Intervista a Ketti Martino


I poeti hanno unghie luride
I poeti hanno unghie luride

Eccoci quest’oggi con un’altra autrice Boopen LED. Questa volta diamo il benvenuto a Ketti Martino. Autrice del testo poetico “I poeti hanno unghie luride”.

Il riverbero di una vibrazione dell’anima, un’onda limpida e oscura che ha il sapore del metallo, una voce del passato che abita una casa del futuro: il libro di Ketti Martino è innanzitutto questo. Una musica che si può ascoltare solo con le antenne dell’universo emozionale.

Cos’ha di diverso una poesia da un testo narrativo?

Come si scrive una poesia?

Queste e altre domande saranno poste a Ketti nel piccolo e modesto salotto virtuale di oggi.

Se avete domande e curiosità non siate timidi. Lasciate un segno del vostro passaggio.

Intervista a Ketti Martino

Giovanni: Ciao, Ketti, benvenuta nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure 🙂 . Era da un po’ che ci eravamo dati appuntamento nel mio piccolo spazio. Finalmente eccoti qui.
Ketti: Grazie per l’ospitalità, Giovanni.

Giovanni: Ketti, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Ketti: La passione è nata negli anni in cui frequentavo la scuola media, grazie ad una insegnante di italiano che ci stimolava costantemente nella lettura dei classici e nella libera espressione scritta.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo?
Ketti: Un coagulo di tutte e tre probabilmente: la predominanza di un ruolo o di un altro dipende dai momenti e dal grado di soddisfazione che ricavo di volta in volta da ciò che ho scritto.

Giovanni: “I poeti hanno unghie luride” è il titolo della tua raccolta poetica, edita da Boopen Led. Come mai questo titolo?
Ketti: É una domanda che mi pongono spesso. Ho sempre pensato che il “lavoro” del poeta fosse un lavoro di scavo, un andare alla radice di se stesso e delle “cose”, afferrando, o tentando di afferrare, il senso, la natura della vita. In questa sua ricerca, più o meno cosciente e voluta, egli si immerge appieno nel quotidiano, non resta a guardare passivamente lo snodarsi degli eventi, ma partecipa in maniera attiva alla loro realizzazione, “sporcandosi” le mani.

Giovanni: Dai qualche aggettivo che definisca il tuo testo poetico.
Ketti: vibrante, struggente, travolgente, emozionante.

Giovanni: Sei alla tua prima pubblicazione. Quanto tempo hai impiegato a raccogliere le poesie che sono state pubblicate nel libro?
Ketti: Le poesie raccolte in questa silloge appartengono a varie epoche e a momenti anche molti dissimili tra loro; ci sono un paio di testi che risalgono addirittura ai miei vent’anni. Tuttavia chi ha già letto il libro, mi ha riferito di non aver avvertito particolari discordanze.

Giovanni: Quanto è facile/difficile narrare un’emozione attraverso i versi?
Ketti: Per me è più difficile parlare anziché scrivere poesia. Narrare un’emozione attraverso la poesia è qualcosa che, oserei dire, mi è naturale; ho già detto in altre occasioni che a volte una poesia mi si costruisce dentro spontaneamente, in tutto o in parte, quasi con violenza, per cui trasferirla sulla carta non risulta arduo, anzi diventa un’esigenza, uno sbocco inevitabile.

Giovanni: Bisogna conoscere molta poesia per poterne scrivere, giusto? Chi sono i tuoi poeti preferiti?
Ketti: La lettura è indispensabile per chiunque scriva. E per lettura intendo anche l’osservazione, l’esplorazione, l’attenzione verso tutto quanto ci circonda. Per chi fa poesia leggere poi poesia altrui è nutrimento per l’anima, bisogno vitale: ascoltare altre voci poetiche non è solo conoscenza fine a se stessa, ma è stimolo, ampliamento dei propri orizzonti, confronto, quindi pratica assolutamente indispensabile. Amo talmente tante voci poetiche che mi è difficile citarne solo qualcuna. Restringendo il campo e zigzagando tra epoche e Paesi, direi Leopardi, Pascoli, Montale, Machado, Lorca, Wislawa Szymboorska, Becquer, Ungaretti, Maram al Masri, Kavafis, Emily Dickinson, Pedro Salinas, Whitman, Mario Luzi, Antonia Pozzi, Alda Merini, Shakespeare, Sandro Penna, Michele Sovente, Bruno Galluccio e tanti altri ancora, contemporanei e non, perché per fortuna la poesia, checché se ne dica, non conosce periodi di crisi 🙂 .

Giovanni: Come si scrive una poesia? È un po’ l’impronta dei sentimenti che si provano in un certo preciso istante? Nel senso che si scrive di getto e senza interruzione perché sarebbe impensabile di spezzare una poesia mentre si è lì a scriverla, giusto? O ti è capitato di riprenderne qualcuna lasciata a metà?
Ketti: Posso rispondere facendo riferimento solo al mio modo di scrivere, non posso stilare regole. Per me i momenti dell’ispirazione e della composizione non conoscono interruzioni, poi, in genere, ritorno sul testo, preferibilmente a distanza di tempo, e se qualcosa non mi soddisfa, modifico. Una poesia ha bisogno comunque di sedimentare, perciò una valutazione serena posso farla solo dopo che si è creata una certa distanza temporale tra me e il testo.

Giovanni: Cosa ti influenza nella scelta delle parole che in poesia sono molto più importanti che in narrativa? Hai mai riscritto totalmente una poesia che non ti aveva convinto troppo?
Ketti: La poesia è prima di tutto suono, ritmo, pertanto ogni parola deve essere al suo posto, in armonia col tutto. Diversamente dalla prosa in cui un concetto può essere espresso attraverso un numero molteplice di vocaboli, la poesia vive di concisione, quindi deve poter racchiudere concetti anche molto complessi in un solo termine, in un verso. Occorre allora che la scelta sia precisa, mirata, efficace e ogni parola racchiuda, a mio avviso, una buona musicalità e un alto grado di evocazione.Non mi è mai capitato di riscrivere per intero una poesia, ma di “rivederla”, come dicevo, quando non esprimeva compiutamente il mio pensiero.

Giovanni: Sei soddisfatta di questo libro? Pubblicare e far conoscere la poesia è molto più difficile che per raccolte di racconti e romanzi. Quanto va seguito?
Ketti: Sono molto soddisfatta e posso dire che non mi aspettavo il riscontro favorevole che invece ha trovato. La poesia ha un cammino più faticoso rispetto a quello della narrativa, forse perché richiede un’attenzione e un ascolto più vigili a cui purtroppo siamo disabituati. Ogni lavoro va sempre seguito, curato e, soprattutto in campo editoriale, se non si riesce a contare su un buon lancio pubblicitario, spesso il testo non emerge. Questo a maggior ragione vale per la poesia che, nonostante conti su di una considerevole fetta di appassionati lettori, viene spesso relegata negli angoli più angusti perfino di molte librerie di grido.

Giovanni: Ci sono cose che ti hanno sorpreso del tuo testo? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato?
Ketti: Mi ha sorpreso l’accoglienza favorevole dei lettori che talora mi hanno posto domande, o fatto osservazioni che mi hanno convinta di quanto ci fosse un’urgenza di godere del messaggio poetico. Molti mi hanno detto che hanno centellinato la lettura delle mie poesie, per assaporarle meglio e dare maggiore spazio alla riflessione su ognuna. Questo mi ha confermato quanto il lettore sia preparato e maturo nell’affrontare un testo e quanto avesse invece bisogno di una varietà di proposte, al contrario di ciò che comunemente si pensa. Alcuni episodi, incontri sono stati poi estremamente simpatici e gratificanti: più d’un lettore mi ha espresso entusiastica e sincera riconoscenza, perché grazie all’incontro casuale col mio libro si è accostato nuovamente alla poesia dopo anni di indifferenza; una lettrice invece mi ha ringraziato calorosamente perché leggendo le mie poesie si è finalmente riconciliata con la poesia verso la quale, dai tempi della scuola, nutriva una feroce avversione.

Giovanni: È stato facile trovare un editore che credesse in te? Ci parli un po’ di questa fase? Cosa è successo quando hai capito che avevi abbastanza poesie da comporre un volume tuo?
Ketti: Ho avuto la fortuna di incrociare sul mio cammino una Casa editrice onesta (cosa abbastanza rara visto che gran parte della piccola e media editoria pubblica solo dietro compenso), cioè la Boopen LED, e ciò mi ha spronato a proporre i miei testi, dal momento che erano già in numero consistente da poter formare una raccolta.

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Ketti: Credo che lo scrittore scriva prima di tutto perché gli è indispensabile. Che lo faccia poi solo per sé non credo: l’uomo è un essere sociale e penso che ogni sua manifestazione artistica vada comunque nella direzione della collettività.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Ketti: Amo molto la musica, soprattutto il blues, a cui ho dedicato una poesia della raccolta, ma devo dire che quando sono in fase di elaborazione o di revisione ho bisogno di assoluto silenzio. La musica mi aiuta nel trovare l’ispirazione, nel guardare il mondo con occhio più attento ma, quando passo alla parola scritta, devo ascoltare solo il silenzio e il fluire del pensiero e delle parole.

Giovanni: Premesso che io sono appassionato dei libri nel classico formato cartaceo che ti permette di sentire l’odore della stampa, di sfogliare e di percepire sensazioni tattili. Di recente si fa un gran parlare di ebook ed ebook reader. Cosa ne pensi?
Ketti: Non ne ho esperienza diretta, ma vista la velocità con la quale anche una persona come me, refrattaria per indole e per cultura alle tecnologie, riesce ad accogliere le innovazioni informatiche, non escludo una diffusione rapida di questi nuovi supporti. In fondo, qualunque mezzo è benvenuto se agevola la diffusione della cultura e soddisfa la sete di conoscenza di un pubblico sempre più esigente.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale? Hai un taccuino dove scrivi mentre ti viene l’ispirazione fuori casa?
Ketti: Mi dedico ogni giorno alla scrittura, anche se a volte è un’impresa non facile dover conciliare più impegni. Il taccuino è un oggetto che mi accompagna sempre, soprattutto di notte, perché, essendo il dormiveglia il momento in cui nascono molte delle mie ispirazioni poetiche e non, devo essere attrezzata per poterle fermare subito.

Giovanni: Cosa stai leggendo attualmente?
Ketti: Sono una lettrice molto disordinata: compro molti più libri di quanti ne riesca a leggere e ne leggo più d’uno contemporaneamente. Non c’è un genere che prediligo, mi piace la buona scrittura quella densa, corposa, descrittiva, che indugia anche sui dettagli, che ti lascia la sensazione di aver fatto un viaggio nella mente dell’autore, o di conoscerlo da sempre. Attualmente sto leggendo La versione di Barney, Trilogia di New York, Il mare non bagna Napoli e, al solito, molta poesia.

Giovanni: Domanda forse banale, ma intrigante. Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Ketti Martino che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le poesie o i racconti che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Ketti: In verità mi basta continuare a fare ciò che faccio, con o senza fama. Certo arrivare al grande pubblico offre la possibilità di ottenere un riscontro più ampio, quindi stimoli ed energie maggiori, ma va bene anche così.

Giovanni: Stai lavorando a una raccolta di racconti? A un romanzo? Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Ketti: Sto curando, assieme all’amica-poetessa Floriana Coppola, un’antologia che raccoglie liriche di poeti campani, in uscita prossimamente per la Boopen LED. Sto lavorando poi a una mia raccolta di racconti. Per il romanzo c’è un’idea di fondo, anzi più d’una, ma preferisco posticiparne la realizzazione, perché mi piace lasciare a ogni lavoro il suo sviluppo prima di concedere spazio ad altro.

Giovanni: Bellissima chiacchierata, Ketti 🙂 . Vuoi aggiungere qualche altra considerazione?
Ketti: Ribadire che la poesia ha bisogno di testimoni che la conducano per il mondo come voce silenziosa dello spirito.

Giovanni: Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso.
Ketti: Grazie a te Giovanni per l’attenzione e la sensibilità che impieghi nel tenere questi dialoghi con gli autori.

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3 thoughts on “Intervista a Ketti Martino

  1. Conosco Ketti Martino come scrittrice e ho letto il suo libro. Presto la conoscerò di persona perché sarà la moderatrice di una presentazione del mio Orfana di mia figlia, l’11 maggio a Napoli e ne sono molto lieta.
    Bella intervista. Bravo Giovanni.

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