaia di pagine.

King non si limita a questo. A volte ci sono personaggi e storie che richiamano altri suoi libri. Ha addirittura creato una cittadina nel Maine, Castel Rock, in cui si svolgono le azioni di alcuni suoi romanzi. È un vero maestro di narrativa inimitabile.

Quando penso a come mi piacerebbe scrivere, penso a Stephen King, ma a sua differenza, i miei personaggi e le mie storie non parleranno mai di orrore come fa lui (almeno penso), ma di storie dove non ci sono mostri che escono dalle fogne con le sembianze di pagliacci e spaventano e uccidono i bambini di Derry (ecco la sequenza video dell’omonimo film). Certo, diventare così bravi e famosi è qualcosa che sarebbe una gran bella cosa, anche perché non è per nulla semplice, forse oggi più di ieri lo scrittore vero, quello genuino e bravo è difficile da trovare… per tutta una serie di motivi che spiegherò in un altro articolo. Io inizierei ad accontentarmi di pubblicare un romanzo scritto bene e che piaccia davvero.

In ogni caso, quelle poche volte che si è cimentato in storie che non erano di orrore se l’è cavata bene, perché è un abile paroliere, sa giocare con maestria coi testi. Come lui, anche io tendo ad essere prolifico, ma solo la lunga esperienza mi permetterà di riuscire a scrivere bene come lui o come un qualsiasi altro bravo scrittore. Per il momento ci sto provando, ma non sono ancora al mio meglio. Devo lavorarci ancora su. Sottopormi al giudizio.

Lo stile

King ha affrontato diversi stili. Adorabile per esempio il modo con cui ha scritto “Dolores Claiborne” e “Il gioco di Gerald”. Il primo sembra scritto tutto d’un fiato con uno stile particolare che all’epoca risultava nuovo. Ha narrato tutto attraverso il filtro della prima persona immersa in cui anche i dialoghi si sono trasformati in una lunga dichiarazione della protagonista, Dolores. All’inizio gli altri personaggi parlavano come di riflesso.

Mi hai chiesto cosa, Andy Bissette? Se «capisco i diritti che mi hai spiegato»? Miseria! Com’è che certi uomini sono così gnucchi?

No una bella calmata te la dai tu.

Così comincia Dolores Claiborne e va avanti per 267 pagine senza alcuna interruzione. Niente capitoli, niente separazioni tra paragrafi. Tutto compatto, come il racconto che fa la protagonista. La storia è ambientata su una piccola isola, un territorio ancora più ristretto rispetto alle cittadine di Derry e Castel Rock, dove King si è spesso divertito a catturare la vita della piccola comunità del piccolo centro di periferia.

Naturalmente dobbiamo ringraziare anche al traduttore delle sue opere, ovvero Tullio Dobner, se abbiamo una resa stilistica quanto l’originale. Tradurre narrativa, non è semplice come tradurre un qualsiasi testo dall’inglese all’italiano. C’è molto di più.

Richard Bachman

A un certo punto della sua vita, Stephen Edwin King, si è presentato con uno pseudonimo. Immagino sia stato anche un modo di capire se apparendo al pubblico dei lettori in una nuova veste, quella di autore sconosciuto, sarebbe stato accolto nello stesso identico modo di quando si firmava con il suo vero nome. La gente compra Stephen King perché è bravo o perché è Stephen King? Molti critici affermano che le persone acquisterebbero anche la sua lista della spesa, se la pubblicasse. Certo sarebbe sempre la lista della spesa di un grande autore, ma a parte scherzi, immagino che almeno un nuovo autore lo vede come modello per sé. Non per quello che scrive, ma il modo in cui scrive. Per la profonda psicologia dei suoi personaggi, come se esistessero davvero (e non fossero solo derivati da una serie di parole su carta), per le situazioni che è capace di narrare. Tutti possono scrivere, ma farlo davvero bene non è per molti, se poi si ricevono anche meriti e riconoscimenti è davvero il massimo che si possa desiderare come scrittore. King ci è riuscito.

All’inizio viveva in una roulotte con la moglie e non aveva soldi per dedicarsi alla sua passione, non era assolutamente nessuno e credo che anche lui fosse molto titubante su ciò che lo aspettava in futuro, ma con il tempo e tantissimi sacrifici ha raggiunto il suo scopo, ha centrato perfettamente l’obiettivo, anche se la critica non sempre ne apprezza le opere, ma questa è un’altra storia.

Dalle sue opere sono stati tratti molti film, ma non c’è paragone coi suoi romanzi. I film che hanno lasciato intatto l’essenza della sua opera sono, a mio avviso, “Stand by me – Ricordo di un’estate” (tratto dal racconto “Il Corpo” dalla raccolta di 4 racconti “Stagioni Diverse”) e “Misery non deve morire” (tratto dall’omonimo romanzo “Misery”) entrambe messi in scena dal regista Rob Reiner.

Conclusioni

Diventare scrittore è il mio sogno nel cassetto. King ha acceso in me questo desiderio di giocare con le parole, come fa lui, da quando avevo diciassette anni, ma a un certo punto lo avevo dimenticato. Riconosco che è molto difficile. Moltissimo. Sopratutto quando si deve essere sintetici e completi allo stesso tempo… Bisogna trasmettere qualcosa agli altri, si deve riuscire a colpire diversi gradi di sensibilità e percettività del pubblico, e non è per nulla banale. E poi, oggi, le persone cosa pensano degli scrittori? È o non è un mestiere? Anche perché uno scrittore sconosciuto che approda alla sua prima pubblicazione, dopo sacrificio e impegno, deve fare i conti con tanti altri “colleghi”, tra i quali King stesso.

Non si riesce a vivere di sola scrittura, a meno che non si sia così pieni di speranza e ottimismo, a meno che non si sia così produttivi e pronti a mettersi sempre in gioco, di continuo, per un mestiere che, secondo me, in molti non riconoscono tale.

Alla fine non si può scrivere un primo romanzo che superi 300 pagine e vendere, nella migliore delle ipotesi, più di 500 copie, ma se giocare con le parole è divertente, perché non accontentarsi di farlo e basta? Scommetto che in caso di buona riuscita l’emozione della prima pubblicazione, e senza pagare, è pure più appagante di qualsiasi vincita milionaria con concorsi e premi fantasmagorici. E, iniziare riconoscendo con umiltà le proprie mancanze, per cercare di colmarle, maturando la scrittura paragrafo dopo paragrafo, è il primo passo per un avvenire dignitoso e ricco di speranza per un futuro grandioso per il sogno nel cassetto.

Speriamo di riuscire a terminare il romanzo a cui sto lavorando per poi dedicarvi la revisione/riscrittura e poi, come dire, se son rose fioriranno.

Alla prossima,

Giovanni

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4 thoughts on “Lo scrittore moderno gioca con le parole senza smettere mai

  1. Un bacio a Leila Mascano – un’amica sapiente, generosa, leale, anche se a volte dispettosa come ‘Campanellino’, autrice di successo con “Fammi ridere” RobinEdizioni – a Giovanni i migliori auguri per il suo romanzo e i complimenti per le recensioni scritte con passione.
    Grazie per l’ospitalità.
    Frank Spada (http://www.frankspada.eu)

  2. Di King ho letto Misery, On Writing e Dolores Claiborne. Ma già dal primo si capisce che è un grande scrittore. Prima o poi devo decidermi a leggere anche qualcos’altro di lui.

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