L’interpretazione della realtà per uno scrittore


(c) Vincepal CC
(c) Vincepal CC

Succedono spesso varie cose nel mondo, dovunque ci si giri c’è materiale per una storia, per centinaia di migliaia di storie e, naturalmente, per definirla davvero storia da romanzo, da racconto, deve succedere che il testo  deve trascinare e coinvolgere il lettore.

Il mondo è un’osteria, dice un cantautore. Ci trovi di tutto e di più. Spesso le realtà supera la fantasia. A volte situazioni reali sembrano uscite da romanzi e inventate e, invece, accompagnano l’esistenza, sono la realtà. E lo scopri solo se le hai vissute sulla tua pelle o se le hai sentite quanto meno in empatica per la gran vicinanza, perché il tema ti scaldava, ti metteva in discussione, ti faceva pensare tanto.

Qual è il compito dello scrittore? Esiste un compito per lo scrittore?

Sicuramente qualcosa accade quando i sensi e la ragione vengono invasi di prepotenza dalle storie di cronaca nera e non in cui ci si ritrova. Ma, mi chiedo, uno scrittore deve parlare delle storie di cronaca? Deve riportare i fatti, esattamente come li vede, dentro una storia? Personalmente ritengo di no.

La narrativa è finzione, cosa che non lo è la realtà, per quanto mi imbatta in lettori che se la storia non è reale in tutto e per tutto hanno di che ridire, ma torniamo alla questione di cui sopra.

Cos’è la realtà se non una interpretazione personale di ogni singola persona? La realtà è rappresentata dall’ambiente in cui si vive, con tanto di interazione con oggetti e persone, frutto di interazione con le cose che si vedono e sentono ogni giorno per strada e dalla tivu, tivù che tende a reinterpretare a sua volta, alterando il concetto stesso di realtà. Il tutto viene reinterpretato dal nostro cervello che elabora le informazioni dei cinque sensi a modo proprio. Nel momento preciso in cui si parla di un evento cercado di capirlo e di riportarlo, lo si sta alterando, anche se in minima parte se la descrizione è molto precisa.

La narrativa specifica della realtà

Nel dettaglio parlo di alcuni autori che ritraggono solo ed esclusivamente la realtà. C’è a chi questa cosa va bene. Io, personalmente, non potrei mai e poi mai leggere testi di Roberto Saviano anche perché sono bestseller e, chi mi conosce, chi ha letto le mie opere e questo blog, sa bene che me ne tengo lontano, ma nel caso di questo scrittore i suoi testi sono un po’ troppo vicini a quella che è una realtà che non mi piace, che cerco di dimenticare e tenere lontano e che, per quanto uno ci provi, alla fine entra in un modo o in un altro nella vita. Vuoi perché guardi un telegiornale, vuoi perché leggi diversi articoli sulle testate giornalistiche sul web, vuoi perché ti trovi a passare spesso per luoghi dove solo il giorno prima al tuo ennesimo passaggio un ragazzino di appena 13 anni ha fatto il suo incontro con la morte scansandola al sottoscritto.

Ci sono cose che fanno male. Malissimo. Cose che non si accettano. Cose di cui ti chiedi di continuo: perché accadono? Può essere mai che nel 2014 si deve sentir parlare ancora una volta male di una città, può essere che la gente nel 2014 la pensi ancora in un certo modo e che, in confonto a me, vivono su un altro pianeta? O sono io che vivo sotto una campana di ventro e che sono fuori dal mondo?

Non riesco a riportare fatti di cronaca nelle mie storie o, almeno, non riesco a incentrare un’intera storia su un fatto di cronaca, per quanto ci abbia pensato spesso, potrebbe essere anche un modo di porle nero su bianco quelle domande e, in qualche modo, far sì che vi si trovi una risposta. Però poi mi dico: «Parlare di un fatto di cronaca attraverso la finzione che c’è in una storia ti spinge a cambiarla per l’esigenza stessa della narrazione, ad aggiungere certi dettagli e a rimuoverne altri, e poi se qualcuno riconosce il fatto di cronaca e crede che uno ci voglia speculare o alterare la realtà di proposito?». Ti blocchi.

La realtà non è la narrativa e la narrativa è, per come è concepita, finzione, immaginazione, invenzione, è incompatibile con la realtà e, in alcuni casi, non riesce nemmeno a starci dietro. A volte, però, la fantasia anticipa i tempi (come alcuni romanzi di fantascienza dove si parlava negli anni 60-70-80 di tecnologie che sono diventate realtà da poco).

La mia domanda a te lettore/scrittore

Secondo te scrittore, secondo te lettore: lo scrittore come deve porsi nei confronti della cronaca? Rielaborarla? Ripordurla quanto più possibile in modo fedele? Ignorarla dedicandosi a storie che sono invenzione pura in tutto e per tutto, sia come personaggi, che come trama?

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2 thoughts on “L’interpretazione della realtà per uno scrittore

  1. Mica semplice rispondere. Dostoevskij rielaborava la realtà: “I Demoni” sono ispirati a un fatto di cronaca. Lo stesso per “Delitto e Castigo”. Lui però era un genio, noi ci dobbiamo accontentare. Non credo che riuscirei mai a prendere un fatto di cronaca e trarre da esso un romanzo, ma non si sa mai…

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