il personaggio in una trama da lavatrice


"Laundry room" stock photo by http://www.pixmac.com

A volte mi capita di parlare con alcune persone che si sono stampate una raccolta di racconti o un romanzo e lo hanno fatto passare per una pubblicazione unica e di qualità, oppure con persone che in 6 anni hanno pubblicato solo una raccolta di racconti e basta.

Quanti consigli da professionisti vengono fuori che ti fanno pensare. Sanno perfettamente come bisogna scrivere, cosa si può scrivere e cosa non si deve scrivere.

Bene, tutti così bravi, ma poi mi domando come mai non pubblichino con veri editori. E non parlo di self publishing. Chi mi segue sa che sono a favore del self publishing… Parlo di altro, ma oggi non voglio divagare.

Una volta una persona mi disse «Sì ma sai e che pubblichi a fare con Einaudi? Tanto nemmeno loro se la passano bene. Vendono poco…»

Oddio e cosa aveva pubblicato la persona che avrebbe snobbato Einaudi? Nulla se non una raccolta di racconti con un editore a pagamento. Io con Einaudi pubblicherei volentieri. Di quello che ho letto dei loro testi non mi sono mai dovuto lamentare. Mai.

Spesso do più conto all’opinione degli altri che alla mia. Metto a tacere la mia voce per non essere lo spaccone di turno. Per ascoltare i consigli, però poi finisco per farmi riempire di chiacchiere da chi ne capisce ben poco o che non può dare che una opinione personale come potrebbe essere quella di chiunque altro, anche di un non addetto alla scrittura.

Credo che la narrativa per eccellenza sia il fantasy, la fantascienza… Certo non ho mai letto un fantasy, nemmeno quando ero piccolo… Ah sì. Ho letto “La Storia Infinita” e mi è piaciuto… Ah, ho letto i sette volumi della serie “La Torre Nera” di Stephen King.

Perché il fantasy sarebbe la narrativa per eccellenza? Facile. Lì si sa che è tutto inventato e che la storia non può essere confrontata con un fatto realmente accaduto. Naturalmente questo non pone al riparo dalle difficoltà di scrivere un fantasy o di fantascienza.

Chi dà consigli su come si scrive a volte non capisce granché, benché, a sentirlo parlare, sembra giusto il contrario. Un po’ come chi vuole brevettare il software. Ci sono procedimenti logici che non possono essere brevettati.

Partiamo dal presupposto che la narrativa è invenzione. I personaggi creano una trama e si scrive una storia che ha bisogno di essere raccontata.

Scrivere bene non è difficile… È decisamente impossibile. O quasi. In pochi ci riescono. Ma quello che in pochi realizzano è che quando si crea un personaggio e questo svolge delle azioni, racconta una sua storia, si muove nel testo, non è che abbia un unico modo di agire, perché essendo umano può avere delle contradizioni che fanno parte del carattere del personaggio e che magari vengono rivelate a piccole dosi. Alcuni hanno la presunzione di dirti cosa può o non può fare quando nemmeno lo si conosce.

Mettiamo 4 scrittori attorno a un tavolo e parliamo di un personaggio. Scriviamo una storia concordata in trama per sommi capi. Verrano fuori 4 storie diverse che hanno lo stesso protagonista nel medesimo scenario. 4 persone gli faranno prendere scelte diverse. E se non fosse così, allora si starebbe stilando il rapporto di una persona. Magari in un caso poliziesco.

Mai visto CSI? Si parte da tracce, indizi e si ricostruisce la vita di un individuo. Ma più che CSI, questo è quello che si fa normalmente in una indagine di polizia. CSI essendo una serie televisiva è invenzione abbastanza controllata, perché deve essere meno invenzione possibile, ma ritratto di una realtà criminale o deve indurre a pensarla così.

Non esiste uno schema predefinito universale… a meno che non si stia ideando un giallo. E, in ogni caso, le scelte del personaggio non le fa il lettore, ma lo scrittore. E, oltre a una coerenza che decide lo scrittore, il senso di frasi come «questa storia manca di veridicità» è una frase che non capisco. Si sta seguendo “Verissimo” o una puntata di “Porta a Porta ” dove si fa il pettegolezzo sull’omicidio nazionale o si sta leggendo un libro di narrativa?

Libri formidabili come “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn li vogliamo denigrare solo perché ci sono troppi personaggi o perché secondo un certo lettore il personaggio X non è credibile? O magari bisogna spiegare per filo e per segno perché un personaggio si comporta in un certo modo? E dove finisce la fantasia del lettore? Dove sta l’attesa di capirlo? Si sta leggendo un libro (ergo una fiction) o un rapporto della scientifica investigativa di Las Vegas? O un saggio sulla psicoanalisi o sulla psicologia?

Vogliamo buttare bellissimi libri come “Scappare fortissimo” di Stefano Moretti perché il personaggio alla fine non fa altro che usare un pretesto narrativo per raccontare sprazi della sua vita intima? Se volete il report sulla vita un personaggio in un contesto non inventato non leggete narrativa, ma tanto lo so che la maggioranza di quelli che leggono devono pensare che i personaggi vengano fuori da una storia vera. Alcuni libri lo scrivono anche sulla copertina “Basato su una storia vera”, a volte anche quando non è vero. Vende di più 🙂 .

Eppure ci sono caduto anche io in questa trappola qualche tempo fa. Pretendevo da un libro una trama verosimile e una storia vera.

Conoscete Alias? La famosa serie televisiva di J. J. Abrams. È un esempio di narrativa ad alta tensione in cui si mettono insieme fatti completamente inverosimili. Allora Alias è una pessima serie televisiva? Assolutamente no, direi il contrario. Alias ti prende e, come una droga, non la abbandoni finché non ti sei visto tutte e cinque le stagioni nello stesso giorno e piangi perché ne hanno fatte solo cinque.

Alla prossima.

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