Lontani dal mondo – racconto


In treno
In treno. Giulio Perrone Editore/LAB

Ecco il primo racconto della serie promessa. Il testo è stato pubblicato nell’antologia “In treno” edita da Giulio Perrone Editore. Come il resto degli articoli di questo blog, il racconto è protetto da una licenza Creative Common, oltre che essere parte di una edizione cartacea di un editore. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver letto il racconto, lascia un tuo commento, grazie 🙂 .

“Lontani dal mondo” di Giovanni Venturi

Ho sempre odiato il treno. Un viaggio allucinante in una carrozza che sembra uscita fuori dalle caverne. Ho viaggiato all’estero e posso garantire che il servizio è completamente diverso, inoltre è molto più affidabile. Ho vissuto un anno a Ludwigsburg, in Germania, e la puntualità e la comodità del viaggio in treno lo rendevano piacevole, poi sono tornato in Italia e tutto mi sembrava così diverso. Ancora non mi sono realmente ambientato a quello che una volta era il mio paese.

Di solito i treni qui portano un ritardo che varia tra i venti minuti e le tre ore. Quando compro il biglietto alla stazione prego sempre affinché l’orario di arrivo non sia completamente casuale. Mi porto sempre un libro appresso, ma di solito dopo aver letto due o tre pagine mi addormento. Quando mi risveglio mi ritrovo in un ambiente rumoroso di gente che parla, parla e parla e telefona rendendoti partecipe dei loro discorsi. E allora scopri che sull’Eurostar ad Alta Velocità c’è un allenatore di una squadra di calcio di ragazzini, uno sceneggiatore di Cinecittà che scrive fiction televisive e che di lì a sei mesi ci sarà una nuova produzione RAI con Raul Bova. Di fronte a te, mentre batte i tasti sul suo portatile, c’è una giornalista che prepara un suo articolo, magari uno scoop, chissà. Oppure c’è uno scrittore famoso di cui ignori completamente le opere. Storie, tante storie.

Quando il treno si ferma all’improvviso per un po’ e non ricevi alcuna notizia dal personale di bordo, allora la gente inizia a raccontarsi le proprie esperienze disastrose di attese interminabili per giungere a destinazione. E stai sicuro che quando la carrozza si arresta per più di dieci minuti lontano dalla stazione, allora sai che non arriverai a destinazione con venti minuti di ritardo, ma molti di più.

Inizia ad esserci il via vai nei corridoi. Qualcuno si affaccia dal sediolino cercando di seguire i movimenti del capotreno e delle hostess di bordo. I bambini iniziano a fare la lotta e a correre.

«Piccoli, non disturbate le persone.»

«Io sono il mostro del fuoco» grida uno bimbo coi capelli ricci color carota. Credo abbia sui sei anni.

«E io sono il mostro dell’acqua» ghigna un bimbo biondo un po’ più piccolo.

Cominciano a spingersi e a tirarsi finché non finiscono gambe all’aria proprio in mezzo al corridoio. Il più grande ha la meglio su di lui e l’altro inizia a piangere e strillare.

«Mamma, Carlo mi ha fatto male, picchialo.»

«Daniele, su, vieni qui.»

«Mamma, picchialo» urla. «Picchialo è cattivo!»

Qualcuno è nuovo del fenomeno e lo vedi guardarsi in giro spaesato, completamente impreparato a ciò che abbiamo qui, lontani da Ludwigsburg, lontani dal mondo.

Eppure il treno procedeva spedito. Sarei stato a casa diciamo in circa mezz’ora, ma appena ci ho pensato c’è stato il rallentamento. Maledizione!

C’è una ragazza davanti a me che non ha fatto altro che stare a telefono da quando siamo partiti da Bologna. Una telefonata dopo l’altra senza sosta. Ha i capelli ricci neri, il naso piccolo, la bocca carnosa e il seno grosso. Quando squilla il suo cellulare si guarda intorno come per capire se il suono dà fastidio o meno. Ogni volta è la stessa scena, poi risponde e ti rende partecipe dei suoi discorsi.

«Ciao…» comincia. «Mi sei mancato moltissimo stanotte. Ti ho pensato a pazza.»

Si ferma un attimo e guarda il finestrino. Fuori c’è un ricco campo di grano. Il sole sta tramontando. Ho un po’ freddo, così stringo le mie braccia come se avessi una coperta invisibile. Allungo le gambe ma trovo quelle di lei.

«Scusi» le dico.

La ragazza non se ne accorge nemmeno, continua a ripetere che ha pensato al ragazzo che l’ha telefonata.

«Sì, proprio a pazza, sì. Non ci credi? Ma è vero… Ora? Siamo fermi. Saranno già venti minuti. Sì, sì, mi sono rotta di fare su è giù, ma se penso a te sto meglio.»

Per un attimo incrociamo lo sguardo. Sorride, non so se sia rivolta a me imbarazzata per le cose che dice al telefono, oppure perché lui le sta dicendo qualcosa di carino. Ha una schiera di minuscolissime lentiggini a forma di stella sulle guance. Devo dire che è molto carina.

«Ci vediamo stasera?» chiede, ma mi fissa. «E non so a che ora, perché qua la cosa penso andrà per le lunghe.»

«Attenzione» annuncia qualcuno dall’altoparlante. «Il treno è fermo nei pressi di…»

Anche l’impianto audio non è dei migliori. Non si odono le parole. Va a scatti come quando sei con il cellulare in prossimità di una galleria e poi cade la linea.

«Siamo fermi? Ma davvero? Non ce ne eravamo accorti» osserva in modo ironico un uomo sui cinquant’anni. «Fosse una volta e non ci fosse un imprevisto.»

«Ti voglio, Marco» continua la ragazza.

Strana situazione. Anche io mi chiamo Marco.

Si tocca il seno e continua a sorridere.

«Ti ho pensato a pazza» ripete almeno altre dieci volte.

Dopo venti minuti attacca il telefono e mi fissa.

«Ogni volta che devo ritornare è un’avventura» mi dice.

«Capita.» È mia coetanea. Chissà cosa fa nella vita.

«Speriamo che si muove» continua lei.

«Informiamo i viaggiatori che per un guasto sulla linea Alta Velocità torneremo a Roma Termini e ripartiremo alla volta di Napoli seguendo in direzione Formia.»

«Noooooo» è il boato generale nel treno.

I bambini riprendono le lotte. La gente inizia a parlare ad alto volume. Guardo il libro sul tavolino e scopro che non mi va di leggere. Sono distratto da lei e dal caos. Sarà un lungo viaggio prima di tornare, magari vediamo se posso rientrare anche io nei suoi pensieri a pazza.

«Pronto? Ciao, Filippo» riprende lei. «Ti ho pensato molto. Non ho dormito stanotte. Ti ho pensato a pazza.»

Ah, ecco. È la prassi. Deve essere una buona pazza.

Continua a ripetere quella frase come un disco, poi mi fissa ogni tanto e mentre lei parla non posso fare altro che ascoltarla. Prima o poi dovrà smettere e allora vedremo che dice di me. Se da domani sera penserà a me nello stesso modo. Chissà che non sia la volta buona che un mega ritardo in treno non porti qualche risvolto positivo alla mia esistenza di venticinquenne pendolare.

Siamo arrivati, così mi ridesto dal sonno, ma lei non c’è più. Mi sa che è scesa prima. Che peccato!

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5 thoughts on “Lontani dal mondo – racconto

  1. Realista e simpatico, questo racconto. Ti coinvolge e hai l’impressione di starci, in quello scompartimento, dove le vite dei viaggiatori in un tempo e in uno spazio confinati s’incrociano, sembrano interagire, addirittura lasciare un segno e poi continuano a scorrere ciascuna lungo i suoi binari. Bella la metafora del treno come viaggio di vita.
    Lucia Sallustio

  2. sono contenta di aver letto il tuo racconto prima del reading.
    In comune col mio c’è l’effetto sorpresa che può derivare da un viaggio che, se pur breve, può diventare un’avventura. Lettura piacevole di un diario di viaggio, però, sul più bello, proprio come il treno, sei ripartito veloce, e mi hai lasciato con la curiosità di sapere di più delle suggestioni tra il “te” narrante e la ragazza “a pazza”.

  3. Complimenti . Hai saputo sfruttare uno scenario che , a mio inesperto parere , offre non molte modalità di sviluppo , per descrivere una quotidianità quanto mai semplice e sotto gli occhi di tutti , in modo da farne risaltare quei piccoli dettagli che distinguono , nella moltitudine , la vita di ognuno di coloro che , pur venendo da luoghi diversi e da situazioni differenti , si trovano a condividere le proprie esperienze con gli altri . E’ come se ci fosse una telecamera a riprendere la scena . Nessun atto eroico , nessuna impresa , nessun evento fenomenale . Solo la realtà . E si ci potrebbe scrivere interi libri su ogni personaggio citato . Ognuno con le sue abitudini , ognuno con il proprio carattere , ognuno con la propria vita , in un ambiente affollato . Le varie identità si fondono , ma , visionandole dettagliatamente , riprendono la forma originale . La vita quotidiana è , per me , l’argomento su cui più si potrebbe scrivere e riflettere . Per questo mi è piaciuto . Non solo per lo stile di scrittura , quanto per il contenuto .

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