Il lampione – racconto


Ecco di seguito un racconto scritto a quattro mani con mio cugino. Il testo è datato settembre 1994. Lo ripropongo così come era stato ideato 16 anni fa. Vi ricordo che tutti i racconti sono disponibili nelle sezione “Scritti” e che sono tutti protetti da licenza Creative Common. Prima di abbandonare la pagina, dopo aver letto il racconto, lascia un tuo commento, grazie 🙂 . Non è difficile.

“Il lampione” di Giovanni Venturi e Angelo Cozzolino

Forse per distrarmi dovrei girare un po’, ma d’altronde è abbastanza difficile: quando sei legato a un posto non puoi separartene facilmente.

Di pomeriggio mi sento sempre spento, come oggi, per esempio. Sono così annoiato che mi sento quasi arrugginito. Un cane, intanto, come spesso accade, non ha trovato un posto migliore per venire a fare i suoi bisogni e io resto lì fermo ad aspettare che il fiotto si esaurisca, come se quella di pisciatoio fosse la mia vera funzione.

D’altra parte, sono più utile in questo modo, visto che se ci sono o no a fare luce nessuno se ne accorge. Forse dovrei provare riconoscenza per il cane: almeno lui si è accorto che esisto.

L’aspetto di questa strada della periferia industriale è cambiato poco negli ultimi anni: va be’, io sono cambiato ancor meno. Ecco due ragazzi che passano davanti a me. Mi sembra che abbiano due sassi nelle mani; forse me li getteranno contro? Sì, ecco che uno prende la mira e tira. Sento il sibilo dell’aria a pochi centimetri da me: mi ha mancato. Del resto, dall’altra parte del marciapiede era difficile centrarmi, e se avesse frantumato il mio vetro la mia stessa esistenza sarebbe diventata per sempre inutile. Sono stato fortunato. In effetti, i due amici si sono girati e ora tirano dritto, allontanandosi da me. Forse stanno cercando qualche altro obiettivo.

Ecco, ci stanno accendendo tutti quanti: dapprima facciamo poca luce sulla strada, ma poi pian piano col passare dei minuti l’ombra che avvolge la strada si trasformerà in penombra. È una bella sensazione, soprattutto d’inverno, quando fa più freddo e ci si deve scaldare un po’. Non che io soffra particolarmente il freddo, però… come dire, però è bello lo stesso.

Ora stiamo arrivando al massimo della luminosità ed è un po’ come stiracchiarsi dopo un lungo sonno, anche se non ho l’abitudine di dormire molto. Passa una macchina sfrecciando, e alza anche un po’ di vento: i fogli di cartone bruciacchiati sull’altro marciapiede si spostano di qualche metro. Finalmente, dopo tanta monotonia qualche distrazione. Era già da una settimana che stavano lì, e io mi stavo annoiando un tantino.

Di solito, a tarda ora, qualcuno si ferma sotto la mia luce. Io me ne sto lì curioso ad ascoltare i loro discorsi.

Quando parlano. Perché di solito sono ubriachi che si siedono sul marciapiede, tutti fetidi di vino, e una volta, qualche anno fa, uno mi vomitò addosso. O forse era qualche mese fa? Non ricordo bene, il tempo non è uguale per tutti. Almeno credo, perché non l’ho mai chiesto a nessuno. Certe sere, poi, si fermano delle coppiette sotto di me o vicino al muro alle mie spalle. Li sento chiacchierare a bassa voce, non riesco a sentire tutto bene. Sembrano felici assieme, si capisce da come si guardano. Poi s’incamminano sempre da quella parte. Chissà cosa ci sarà di là. Mah. L’altra sera invece due fidanzati si misero a litigare proprio sotto di me, e a un certo punto lei scoppiò a piangere. Lui le stava dicendo che la loro storia era finita. Poi lui se ne andò e lei rimase seduta all’incirca proprio dove si siedono gli ubriachi. Piangeva.

Si è fatto buio completo. Cioè, il cielo ovviamente. Qui io, modestamente, nel mio piccolo faccio un po’ di luce. Il cane di prima passa di nuovo qui, ma non guarda nemmeno da questa parte e io lo vedo scomparire dietro l’angolo che sta a una cinquantina di metri.

Chissà se stasera vedrò qualcuno.

Gli altri lampioni sono pieni di scritte: scritte di tifosi, scritte di innamorati, anche semplici scarabocchi. Per fortuna, ogni tanto passa qualcuno che fa dei graffiti e allora passo la serata a leggere: leggere prima di andare a dormire è un’abitudine diffusa, da ciò che ho sentito dire. Io a letto non ci vado, però a una certa ora mi spegneranno. Chissà chi sarà che mi accende e mi spegne. O se sarà passato mai davanti a me. Che dubbi strani mi vengono in mente certe volte, mi verrebbe voglia di andare a vedere, a controllare chi è.

Quando mi spengono di notte, non si può vedere più niente e allora mi faccio una specie di “sonnellino”, se così si può dire di un lampione. Poi, con le prime luci dell’alba, iniziano i rumori che mi “svegliano” del tutto. Da lontano si sentono soprattutto i cantieri che lavorano: forse fanno nuovi palazzi, a giudicare dalle gru. Ma non ci ho mai dato un’occhiata di persona. Forse faranno anche altri lampioni?

Comunque, stasera niente di nuovo.

Sempre le stesse cose, gli stessi cani, gli stessi gatti. Le persone no: ogni volta vedo gente diversa. Però alcuni passano sempre qui davanti, ogni mattina. Quasi mi verrebbe voglia di seguirli. Ogni sette giorni, poi, passano decine di motorini coi conducenti tutti vestiti di sciarpe, giubbini e cappelli colorati, e sempre dello stesso colore.

La mia stagione preferita è l’inverno. So che in quel periodo da qualche parte nevica, ma non so cos’è la neve: ovviamente, sono tutte notizie così, per sentito dire.

Ci penso spesso; così come al mare, che però ho visto in un manifesto che avevano affisso proprio di fronte a me, qualche settimana fa. O era qualche mese fa?

Mah.

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