Diario di viaggio n° 10: dialogo confuso tra una tastiera e delle dita


Eccoci qua con un nuovo articolo. Non so nemmeno io da dove iniziare. Il diario di viaggio n°10, dopo due mesi, è di nuovo qui.

È un po’ di tempo che trovo sempre più difficile ritagliarmi del tempo per scrivere. Ho concluso il mio primo romanzo serio un anno fa, ho fatto 9 mesi di revisione, l’ho fatto leggere, l’ho inviato a qualche casa editrice, ma ovviamente è stato per gioco. Non credo che nessuno mi telefonerà e mi dirà: “Salve, Giovanni, il suo romanzo è interessante”. E non perché il mio testo non sia valido. Leggo cerce cagate pubblicate in giro, da case editrici anche molto, molto importanti, che questo sarebbe sufficiente a essere meno pessimistico e fatalista. In una scala da 1 a 10. Mi do un 9.

Eppure penso che pubblicare con una casa editrice che abbia la sua distribuzione nazionale è un sogno. Le case editrici hanno così tante cose da fare, da leggere, da valutare che si viene giudicati… In un’ora? Forse mezz’ora, dai. Le prime venti pagine e via.

Magari io carburo nel testo dopo un po’. Diciamo che non ho ancora quella maturità che spinge a scrivere per gli altri. In fondo uno perché mai dovrebbe scrivere per se stesso? Io la ritengo una necessità, quando mi capita di scrivere, e non penso che i miei testi li leggerà qualcuno. Non penso: “ora scrivo una storia che potrebbe interessare a mia sorella o a quella tale amica, …” . Scrivo e basta. La sera faccio anche tardi per rileggere le cose che ho scritto. Ho sempre meno tempo e così non va bene. La scrittura non può essere improvvisata in cinque minuti. Questo stile lasciamolo ai grandi, quelli che scrivono 2-3 libri buoni e poi vanno avanti per nomea con una asd che tira l’altra.

Sto scrivendo una bella storia. Forte. Come piacciono a me. Se una storia non colpisce nelle viscere, se non scuote la lettura attraverso le incertezze, la psicologia dei personaggi, che storia è? Ho letto storie banali in cui si elencano delle sequenze di azioni che fanno dei personaggi e in cui non viene detto nulla della storia passata dei personaggi, non viene detto nulla su quelli secondari. Un po’ come quello schifo di serie televisive che ho voluto vedere sperando sempre che sarebbero migliorate e che poi, per fortuna, l’emittente le ha cancellate. Parlo di V (il remake di Visitors) e di The Event (questa serie televisiva con un’attrice di ER e una storia a metà strada tra Fringe, Lost e The X-Files ma che non è nemmeno lontanamente paragonabile).

Sono i personaggi che creano la trama. Non si può far sì che questi facciamo delle azioni senza senso solo perché si è pensata una certa trama figa. Stona. Non dice nulla. A meno che non stai scrivendo un grandissimo thriller con colpi di scena a raffica (e pure è difficile visto che oramai ci hanno abituato a vedere di tutto) scritto da un grande autore, magari con un cast di attori d’eccezione, nel caso di un film o di una serie televisiva.

Quindi, ritornando a quello che dicevo all’inizio. Uno scrive un romanzo in due anni, ne fa quasi uno di revisione, magari attende dai 12 ai 18 mesi che qualcuno chiami, poi se si sono verificati una serie di eventi eccezionali (un’eclissi di luna seguita il giorno dopo da una solare e il giorno dopo ancora da un avvistamento UFO notturno) ti dicono che interessi, quindi parte la fase di editing dopo mesi e mesi, insomma dopo 3-4 anni stai ancora lavorando al romanzo. Esce e, nella migliore delle ipotesi, qualcuno lo legge e dopo un giorno o una settimana lo finisce senza che tu ne sappia nulla. Il lavoro di 4 anni bruciato o goduto in uno schiocco di dita. Diritti d’autore ridicoli, spese attorno al libro (carta, distribuzione, guadagno dell’editore)… Un caos. Fai minimo minimo 10 presentazioni in giro per l’Italia.

Eh sì, sei un esordiente, nessuno sa chi sei. E magari nessuno lo saprà mai. Sei un fenomeno da baraccone. Sforzi, sacrifici. Tempo per scrivere che non se ne trova. Sei sempre più precario anche quando hai un lavoro. La sera quando ti ritiri a casa, nella migliore delle ipotesi, pensi “O Dio, oggi ho fatto le mie 9 ore chissà se ho fatto tutto bene, se il capo non ha di che lamentarsi di me, se sono stato produttivo… Dio e se tra un mese chiudiamo?” E tu pensi di non avere tempo per scrivere! Ma che te ne frega di scrivere! Sei un idiota! Gli idioti si preoccupano di trovare il tempo per scrivere quando ogni giorno sei nell’incertezza di essere utile o meno dove lavori. Se ti ritrovi col culo per terra l’ultimo dei tuoi pensieri sarà trovare il tempo per scrivere. Dio che angoscia!

Ma se uno non si impegna a scrivere e riscrivere non arriverà mai a nessuno. Stesso io valuto un libro dove si parla solo di alcool e sesso in maniera molto blanda e superficiale, senza uno stile particolare, senza una storia interessante, senza un personaggio interessante, fosse stato anche uno dei secondari, fossero state anche le descrizioni degli ambienti, un dialogo, l’atmosfera del luogo… Una scena di sesso scritta molto bene, con gusto, delicata, con un certo stile… Nulla di nulla. Ho letto fino all’ultima pagina, ma non mi ha convinto… Soldi buttati… Forse non ero in vena? Boh… È come se il vuoto venisse passato quale romanzo. Oggi così va… Io ho paura di fare la stessa fine. Non voglio più scrivere. Ho comprato un ebook reader, mi sto dando da fare per farmi conoscere, ho intervistato quasi una decina di persone: autori vari e un solo editore che ha trovato il tempo per rispondermi 🙂 . Ho pensato di autopublicare in ebook i miei racconti… quelli che sono stati pubblicati in varie antologie… quindi si presume siano piaciuti… vorrei aggiungerne qualche altro inedito. Ho trovato vari siti validi dove inserire l’ebook… Però dicono che chi si autopubblica teme di essere giudicato da una casa editrice… Ma mi dico… Una casa editrice ha tempi lunghissimi e poi la cosa grave è che per leggere 20 pagine molte… l’80-90% del campione ti chiede il testo in CARTACEO… si abbattono alberi per nulla. 20 pagine e invece ne devi stampare 200… qualcuno le vuole solo fronte, quindi diventano 400… altri addirittura con soli 2000 caratteri per pagina e allora per un testo arrivi anche a 800 pagine… E poi? Devi andare in posta e spedire. Alcuni editori si incazzano se ricevono la raccomandara A/R e quindi buttano il testo senza manco aprirlo. Ci sono quelli che vogliono la sinossi, quelli che NON la vogliono e guai se la metti (buttano tutto!), quelli che vogliono una scheda raccontata, quelli che… ODDIO NO… BASTA!

Ora mi sono autoconvinto. Non voglio più scrivere nulla per nessuno, manco per me stesso. I giorni scorsi ho guardato la mia libreria e ho visto un volume sconfinato di carta… Ho pensato di buttare tutti quei libri che non mi hanno detto nulla o mi hanno detto ben poco… Sono tanti… Se non mi sono piaciuti certamente non li rileggo.

Qualcuno per caso ne volesse qualcuno?

Ho smesso di scrivere da stasera.

Non scrivo più stasera…

E poi domani… Via in piscina con 3000 m di nuoto… E poi… Si scrive?

No, no, non si scrive più. Non voglio scrivere. Non voglio saperne più di nulla di storie, di correzione del testo, di caccia all’editore magico quando la sera ti ritiri a casa e pensi “E se tra un mese chiudono? Se non sono utile? Se non rendo abbastanza?”

Non ce la faccio più a stare dietro a troppe teste. Non ci riesco con la mia… Figuriamoci dietro quella degli altri. B-A-S-T-A!

E la gente continua a metterti schifezze sulla bacheca di facebook… una volta e dici “vabbè che vuoi sia mai”… due volte e dici “dai lo farai pure tu se pubblichi” e alla terza pensi “forse non si rendono conto”… Alla settima blocchi la bacheca e si attaccano tutti al tram anche chi non dava fastidio. Purtroppo è sempre stata così. Gli errori di pochi li pagano tutti. Stessa cosa che accade oggi con la politica, no?

Ma quanto sei acido! Ti elimineranno dai contatti!

No, magari faccio prima a eleminare io il mio account. Io mi vergogno di pubblicizzare cose mie sulla bacheca degli altri e una volta che l’ho fatto me l’hanno cancellato che rispettino il mio modo di fare… Se poi vuoi un po’ di pubblicità mandami un messaggio privato e ne parliamo, ma non mi affossare la bacheca di mille cose. 🙂

Quanto sei acido stasera!

Oddio l’acido mi è caduto sul braccio… O mamma si è staccato ed è caduto a terra… Scrivo con una sola mano ora.

Senti, ma il secondo romanzo? Hai detto che stavi scrivendo un secondo romanzo e che sei a buon punto?

Sì, sì, sai, è troppo carino. Per una volta tanto la storia è ben delineata. Si parla di scelte. Scelte che vengono fatte di continuo e che portano a una serie di conseguenze che si incastrano in un finale esplosivo, dal punto di vista emotivo. Come definirlo in 4-5 agettivi? Colorito, romantico, sensibile, amaro, sarcastico, irriverente, attualissimo, sprezzante, pretenzioso… Ma ne sono 9… E vabbè dai… Era l’ultimo sclero di stasera, poi domani riprendo la revisione prima di continuarlo?

Ma non avevi detto che non scrivevi più?

Infatti non scrivo più. Ho finito giusto ora. Con questo punto.

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One thought on “Diario di viaggio n° 10: dialogo confuso tra una tastiera e delle dita

  1. Confermo il 9 al tuo romanzo, ho pianto e mi sono sentita coinvolta, ho temuto e tremato. Sei un bravo narratore e spero che il tuo romanzo possa trovare subito una strada. Nei cassetti sta stretto. Deve essere letto.

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